L’uomo del destino bergamasco

Gasperini
Gasperini

L’effetto sorpresa ormai è ampiamente passato. Se ne è andato sul campo, con il gioco e i risultati. Quando si parla dell’Atalanta non bisogna più essere stupiti, i bergamaschi sono diventati una certezza e una conferma del nostro campionato.

La firma, manco a dirlo, è quella di Gian Piero Gasperini.

Un antico proverbio giapponese recita «L’uomo in silenzio è più bello da ascoltare». In questo caso è anche più bello da vedere, perché silenziosamente e in uno dei più classici “testa bassa e pedalare”, i nerazzurri sono a oggi terzi in classifica a sole tre lunghezze dalla Juventus capolista (ancora imbattuta). 

Atalanta e Gasperini non sono più un binomio, bensì un perfetto tutt’uno. Nel corso di questi anni sono stati tanti gli elogi e le analisi sul successo del tecnico piemontese, ma penso sia davvero difficile rendere davvero merito all’immenso lavoro fatto sulla panchina bergamasca.

Dal suo arrivo nell’estate 2016, Gasperini ha messo le basi di un progetto giovane, fresco, a tratti innovativo e basato sul suo intramontabile 3-4-3, con variante nel 3-4-1-2.

Al centro della sua idea giovani talenti (del vivaio e non), alcuni venduti a prezzo d’oro e perfettamente sostituiti, dando una continuità al progetto come poche volte si è visto e che in pochi riescono a fare. 

Il sistema di Gasperini è a 360°, non solo giocatori giusti nel modulo adatto. Tutto inizia dalla preparazione con uno staff d’eccellenza. 

Allenamenti fisici prima che tattici e tecnici, estenuanti ma dai risultati miracolosi. Non sorprendetevi se un giocatore fenomenale con Gasperini fatica in una nuova squadra, perché quello che trovi a Bergamo non lo trovi ovunque. 

Da qui parte anche uno scrupoloso utilizzo del materiale tecnico a disposizione. Turnover scientificamente studiati, con tutti i giocatori pronti a partire da titolari. 

Altro aspetto fondamentale nel lavoro dell’allenatore di Grugliasco è la mentalità vincente: questa è stata inculcata nella squadra fin dal giorno 1, partiti dai fondamentali di gioco, dal possesso palla e dal pressing alto.

Questo mentalità abbinata al lavoro sul campo ha totalmente plasmato i giocatori, dando loro una consapevolezza tale da pensare di poter vincere sempre e con chiunque, e capaci anche si riprendersi subito dopo una sconfitta. 

L’uomo del destino bergamasco”. Non esiste altro modo per definire quello che Gasperini è stato, è tutt’oggi, e chissà ancora per quanto lo sarà, per l’Atalanta. L’uomo giusto al momento giusto, nel posto giusto e con i giocatori giusti: in poche parole, perfezione. 

Dopo il fallimento sulla panchina dell’Inter, è stato quasi sempre etichettato come inadatto o quantomeno non pronto ad allenare grandi squadre. 

A Gasperini però non interessa allenare una squadra già “grande”, perché lui ci ha insegnato come crearne una. 

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.

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