Presente negli studi di Sky Sport come ospite del programma “Di Canio Premier Show”, l’ex tecnico dell’Inter Roberto Mancini ha ripercorso le orme della sua carriera, in particolare di quella da allenatore.
Il 52enne ex Galatasaray ha infatti della sua esperienza sulle panchine del Manchester City e proprio della società neroazzurra, riservando poi alcune parole sui campioni d’Inghilterra, ossia il Chelsea, e facendo un confronto con nomi importanti come Conte, Ancelotti e Ranieri.
Ecco le parole di Mancini:
“Quando sono arrivato al City c’era da cambiare metodi e continuità. Erano troppi anni che non vinceva. Bisognava cambiare mentalità. Le 4-5 partite vinte in fila hanno aiutato moltissimo. Cosa c’è di diverso tra me, Conte, Ancelotti e Ranieri? Antonio e Carlo hanno vinto il campionato in modo pressochè uguale, partendo da un ambiente abituato a vincere. Io ho vinto nell’anno della costruzione della squadra mentre Claudio ha fatto un miracolo sportivo. Touré? Ho cercato di portarlo all’Inter ma non so per quale non motivo sia venuto. Il primo anno era legato dal contratto, c’erano un po’ di difficoltà, ma l’anno scorso c’era una possibilità concreta per portarlo in Italia. Non è arrivato e non so perché. È un campione alla Pirlo. Alla sua età nonostante vada per i 34 anni, è fisicamente mostruoso, serio e può giocare ad alti livelli. E ora sembra che lo vogliano rinnovare. È un grande campione. Il segreto di Conte è stato tenere duro nei momenti di difficoltà. Anche il modulo è stata la chiave: gli avversari non erano abituati a giocare contro il 3-4-3 ed erano in grande difficoltà. Mourinho? Se vincesse l’Europa League sarebbe un’ottima annata, sicuramente farebbe dimenticare il sesto posto in campionato. Inoltre si qualificherebbe in Champions League e in estate farebbe un mercato importante che lo riporterebbe ai vertici. Sarebbe stata una bella esperienza allenare la Nazionale inglese. Potevo andare ma poi anche a causa della Brexit non se ne è fatto nulla. Per il momento ci sono diverse cose ma non saprei dire. Preferisco l’estero perché è importante conoscere altre mentalità, anche se in Premier ci tornerei volentieri”. 

 

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