Paul Pogba, centrocampista del Manchester United, ha espresso il proprio pensiero, alla rivista Esquire, riguardo il suo clamoroso trasferimento dalla Juventus alla squadra inglese, diventando il giocatore più pagato al mondo.

SULLA MORTE DEL PADRE E SULL’ATTENTATO DI MANCHESTER ” La morte di mio padre mi è servita per capire che la vita dev’essere goduta fino in fondo, perché in un attimo cambia tutto e non ci sei più. Mio papà era un uomo molto forte, pure molto testardo, ma era anche molto buono, divertente e intelligente, è stato un ottimo padre e io sono orgoglioso di essere suo figlio. L’attentato di Manchester? È un momento davvero difficile, ma non possiamo arrenderci, non possiamo lasciarli vincere e smettere di vivere. Uccidere un altro essere umano è qualcosa di folle e non ha nulla a che fare con la religione, questo non è l’Islam e lo sanno tutti, non solo io”.

SUI FILM PREFERITI E SULLA FIDANZATA – “I miei film preferiti sono – nell’ordine – Pulp Fiction, Il Gladiatore e Scarface e non mi dispiacerebbe affatto provare a recitare per diventare il nuovo Denzel Washington, ma per il momento sono concentrato sul calcio. Non ho tempo per una ragazza fissa, la mia mamma è la mia ragazza, anche se spero un giorno di avere dei figli e una moglie, quando sarà il momento giusto e troverò la donna giusta”. 

SUI DETRATTORI  “Ci hanno detto che eravamo la squadra peggiore al mondo, ma intanto abbiamo vinto tre trofei… La gente può dire quello che vuole… Siamo i peggiori? Ok, nessun problema, lo accetto, come accetto che non abbiamo giocato bene e che non abbiamo fatto questo o quello, ma io so cosa abbiamo fatto: abbiamo vinto tre trofei ed è la sola cosa che importa, perché puoi anche essere la squadra migliore al mondo e giocare il calcio più bello del mondo, ma se poi vinci zero trofei nessuno si ricorderà di te”.

SULL’ADDIO ALLO UNITED E SUL FATTO DI ESSERE IL PIU’ COSTOSO AL MONDO – “L’etichetta di calciatore più costoso al mondo non ha influenzato le mie prestazioni, perché me ne sono dimenticato dopo una settimana ed erano gli altri che me lo ricordavano, che dicevano che ero sopravvalutato, avevo troppi soldi, spendevo troppo e tutto il resto… Ferguson? All’epoca non capivo una parola di quello che diceva, per via dell’accento Mancunian. Me ne sono andato per giocare, perché questa era l’unica cosa che volevo. Anche se ero giovane, sentivo che era arrivato il mio momento e non volevo aspettare, ma mia madre me lo aveva detto che un giorno sarei tornato indietro”. 

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Classe 1994, studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Sabino di nascita e napoletano di adozione, coltivo la passione per il calcio e per la scrittura tanto da analizzare tutto ciò che ruota intorno a tale sport. Obiettivi futuri? Descrivere un calcio che unisce e da speranza a tutte le persone, senza differenze tra colori e categorie.

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