Dopo la pesante sconfitta che il suo Bayern Monaco ha subito nella seconda partita della fase a gironi della Champions League (3-0 contro il PSG), Carlo Ancelotti è stato sollevato dall’incarico di allenatore dei bavaresi: al suo posto è stato promosso il suo vice, Sagnol. La notizia sembrava essere nell’aria da giorni, soprattutto dopo il 2-2 in rimonta in Bundesliga contro il Wolfsburg nell’anticipo di venerdì.

Contestualmente un’altra panchina sembrava (e sembra) ballare tutt’ora, quella di Vincenzo Montella, allenatore del Milan. La sconfitta per 2-0 contro la sua ex Sampdoria non è per nulla piaciuta, né alla dirigenza né ai tifosi. Come se non bastasse il Milan non vince e non convince nemmeno questa domenica in casa contro la Roma: il bel gioco regna sovrano, ma alla fine si rivela soltanto essere il governo fantoccio del vero vincitore di questo match, la squadra di Eusebio Di Francesco.

E se Patrick Cutrone non avesse segnato al 94′ in Europa League contro il Rijeka salvando letteralmente il Diavolo, che sorte sarebbe toccata a Montella? Le facce di Fassone e Mirabelli al momento del 2-2 sembravano davvero molto eloquenti, da 2-0 a 2-2, con la complicità degli svarioni difensivi di Bonucci e Romagnoli. Anche se c’è da dire che il Milan salvo suicidio finale aveva passeggiato sul club croato. In sostanza, giovedì scorso, non contava solo vincere, anche perché la tifoseria rossonera è ancora spaccata tra chi vuole che Montella resti e chi vuole che Ancelotti torni.

Un ritorno a casa di Carletto potrebbe (paradossalmente) essere davvero una boccata di aria fresca per il Diavolo. Ancelotti è infatti l’allenatore che ha l’esperienza europea tale da poter guidare il Milan in finale di Europa League che peraltro è uno dei pochi trofei che manca sia alla società sia che a Re Carlo, come l’hanno battezzato i tifosi del Real Madrid dopo la vittoria della Decima. Proprio l’EL sembra essere l’obiettivo della società per tornare in Champions League dopo anni di assenza da quella Coppa che ha come marito il Real e come amante il Milan.
A discapito del 3-5-2 Ancelotti potrebbe passare al suo classico modulo ad albero di Natale (4-3-2-1) con Bonucci, Romagnoli e Musacchio a giocarsi i posti da centrali titolare, Rodriguez da un lato e uno tra Abate e Calabria dall’altro (almeno fino a quando non tornerà Conti). La musica cambierebbe anche a centrocampo, con Biglia davanti alla difesa, Kessie e Bonaventura mezzali a tempo pieno, loro ruolo per eccellenza. E con Andre Silva e Kalinic (e Cutrone) a giocarsi un posto da titolare come unica punta, Suso e Calhanoglu potrebbero fare da ponte di collegamento tra il centrocampo e il reparto offensivo, esprimendo al meglio le loro qualità.
Un’altra nota negativa della gestione Montella risulta essere l’eccessivo ritardo nei cambi, ritardo che ad esempio questa domenica è costato il rosso all’ex Bayer Leverkusen, Hakan Cahlanoglu (che salterà il derby). La sostituzione è la vera arma in più di ogni allenatore, quante partite sono state stravolte da cambi fatti al momento giusto? Inserire Bonaventura al posto di Borini, migliore in campo del Diavolo tra l’altro, all’80esimo inoltrato e sul 2-0 contro la Roma che senso ha? Carletto ha sempre avuto una gestione ben spalmata dei cambi, oltre che dello spogliatoio (eccezion fatta per il Bayern, dove i senatori hanno remato contro il suo legittimo tentativo di cambio generazionale).
Ancelotti, poi, è l’allenatore più amato al mondo dai tifosi. Montella potrebbe forse peccare d’esperienza, seppur ormai sia allenatore da tempo ed abbiamo fatto abbastanza bene ovunque è andato (Catania, Sampdoria, Fiorentina). Se Ancelotti dovesse far così male da subire le critiche dei suoi tifosi, gli stessi a cui ha regalato la Champions del 2003 e del 2007 (da allenatore ndr), le cose potrebbero essere due: o per lui è venuto il momento di smettere di allenare o forse quel mercato tanto osannato d’estate non era poi così tanto perfetto.
Re Carlo è il leader giusto per stimolare anche uno come Leonardo Bonucci. È l’allenatore in grado di portare il Milan a ricordarsi come si vince in rimonta, cosa che non è avvenuta nelle ultime due gare di campionato dei rossoneri: una volta andati sotto hanno sempre preso il 2-0 dopo poco tempo, spegnendosi completamente di fronte al momentaneo vantaggio degli avversari.
Del resto si sà, gallina vecchia fa buon brodo.
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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, nel 2021 si laurea in giurisprudenza. Ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore". Attualmente frequenta un master presso la 24OreBusinessSchool.