MARIO GALTERISI – Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori , ma non di giornalisti: basta scrivere per vendere

Galterisi

Oggi non avevo voglia di scrivere, essere catapultato dalla spiaggia alla vita di tutti i giorni non mi ha messo di buon umore. Però ho pensato che c’erano delle cose che volevo dire su questa settimana di calcio e in particolare sul modo di fare i giornalisti sportivi in Italia.

Si è chiuso il mercato senza botti, senza grossi stravolgimenti. Quest’anno è stato un mercato importante per la serie A dopo tanto tempo. Il ritorno del Milan e la voglia di Champions della Juventus hanno dato una grossa mano a questo ritorno. Ma più che parlare di mercato, visto che se ne é discusso in abbondanza, mi preme maggiormente parlare di ciò che sta succedendo attorno alla Nazionale di Giampiero Ventura. Certo, la sconfitta con la Spagna è stata senza attenuanti, non siamo stati in grado mai di reagire, ma il processo che stanno subendo gli azzurri in questi giorni è una gogna mediatica. Si è partiti con l’etichettare come pensionato un Buffon, che dagli stessi addetti ai lavori poche settimane fa, veniva elogiato come una divinità, e chi ancora capisce qualcosa di calcio, sa che non si può scendere così velocemente dall’Olimpo. Poi si è passati a criticare Marco Verratti, elogiato spesso come un messia in terra straniera, diventa uno qualunque quando torna in patria. Bonucci, osannato fino a qualche giorno fa, è diventato lento e molle. Questa non vuole essere una sorta di difesa a spada tratta, l’Italia ha le sue colpe, così come Ventura, ma la sconfitta è avvenuta contro la Spagna, e allora che dovrebbero dire in Francia? Pareggiare 0-0 con il Lussemburgo, con undici calciatori che sfiorano il valore di mezzo miliardo di euro. Ora testa ad Israele che dobbiamo ancora raggiungere la qualificazione ai Mondiali.

Altra questione importante è quella di Mino Raiola. Appena parla Mino Raiola, il giornalismo sportivo italiano inizia a pendere dalle sue labbra. Ieri ne ha avuto per chiunque, sputando sentenze a destra e a manca, mostrando sempre che, quello che dice non è altro che un continuo tirare acqua al suo mulino, che, per carità, non viene giudicato da nessuno, anzi tanto di cappello, pochi sanno fare così bene il proprio mestiere, ciò che urta la mia pazienza e prendere e strumentalizzare ogni sua parola, solo perché fa notizia.

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Mario Galterisi, caporedattore di Novantesimo. Architetto, laureato presso la Facoltà di Architettura dell'Università Federico II di Napoli. Graphic designer free-lance. Addetto stampa presso IBar Academy. Amo il calcio come poche cose ed è una delle poche costanti che trascende i miei interessi.

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