La debacle del Diavolo

Ore 20.50, sui social network l’argomento più controbattuto è ancora la Waterloo del Milan di Vincenzo Montella contro la Lazio di Simone Inzaghi. E probabilmente lo sarà sino alla prossima vittoria in campionato del Diavolo. Ma come hanno fatto Immobile e compagni a stendere il nuovo Milan costruito da Fassone e Mirabelli? Per capirne di più bisogna tornare alle 16.00 di domenica scorsa, ora in cui Rocchi ha dato il fischio d’avvio all’unica gara di Serie A posticipata a causa del mal tempo che ha piegato la Capitale, allagando l’Olimpico, lo stesso mal tempo che, in quel di Genova, ha costretto ha rinviare Sampdoria – Roma.

Moduli a confronto

Il 4-3-3 del Milan

Il Milan scende in campo con il “solito” 4-3-3: Donnarumma tra i pali, Rodriguez su una fascia e Calabria sull’altra (visto che Conti è costretto a riposare a causa dell’infortunio rimediato in Nazionale), Musacchio e Bonucci al centro con Biglia (grade ex di turno) ad impostare, Montolivo e Kessie mezz’ali, Suso e Borini invece gli esterni offensivi alle spalle dell’unica punta Cutrone. Il modulo propinato da Montella, il cui modello standard prevede Bonaventura (o Calhanoglu) al posto di Montolivo, Conti al posto di Calabria e uno tra Kalinic e Silva al posto di Cutrone, ha regalato successi solo contro squadre di media bassa classifica, come il Crotone o il Cagliari.

Il 3-4-2-1 della Lazio

La Lazio, invece, schiera il 3-4-2-1 che Simone Inzaghi sperimentò in Coppa Italia l’anno scorso contro la Roma di Spalletti e che, da allora, non ha più cambiato. Orfano di Felipe Anderson, il fratello scarso – come molti lo chiamano – di Pippo Inzaghi si affida a Strakosha tra i pali, Wallace, De Vrij e Radu in difesa con Parolo e Lucas Leiva in mezzo al campo, Basta e Lulic sulle fasce, Immobile in attacco supportato da Milinkovic – Savic e Luis Alberto (che giocano leggermente arretrati rispetto l’ex Torino, Borussia Dortmund e Siviglia).

L’importanza di ingabbiare Suso

Inzaghi non è stupido, sa che senza Bonaventura e Calhanoglu la costruzione del Milan ha un filo conduttore base che parte da Bonucci e sfocia sulla fantasia di Suso passando per l’emisfero sinistro del cervello di Biglia. Basta ingabbiare lo spagnolo ex Liverpool per costringere il Diavolo a giocare su Borini, qualitativamente inferiore a Suso sotto ogni fronte. L’ex Roma, privo di dribbling, si fa spesso recuperare e limita così la fase offensiva di Kessie e Rodriguez: qui accade una cosa, mentre lo svizzero resta lucido, l’ivoriano entra in bambola, facendo sentire fin troppo la sua fisicità. Proprio un suo fallo da vita al rigore dell’1-0 della Lazio (che Donnarumma aveva quasi parato).

Milan “Immobile”

La forza offensiva della Lazio, comunque, si riversa sulla fascia di Suso e Calabria, il difensore del Milan viene sistematicamente saltato costringendo spesso Bonucci a metterci una pezza. L’ex Juventus, tuttavia, sembra non essersi ancora ripreso dalla partita contro la Spagna, giocata in Nazionale: sul 2-0 la sua marcatura su Immobile è davvero blanda, il bomber biancoceleste ha tutto il tempo per coordinarsi e al calciare al volo in maniera perfetta. Le squadre vanno a riposo proprio su questo punteggio, ore 17.00: la Lazio rientra in campo, il Milan “resta negli spogliatoi”. Passano tre minuti, mentre Montella sta ponderando le scelte in merito ai cambi da fare la Lazio mette a segno un uno – due che uccide definitivamente il Diavolo. Ancora una volta Calabria lascia scappare via il suo uomo, palla a Parolo che in mezzo all’area serve Immobile facendo filtrare la palla tra Rodriguez e Musacchio che non riescono ad accordarsi su chi deve intervenire e 3-0 Lazio. Poco dopo arriva il 4-0 di Luis Alberto, con la difesa del Milan smembrata.

I cambi di Montella e Inzaghi

Fuori Borini

Minuto 55: fuori Borini e Cutrone, dentro Calhanoglu e Kalinic. Il turco cambia radicalmente la partita, adesso il Milan ha una alternativa a Suso: un solo minuto dopo infatti un suo assist, seppur fortuito, Montolivo segna il 4-1. In teoria si dovrebbe subito fare il secondo, l’occasione d’oro passa sui piedi di Kalinic, tuttavia Strakosha e vigile e smonta ogni speranza di rimonta del Milan che (certamente) non dovrebbe basarsi su singoli episodi fortuiti, ma che ieri – saltati tutti gli schemi e le geometrie – erano l’ultimo barlume di speranza dei rossoneri.

Dentro Lukaku

Inzaghi poi schiera al 65′ Jordan Lukaku, il Milan deve evitare la manita, il poker basta e avanza: con l’ingresso del belga, la fase offensiva del Diavolo cala di intensità. Bonaventura, poi, entra troppo tardi, al 73′. Una squadra già formata è fisiologico che batta una squadra ancora non amalgamata a pieno, peraltro il Milan dei 200 milioni ha incontrato sul suo cammino una Lazio in cui Simone Inzaghi è divenuto Gesù Cristo facendo rinascere Luis Alberto. Non solo: la ripresa di Immobile, la consacrazione di Savic, il recupero fisico di De Vrij e il modulo totalmente estraneo al 4-3-3 di Pioli, che ha smesso di avere senso con la cessione di Candreva, ma che ha dimostrato di funzionare alla grande.

Uno sguardo al futuro

Adesso toccherà a Montella: tanti suggeriscono di usare il 3-5-2, con Romagnoli, Bonucci e Musacchio in difesa e Conti e Rodriguez alti a centrocampo, altri invece vorrebbero perseverare con la difesa 4. Vi è poi il fattore attacco: meglio Suso o Calhanoglu trequartista con Silva e Kalinic punte oppure l’unica punta (che sarà una, ovviamente, tra il croato e il portoghese) e Suso e Bonaventura, sacrificato quindi a esterno quando si esprime da dio nel ruolo di mezz’ala, esterni?

Chiamarsi Leonardo Bonucci

Dulcis in fundo, seppur di dolce abbia ben poco, tocca parlare anche di Bonucci: già vi sono avvoltoi pronti a festeggiare sul suo cadavere, ancora però non capiscono che sbagliano. Leonardo è più affamato che mai, ha le carte in regola per guidare la difesa del Diavolo e far crescere bene Romagnoli, ha il coraggio di metterci la faccia nel post partita e di mettersi la fascia durante. Non serve né un bagno di umiltà per lui, né tantomeno un viaggio a Lourdes per Biglia (spesso accusato di portare sfortuna), serve solo che Montella inquadri al meglio la squadra cosicché i top player dell’era Yonghong Lì possano esprimersi al meglio, avendo cura degli errori altri, ma non del reparto sano, perchè da soli si va veloci, insieme si va lontani. Il Milan ha l’obbligo morale verso i suoi tifosi di non schiantarsi al terreno come un fulmine.

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

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