Arrivato a Roma tra le più grandi aspettative, Ramón Rodríguez Verdejo, meglio noto come Monchi, ci ha messo davvero poco per mettere in chiaro le cose. In particolare, durante la conferenza stampa di presentazione si è soffermato sul futuro di Francesco Totti. «So che Francesco ha un accordo col club per diventare dirigente dopo questo suo ultimo anno da calciatore» ha detto con particolare scioltezza l’ex Siviglia davanti a una platea di giornalisti, uno più sorpreso dell’altro. Ma perché sorprendersi? Perché rimanere scioccati sentendo tali dichiarazioni? Forse perché non era stato annunciato ufficialmente. Ma serviva annunciarlo?

Fin qui, in questa stagione Totti ha registrato 25 presenze, per un totale di 837 minuti giocati, esattamente 33,48 minuti di media a partita. Guardando questi numeri, è senza dubbio una media di tutto rispetto. Tuttavia va considerato che delle 25 presenze, cinque volte Totti ha giocato tutta la partita. È ancora difficile dire qualcosa di negativo o che, quantomeno, introduca il discorso. Di queste cinque partite disputate interamente, una è di Serie A, e risale al 21 settembre scorso. Era la 5^ giornata di campionato contro un non temibile Crotone. Le altre quattro sono state disputate in Europa League, di cui tre nel girone, rispettivamente contro Astra Giurgiu (sia all’andata che al ritorno) e contro l’Austria Vienna. Mentre la quarta, e ultima partita giocata interamente, è datata 23 febbraio, match di ritorno dei sedicesimi di Europa League contro il Villarreal, sfida senza grandi difficoltà dopo il 4-0 del ritorno. Sembra piuttosto chiaro il fatto che Luciano Spalletti ha iniziato questa stagione già convinto del ruolo in squadra di Totti, ovvero uomo spogliatoio e nulla più. Se l’avesse considerato ancora in grado di fare la differenza, perché qualche settimana fa, durante la lite in diretta tv con Panucci, avrebbe detto, riferito a Edin Dzeko, di avere un solo attaccante in rosa? Dal mio punto di vista, Totti ha messo da parte la carriera, per dedicarsi interamente a ciò che più ama, ovvero la Roma. Quello che voglio dire è che Totti ha avuto la possibilità di ritirarsi all’apice della sua carriera sportiva, però ha preferito non farlo e ha voluto continuare, pur consapevole delle poche, pochissime possibilità di vedere il campo. La sua decisione può essere per certi versi criticata e per altri lodata. Ma sarà stata la scelta giusta?

Francesco Totti è la Roma e la Roma è Francesco Totti. Nessuno potrà mai cancellare dalla storia del calcio nostrano e internazionale la figura e tutto ciò che Er Pupone è stato per la capitale. Ma quello che mi domando è: perché continuare ad andare avanti? Perché Totti non ha smesso, per esempio, due anni fa, quando disputò una stagione tutto sommato positiva con un buon numero di presenze? La risposta a queste domande è solo una, riassume quanto detto poco fa ed è l’essenza principale della sua decisione. Tutto gira intorno all’amore per quei due colori e per quella squadra che l’ha accompagnato per tutta la vita.

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.

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