Serata all’insegna del calcio estero, inglese nella fattispecie. Il Chelsea è ufficialmente campione d’Inghilterra. Però, prima di partire con i doverosi e meritati elogi ai blues e, in particolare, ad Antonio Conte, vorrei soffermarmi su quanto accaduto nell’ultima giornata disputata. Lo scorso turno di campionato il Chelsea ha affrontato il Middlesbrough. Partita che, sulla carta, era a senso unico, e così effettivamente è stato. Vittoria per 3-0 senza troppe difficoltà. Quello di cui voglio parlare è ciò che è accaduto nell’immediato post-partita. Infatti, con questa sconfitta il Boro saluta la Premier League e retrocede in Championship. Nonostante una partita già finita prima di iniziare, i tifosi del Middlesbrough si sono distinti per un incessante tifo durato tutta la partita e oltre, anche quanto l’amaro verdetto era matematicamente ufficiale. Al termine del match, tutti i giocatori hanno applaudito i tifosi giunti a Stamford Bridge per sostenere la propria squadra, anche se ormai spacciata. Nessuna protesta contro la dirigenza o la squadra, nessuno striscione minatorio, nessuna violenza, nessun voler strappare di dosso le maglie ai giocatori. Solo amore. Solo puro amore per la propria squadra.

Adesso, giungiamo al fulcro della serata. Il Chelsea di Antonio Conte vince la Premier League e si laurea campione d’Inghilterra. La vittoria contro il West Bromwich Albion è il coronamento di una stagione spettacolare, partita in salita e ripresa nel modo migliore possibile. Arrivato a Londra con non poco scetticismo (tra cui quello del sottoscritto), Conte è riuscito a modellare la squadra a proprio piacimento, riuscendo a inculcare nel sistema Chelsea tutti i suoi mantra che l’hanno accompagnato con la Juventus prima, e l’Italia dopo. Devo essere sincero, avevo qualche dubbio sul fatto che Antonio potesse fare la differenza subito alla prima stagione, invece sono contento di rimangiarmi quanto detto. Sono contento perché Conte è riuscito a dimostrare di essere un grande allenatore e un grande motivatore, riuscendo a risollevare una squadra senza voglie e motivazioni. Sono contento perché con la sua vittoria ha dimostrato ancora una volta che la classe allenatori italiana è unica e inestimabile. Nelle ultime settimane, nonostante le incessanti voci sul suo futuro, l’ex Juve è sempre riuscito a mantenere tutti concentrati sul proprio lavoro, portando meritatamente i blues al titolo. Ha iniziato la stagione provando una difesa a 4, cercando di non snaturare la squadra, però il sistema non girava bene e i risultati faticavano ad arrivare. Qui esce tutta l’intelligenza calcistica di Conte: ha snaturato la rosa e ha deciso di schierare la tanto amata difesa a 3, con la squadra che saltava da un 3-5-2 a un più offensivo 3-4-3, e la stagione è cambiata del tutto. Titolo combattuto fino all’ultimo secondo, sudato per tutto il campionato. Che poi, alla fine se devi vincere vinci, e il destino ti dà una mano. Per conferme chiedere a Michy Batshuayi, poco più di 100 minuti giocati in stagione e buttato dentro da Conte realizza il gol che vale il titolo. Congrats Mr. Conte!

Chiudiamo questo breve viaggio in terra inglese analizzando un fenomeno particolare. Mi riferisco al Manchester City. Allora i citizens hanno costruito questa stagione con l’intenzione di lottare per il titolo. Per farlo, hanno puntato su un allenatore che di trofei ne ha vinti, e non pochi, ovvero Pep Guardiola. Se vuoi costruire una squadra da titolo, necessariamente devi investire, anche se l’organico del City era già di tutto rispetto. A tal proposito, la compagine di Manchester ha investito sul mercato la bellezza di 213 milioni di euro, tra cui spiccano 55 milioni per John Stones e 50 milioni per il gioiellino Leroy Sané. Giunti ormai a fine stagione, il Manchester City sta lottando per il 3° posto con Arsenal e Liverpool. Ovviamente, è intuibile che il campionato e la stagione in generale non hanno preso la strada voluta. Il mio discorso è semplice, e non mi stancherò mai e poi mai di dirlo: non basta avere soldi per vincere, per alzare i trofei. Bisogna saperli usare, bisogna saperli spendere bene, e il City ha dimostrato ancora, per l’ennesimo mercato, di non essere in grado di fare ciò. Quando in quel di Manchester, e mi riferisco anche ai cugini dello United (che non se la cavano tanto meglio), inizieranno a spendere, magari anche un po’ meno, ma con senso e cervello, allora potranno tornare i trofei che contano.

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.

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