Renzetti, dopo aver fatto allusione a una controprestazione di uno scatenato Sabbatini in sede di interviste post-match, a seguito della sconfitta casalinga (0 a 3) maturata contro il Grasshopper Club Zürich, ai microfoni della RSI è stato un fiume in piena.

In merito alla situazione generale e all’odierno incontro, ha affermato: “Ci sono delle concause: non è una cosa sola, le malattie non vengono mai da una cosa sola, sono sempre diverse cose. Quest’anno sono convinto che abbiamo una rosa valida: non abbiamo mai avuto una rosa così in questi tre anni di Serie A [Super League, ndr.], e quindi questo mi rende un po’ fiducioso, perché una volta o l’altra la quadratura del cerchio la troveremo. Poi si perdono queste partite qui quando si ha il 70% di possesso palla: vuol dire che qualcosa non quadra. È un possesso palla sterile, che dobbiamo cambiare: l’allenatore deve cambiarlo, deve far qualcosa, deve trovare la quadra a questa squadra, perché non è che non ha giocatori”.

Visibilmente deluso, non ha risparmiato attacchi diretti a Tami e all’intero staff tecnico: “Al Grasshopper [l’ultima squadra allenata da Tami prima del Lugano ed avversaria di oggi, ndr.] diceva che i giocatori glieli hanno venduti. Io non glieli ho venduti [ma ha venduto Alioski e Sadiku…, ndr.], anzi: ho preso dei giocatori per espressa richiesta, che io non avrei mai fatto. C’erano i soldini, li abbiamo spesi e abbiamo cercato di fare una rosa buona, però voglio vedere i risultati. Non voglio sentire l’allenatore che dice ‘la classifica con mi interessa’: a me interessa la classifica, perché gli investimenti li faccio io e sono da solo alla testa di questo club e quindi ci tengo particolarmente. Adesso lui svolge bene il suo lavoro, lo staff svolge bene il suo lavoro, però non è scoccata nemmeno la scintilla tra la squadra e lo staff, perché ci manca un po’ di mordente, a immagine e somiglianza di certi giocatori che (lo vedono tutti) che non rendono come l’anno scorso”.

Anche la squadra finisce infatti sotto accusa: “Non voglio fare nomi per non creare polemiche: io non son qui a far polemiche. Le pretese son tante: son diventati fenomeni perché sono andati in Europa e poi, nel momento di far vedere gli attributi, non ci sono. A me il possesso palla del 70% non interessa, del 60 neanche, del 55 neanche: mi interessa il 30% e vincere le partite o pareggiarle. Secondo me la rosa c’è e quindi pretendo che ci siano dei risultati! Ho già parlato sabato con la squadra: ho detto di stare più uniti, che ci vuole più alchimia. Il problema è la presa di coscienza, essere professionisti, aiutarsi l’uno con l’altro”.

Nel corso di questa intervista-fiume Renzetti ha anche effettuato un confronto con la passata stagione: “L’anno scorso c’era un allenatore [Tramezzani, ndr.] che ha giocato con 14 giocatori e abbiamo fatto dei risultati, anche con tanta ipocrisia [riferimento sempre all’attuale mister del Sion, ndr.], quest’anno ci sono persone più per bene (tra virgolette), però la scintilla deve accendersi. Non accetto assolutamente che si dica che il Lugano non è all’altezza”.

Infine, uno sguardo rivolto al futuro: “Usiamo la partita con il FCSB per far tornare questo morale, poi vediamo con lo Zurigo e con il Basilea come andiamo. Dopodiché tracceremo sicuramente la riga”. Futuro che, alla luce dell’ultima frase, potrebbe non essere roseo per Tami: come già riferito, non è passata inosservata la presenza di Ballardini a Cornaredo.

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Luganese, alle prese con gli studi di Diritto a Neuchâtel, nel proprio tempo libero unisce volentieri i suoi interessi per la scrittura e per il calcio, occupandosi della squadra della sua Città. È uno dei co-fondatori di Sport Lugano.