Quanti di voi hanno ascoltato Wake me up when september ends dei Green Day in questo mese? Forse troppi, ma in tanti non accettiamo mai di buon grado il ritorno alla routine. In estate ci sentiamo sempre meglio, siamo spensierati e siamo portati a sognare in grande, mentre a settembre veniamo trasportati nella routine, nelle cosiddette cose normali, che si potrebbe quasi dire, ci riporta con i piedi per terra.

Ed è proprio quello che successo in casa Milan. I rossoneri hanno passato una delle migliori estati degli ultimi anni e hanno portato molti dei loro tifosi a sognare in grande. Non solo grandi cifre spese (200 milioni) ma anche colpi ad effetto, come quello di Leonardo Bonucci, strappato ai campioni d’Italia e vice campioni d’Europa della Juventus. Insomma un’estate da incorniciare. Ma il ritorno alle cose normali non ha fruttato grandi cose in quel di Milanello. Infatti il Milan nonostante i numeri sulla carta non siano da zona retrocessione ha vissuto un settembre da incubo. Prima di tutto perché al Milan, dopo questa estate, non sembra che sia perdonato nulla, tutti si aspettano l’immediatezza nei risultati. Eppure tutti abbiamo detto e ribadito che questo Milan avrebbe avuto bisogno di tempo, che cambiare troppo comporta tempistiche ben definite, che non possono essere cambiate in un singolo mese di calcio giocato.

Che il Milan non abbia ancora dimostrato un’identità è chiaro a tutti. I punti e le vittorie accumulate in queste settimane sono dovute più a colpi di singoli o all’inettitudine degli avversari incontrati finora. Dopo la debacle con la Lazio, ad inizio settembre, Vincenzo Montella ha cercato il possibile colpevole nella disposizione dei calciatori in campo, passando dal 4-3-3 al 3-5-2, ma il risultato non è stato quello sperato, perché la squadra non ha girato o lo ha fatto a vuoto.Cambiare il sistema di gioco cambia radicalmente tutto, anche le nozioni che hai appreso in un anno sulla tua squadra e sul modo di comportarsi in determinate situazioni. Cambio di schema dovuto, probabilmente, alle pressioni poste dall’ambiente e dai media grazie all’acquisto di Bonucci, che, ad oggi, non è ancora il leader, che si aspirava a Luglio, ed è passato ad essere il capro espiatorio del nuovo Milan.  E’ evidente che il problema non sia lui, andare a fare il leader in un cantiere in costruzione è ancora difficile. Anche in mezzo al campo dopo un ottimo inizio Kessie e Biglia hanno perso la propria verve, trascinati da un ambiente posto sotto la lente di ingrandimento. Anche in attacco la situazione non è per niente rosea, con troppi uomini che si pestano i piedi e che non trovano la loro disposizione in campo.

Fatto sta che anche la fortuna non sta girando dalle parti di via Aldo Rossi, momentaneamente è tutta impegnata sulla sponda nerazzurra, l’infortunio al crociato di Conti o errori individuali, che hanno pesato sulle sconfitte, ne sono un esempio lampante, ma questa non deve essere un’attenuante. Nelle sue ultime uscite Montella ha parlato prima di squadra giovane, poi sfortunata, poi ha detto di essere soddisfatto e che la strada sembra più in discesa, ma l’aeroplanino sa benissimo che se nelle prossime partite non dovesse riuscire ad invertire la rotta, la strada potrebbe diventare più irta del previsto.

Ma ciò che sta rovinando maggiormente il lavoro del nuovo Milan è il livello dell’attenzione mediatica posta sul club meneghino. Ogni gesto e azione viene analizzato, un po’ per la storia che accompagna i rossoneri, molto perchè fa notizia che una squadra che ha speso tanti milioni non stravinca tutte le partite. Mai idea è stata più errata, spendere di più non vuol dire per forza di cose vincere ( Manchester City e Paris Saint Germain insegnano) e prima lo si capisce e prima i rossoneri potranno trovare quella pace che serve all’ambiente per trovarsi più che ritrovarsi.

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Mario Galterisi, caporedattore di Novantesimo. Architetto, laureato presso la Facoltà di Architettura dell'Università Federico II di Napoli. Graphic designer free-lance. Addetto stampa presso IBar Academy. Amo il calcio come poche cose ed è una delle poche costanti che trascende i miei interessi.

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