L’ex attaccante del Milan Daniele Massaro ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport dove ha inevitabilmente parlato del derby in programma domani sera.

“In una parola, il Milan è il sogno. Da bambino desideravo vestire la maglia rossonera più di ogni altra cosa al mondo. Quando è successo è stato il giorno più bello della mia vita dopo quello in cui è nata mia figlia. Ho dovuto rimangiarmi la parola data alla Juve: Dicembre dell’85, ero alla Fiorentina e Trapattoni mi dice: ‘Platini ha parlato con l’avvocato Agnelli e ti vuole alla Juventus’. Ero in scadenza di contratto, gli assicurai che ne avremmo parlato a fine campionato, la Juve in quegli anni era il top. Nei primi mesi dell’86 squilla il telefono e il “solito” Galliani mi fa: ‘Berlusconi ha preso il Milan, io sarò l’a.d., vuoi…’. Non gli feci finire la domanda. Sono nato milanista, non c’era Juve che tenesse, anche se ho vissuto momenti difficili. Quando arrivò Arrigo Sacchi, ad esempio, si presentò così: ‘Tu nella mia squadra non giocherai mai’. Le cose sono andate diversamente, si sa, e lo ringrazierò sempre, perché con lui mi sono rimesso in gioco: mi fece capire che nel tipo di calcio che aveva in mente avrei potuto fare solo l’attaccante. Beh, 12 anni dopo mi ha portato al Mondiale. La mia forza è stata la passione per questi colori: per il Milan ho fatto di tutto, anche il difensore, ho accettato di stare fuori quando segnavo, ho sempre messo davanti il gruppo”.

“Ho detto di no all’Inter. Ero al terzo anno di contratto e Pellegrini mi offrì il doppio dello stipendio, ma non sarei mai passato dall’altra parte. Nel derby non è ammissibile la parola ‘sconfitta’. Prendete il primo gol che feci in un Milan-Inter. Era il terzo di un 3-0, eppure ho goduto come un matto: in quel momento realizzai che erano definitivamente al tappeto e non avrebbero più recuperato. Come preparavo quei match? Da Milanello a San Siro mi addormentavo sul pullman… (ride, ndr). Riuscivo ad essere concentrato quando contava senza farmi prendere dall’agitazione. La nostra forza era anche quella: la consapevolezza di potercela fare si materializzava alla fine dell’ultimo allenamento del sabato. E quei 90 minuti erano una liberazione: a Milanello, con Sacchi e Capello, erano battaglie, le botte che prendevi contro l’Inter erano nulla in confronto… Il segreto per vincere un derby è prepararlo in maniera maniacale, mentalmente e fisicamente”.

Il nuovo Massaro? Cutrone, me lo auguro. E l’ho detto anche a Gattuso: quando Patrick gioca da titolare, parte bene ma cala di intensità. Se entra a gara in corso, invece, è speciale: in questo momento è l’uomo che cambia i match, come con la Roma e l’Olympiacos, o nel derby di Coppa dell’anno scorso. Le sue sono prestazioni di qualità e non di quantità, come è successo a me nell’ultima fase della carriera. Deve capire che ha un margine di miglioramento incredibile: deve essere umile e sfruttare gli anni che ha davanti, imparando da Higuain. Io e Gonzalo saremmo andati alla grande: ho sempre fatto il lavoro sporco per la prima punta, ai tempi era Van Basten”.

Il derby di domani sarà anche Icardi contro Higuain: “Mauro è cresciuto molto. Da un anno ha smesso di giocare per sé e aspettare in area, ora è in simbiosi col gruppo. Ma mi tengo Gonzalo, più completo. Domani occhio a Perisic e Brozovic: si alzano la mattina e dicono ‘Oggi faccio la differenza’. Se succede, non li prendi mai. Ma noi abbiamo Suso, quando si accende sono dolori per l’Inter. È la gara della svolta: se batte l’Inter, il Milan decolla e la stagione pure. Per natura sono un ottimista…”.

Gattuso come Sacchi e Capello? Può riuscirci, perché rispecchia i valori del Milan: passione, lavoro, dedizione. Dicono che non abbia esperienza ma non c’è nulla di più sbagliato. Gli anni a Palermo, Creta e Pisa, in situazioni sempre poco ordinarie, lo hanno formato. Ha una dote fondamentale per chi allena ad alti livelli: sa gestire la pressione. E il suo Milan gioca bene. Come giocatori presenti ancora tra 10 anni vedo Romagnoli, Cutrone, Calabria, Donnarumma. Potrebbero diventare milanisti da record, alla Maldini, hanno uno spessore diverso rispetto ad altri. E se inizieranno a vincere…Con il nuovo corso Elliott serve tempo e visione di insieme. La nuova società ce l’ha: è solida, ha scelto uomini giusti in tutti i settori, da Leo e Paolo, che hanno portato credibilità e competenza, a Gazidis, l’Higuain dei manager. Il ritorno in Champions è alla portata”.


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15/10/99 Redattore di Novantesimo