MARCO RAZZINI – Non baciate quella maglia: il calcio moderno tra amore e tradimento

Marco Razzini

Fin dagli arbori della civiltà e nel corso dei secoli si sono susseguiti una serie di tradimenti compiuti da persone nei confronti di altre persone. Senza soffermarci e dilungarci troppo su quei tradimenti che, possiamo dire, a loro modo hanno influenzato la storia, tanto da essere studiati tutt’oggi nelle scuole italiane, parliamo di “tradimenti” del calcio moderno. Ma perché scriverlo tra virgolette? Perché parliamoci chiaro, nel calcio di oggi, dominato e comandato dal Dio denaro tra arabi, cinesi e russi disposti a offrire cariche di Stato pur di convincere i giocatori a firmare e dove, in certi casi, i super-procuratori hanno più potere delle squadre, è difficile parlare di tradimento vero e proprio. Questo perché basta offrire cifre da capo giro per riuscire a strappare giocatori che fino a poco tempo prima si credevano incedibili. Ma perché parliamo di questo? Perché poche ore fa si è consumato l’ultimo “tradimento” in ordine temporale: Gianluigi Donnarumma ha comunicato al Milan che non rinnoverà il suo contratto in scadenza il 30 giugno 2018.

La mia intenzione non è quella di proporre un monologo sul perché la sua decisione sia giusta o sbagliata o su come andrà avanti il Milan. È già stato fatto ampiamente, nel bene e nel male, e dunque non voglio rincarare la dose. Tuttavia, voglio proporre un appello. Sì, un appello a tutti i giocatori professionistici della Serie A. Non baciate quella maglia. Non baciate per nessun motivo al mondo quella maglia. Non dovete farlo. Se volete ottenere il consenso e l’amore dei tifosi, se volete essere idolatrati come eroi e diventare esempi per i piccoli giocatori delle scuole calcio realizzate giocate spettacolari, fate gol da fantascienza, parate l’impossibile, ma non baciate quella maglia. Se non potete assicurare di essere fedeli a quella maglia, non baciatela. E non rilasciate dichiarazioni di amore eterno se sapete che c’è la possibilità che quell’amore non sia eterno. Perché nel calcio di oggi non esistono più calciatori come Paolo Maldini, Francesco Totti, Beppe Bergomi, Franco Baresi, Alessandro Del Piero. Anno dopo anno quei giocatori che vengono, meritatamente, definite bandiere diminuiscono e sono sempre meno. Questa è l’evoluzione del calcio. All’estero hanno iniziato e in gran parte hanno già capito com’è diventato, come sta diventando e come diventerà il calcio, mentre in Italia non ancora. Quello che conta è sempre e solo la maglia, perché i giocatori vanno e vengono, la maglia è per sempre.

Siamo un popolo di sognatori, siamo fatti così. E anche oggi, nonostante siamo a conoscenza di come gira il mondo del calcio, sopravvive in noi la speranza che giunga quel giocatore che si legherà ai colori che tanto amiamo indissolubilmente. Consapevoli che non arriverà mai, siamo alla continua ricerca di una nuova “bandiera”. Per questo propongo un altro appello, questa volta rivolto ai tifosi e agli amanti del calcio più in generale, me compreso. Ognuno ami la propria squadra del cuore, ognuno gioisca, festeggi, si arrabbi, pianga per lei, sosteniamo i giocatori fino all’ultimo secondo di ogni partita, ma smettiamola di cercare e individuare quelli che per noi possono essere future bandiere. Perché prima o poi diranno addio, è il calcio. Quando riusciremo davvero a distaccarci da questa mentalità, allora potremmo andare avanti nello sviluppo del nostro movimento. Perché alla fine tutti gli insulti, le critiche e perfino le minacce di morte non servono a nulla, e non riporteranno indietro i giocatori.

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.

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