MARIO GALTERISI – Bentornato campionato, benvenuto VAR: guida all’errore umano e non alla perseveranza diabolica

Galterisi

Ah finalmente, la prima di campionato! Ah finalmente, è tornato il calcio giocato! Ah finalmente, i nuovi acquisti in campo! Ma oggi non parleremo né di campionato né di calciomercato.

Erano anni che la invocavamo, chi più e chi meno a dirla tutta, perchè i torti non li riusciamo a sopportare, ci corrodono e quindi li dobbiamo limitare. Finalmente in Italia è arrivato il Video Assistant Referee, meglio conosciuto come il VAR. Da qui parte la prima polemica di questi giorni si dice il VAR o la VAR? Il termine è maschile, tradotto letteralmente dall’inglese è “assistente video dell’arbitro”, ma c’è una diversa scuola di pensiero che la traduce come video assistenza arbitrale e di conseguenza il termine la VAR. Noi da anglofoni studiati, com giusto che sia, adotteremo il VAR.

Una volta appreso come pronunciarlo, siamo sicuri che il VAR sia quello che vogliamo? al momento ci sono due fazioni opposte. I primi sono i più tradizionalisti, a cui vedere il gioco essere interrotto ogni due minuti, magari durante un’azione, urta il sistema nervoso e rivogliono il loro vecchio calcio, sostengono che il calcio è sport estemporaneo, implica libertà di movimento e contatto fisico, ed è ovvio che le valutazioni degli arbitri siano imperfette. Gli altri amano questa innovazione, ma gli altri, non vanno confusi con quelli che credono che nel calcio ci sia qualche loggia massonica che decide già tutto a tavolino, gli altri sono quelli che amano le innovazioni e che ammettono che il mondo vada avanti e che di conseguenza tutto è soggetto a evoluzione, anche il calcio.

Personalmente sono tra i più tradizionalisti, per quanto vedere il gol di Muntari e il rigore di Iuliano su Ronaldo non sia da enciclopedia delle scelte arbitrali, ma vedere il gioco interrotto per qualche minuto con l’arbitro che inizia a fare il balletto tormentone dell’estate, non mi diverte al momento. Sia chiaro sono favorevole alla sua introduzione perchè il calcio è cambiato non è più lo stesso, come tutto ha subito un’evoluzione, non solo nel gioco, nella velocità, nell’uso della tecnologia e anche nel modo di essere visto. L’avvento della televisione ha cambiato il calcio, è una cosa risaputa. Di solito una partita non dura 90 minuti dura settimane intere, con polemiche inutili che non portano a niente che si prolungano anche oltre i limiti del buon senso.

Per questo tutti accetteremo di stare, anziché 90 minuti, 100 minuti davanti alla televisione o in piedi allo stadio. Lo accetteremo perché così ci saranno meno errori, meno recriminazioni, meno complotti. Bisogna ammettere la sua validità ma anche la possibilità, che il VAR commetterà degli errori, questo é sicuro, solo per ricordarci che dietro c’è sempre l’uomo, che sbagliare è umano e non malafede, mettetevi l’animo in pace.

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Mario Galterisi, caporedattore di Novantesimo. Architetto, laureato presso la Facoltà di Architettura dell'Università Federico II di Napoli. Graphic designer free-lance. Addetto stampa presso IBar Academy. Amo il calcio come poche cose ed è una delle poche costanti che trascende i miei interessi.

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