Cinquecentodiciotto giorni dopo il primo atto d’amore il Calcio Catania fallisce. Fallisce l’imprenditoria locale. Fallisce un’idea di azionariato. Fallisce la Sigi. 

Settantacinque gloriosi anni di storia cancellati con cinismo e senso di responsabilità. La parola fine che forse doveva essere messa in quella calda estate del 2020, è stata messa ora, durante le festività natalizie. 

Fra i buoni propositi per l’anno nuovo c’è quello di rivedere il calcio a Catania un auspicio difficilmente realizzabile. 

La Sigi ha fallito sotto ogni punto di vista, dal piano comunicativo a quello economico. Ha salvato la matricola per farla fallire un anno e mezzo dopo, mettendo dentro collette, arabi, inglesi e maltesi ma tenendo fuori forse l’unico soggetto credibile: Joe Tacopina. 

Per carità mica un santo, avrà anche dei difetti l’avvocato americano, ma è innegabile che è stato l’unico ad immolarsi per la causa.

Per Sigi era ed è stato un atto d’amore, guai a dire che volevano specularci e guadagnare: soldi, popolarità, sponsorizzazioni, voti e foto in prima pagina. Si? Non lo so, o meglio non per tutti. 

Una società mai unanime che dal primo giorno non ha trovato l’amalgama giusta per gestire una cosa che forse era più grande di loro. 

Un po’ come Ponzio Pilato alla fine alcuni se ne sono lavati le mani, mettendo il carico come a briscola. La Polisportiva Torre del Grifo, meglio dire: Salice, Vullo, Aliquó, Costanzo e Riganó, non solo ha onorato le scadenze federali (vedi che notizia), ha anche detto che sarebbe pronta a rilevare il titolo sportivo. 

Quindi per capirci bene: quattro soci della Sigi, che è colei che ha fatto fallire il Catania, prendono le distanze dalla società di cui fanno parte e sarebbero pronti a comprare il titolo sportivo creando il nuovo Catania.

Certo, hanno onorato i loro impegni, però è alquanto strano che tutti versino soldi come sponsorizzazione per il club di Via Magenta. Il Catania ha una raccolta pubblicitaria assimilabile a un club di Serie A. Sarà mica perché poi detraggono il 90% dal reddito d’imposta?

Guarda caso che i membri della polisportiva TdG sembrerebbero proprio quelli che si opposero a Tacopina. Tutto molto strano. 

Ma vedi un po’ che erano pure loro a gestire, appunto, Torre del Grifo. Imprenditori illuminati oserei dire. Il Catania fallisce, zero debiti, né rifondo uno nuovo e metto dentro anche l’unico motivo di guadagno di questa società: Torre del Grifo, che magari lo prendo in affitto a due lire. 

E gli altri soci? C’è chi è scomparso, c’è chi è dovuto rimanere mettendoci la faccia fino all’ultimo e c’è chi ha comunque cercato sempre di onorare la causa. 

La colpa però come al solito non è di nessuno, il Catania è fallito per debiti riconducibili alla precedente gestione. Queste sembrano le memorie difensive che i legali della Sigi stanno preparando per impugnare la decisione del Tribunale. 

L’avvocato Ferraù, presidente dimissionario di Sigi, rivendica il buon lavoro svolto: la società ha meno debiti di prima perché quelli erariali sono diminuiti, poi la situazione è analoga a dodici mesi fa. 

Come dargli torto! L’unico inceppo è stato che probabilmente già un anno fa il Tribunale chiuse un occhio per una società che non aveva più motivo di esistere con la speranza di affidare il giocattolo alla Sigi e che loro miracolosamente riuscissero a fare qualcosa. 

Così non è stato e se ci metti nel fardello: gli stipendi ripetutamente non pagati, la messa in mora da parte dei giocatori, la colletta (non propriamente legale) per iscrivere la squadra e i mancati accordi con i creditori privati e istituzionali, salta il banco. 

Pertanto, chiediamo a Sigi l’ultimo o l’unico vero atto d’amore. Il calcio a Catania rischia di scomparire. I curatori fallimentari per far proseguire la stagione ai ragazzi di Baldini, avranno il compito di riscattare un credito da seicentomila euro da parte della ex, ormai, società proprietaria del club rossazzurro. Sappiamo che molti hanno perso soldi, ore di sonno, rapporti, serenità ecc. Ma mai come ora è imprescindibile rispettare e onorare questo impegno. 

Pagare questa somma significherebbe mantenere il titolo sportivo così da poter proseguire fino alla fine della stagione con l’esercizio provvisorio. Saranno mesi duri, i curatori faranno il cosiddetto “inventario” e venderanno tutti i beni sportivi e non in possesso del club dell’elefante. 

Solo in questo modo potranno pagare i creditori e provare a ottenere un buon gruzzolo di denaro per portare a termine la stagione sportiva. Ma i seicentomila euro che la Sigi deve al Catania sono imprescindibili, senza questi oltre a dire addio alla matricola, vedremo cancellata anche alla storia del Calcio Catania. 

Ora è il momento di compiere l’ultimo atto d’amore.

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Edoardo Sergi, classe 1998 nato a Catania. Studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport.