«L’inizio è dolce, assurdo, felice. L’intreccio pieno di buona volontà, forte e carico di tensioni. La fine, una lacerazione».

Apro così questo nuovo appuntamento del venerdì sera. Musica e magia di Nuria Barrios, scrittrice spagnola. Sostanzialmente, questo breve aforisma è di per sé incentrato sull’amore e, dunque, in piena sintonia con il primo tema che affronteremo. Ovviamente mi riferisco all’addio di Francesco Totti dalla Roma. Tuttavia, la mia intenzione non è quella di decantare il capitano giallorosso analizzandone numeri, trofei e importanza per una città intera, bensì vorrei soffermarmi su come siamo arrivati a questo punto, ovvero la fine. Tralasciando la questione tempistica, per cui vi rimando a un mio editoriale di qualche settimana fa, una tematica che appare sempre più evidente di giorno in giorno è che tutto sommato questo ritiro sembra più voluto dalla società che dal giocatore. Partendo dal presupposto che, guardando al fattore campo, Francesco Totti non è stato una pedina definibile fondamentale nello scacchiere di Spalletti in questa stagione, non ritengo eccessivamente errata la forzatura da parte della dirigenza giallorossa. Si può tranquillamente discutere sui modi e sui mezzi utilizzati, però l’intenzione della dirigenza italo-americana è quella di dare una nuova vita alla Roma, un nuovo inizio. E per fare ciò è comprensibile la volontà di tagliare tutti, o quasi, i ponti con il passato. Restare troppo saldamente e troppo a lungo legati a una figura spesso impedisce di guardare avanti e di compiere quel passo verso il miglioramento che, per quanto possa essere doloroso, porterà a risultati sempre migliori. Dulcis in fundo, come annunciato direttamente da Totti, domenica vestirà per l’ultima volta la maglia della Roma. Lo farà da titolare? O entrerà a partita in corso? Difficile da dire, ma le certezze sono due, in primis la scelta di Spalletti farà discutere, indipendentemente che sia una o l’altra; in secundis Totti giocherà, a prescindere che sia da titolare o a partita in corsa. Una chiosa sul futuro: “l’ottavo re di Roma” appenderà gli scarpini al chiodo affiancandosi a Monchi, oppure lascerà l’Italia per un campionato magari meno competitivo, come l’MLS, o un campionato a tratti amatoriale, come quello degli Emirati Arabi? La risposta l’ha data Totti: “Da lunedì sono pronto a ripartire. Sono pronto per una nuova sfida“. Non ci resta che aspettare lunedì.

Secondo tema della serata, il Milan. In particolare, dei rossoneri voglio analizzare quello che sarà e succederà nei prossimi 3 mesi. Per la cordata italo-cinese da poco insediatasi il prossimo trimestre, ovvero quello del calciomercato, sarà fondamentale che mettere le prime e importanti basi del Milan che verrà. Come è normale che sia (o forse solo in Italia lo è?) “nuova società”, specialmente se proveniente dall’Asia e, nella fattispecie, dalla Cina, coincide a “tanti soldi”, dunque ogni giorno vengono accostati ai rossoneri mediamente 2/3 giocatori diversi. Il duo Fassone-Mirabelli ha da poco iniziato a muoversi ufficialmente, anche se effettivamente già da mesi operavano dietro le quinte, e il primo colpo è già stato piazzato: Mateo Musacchio. Il difensore proveniente dal Villarreal è stato a lungo cercato dalla precedente dirigenza e da Adriano Galliani, con risultati palesemente nulli. La nuova squadra mercato, invece, ha dimostrato fin da subito di sapersi muovere con senso, progettando ogni mossa, concretamente, ottenendo sempre qualcosa da ogni “viaggio di lavoro” e, cosa più importante, rapidamente, come dimostra appunto l’affare Musacchio. Questi tre fattori saranno quel guizzo in più che potrebbe favorire il Milan, specialmente in trattative complesse. Chi ben comincia è a metà dell’opera, si dice, e questo inizio del nuovo progetto rossonero sembra promettere bene.

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.

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