Lo strano caso di Douglas Costa: i dati sorridono, le prestazioni meno

Una stagione dove poteva essere determinante terminata nella solita maniera: tre reti in stagione e l’ennesimo infortunio. Douglas Costa ha vissuto un’altra annata con un rendimento troppo sotto le aspettative e nemmeno sotto la guida di un allenatore con mentalità offensiva come Maurizio Sarri, partner d’attacco come Cristiano Ronaldo e Paulo Dybala e con i ritmi leggeri del calcio post Covid, in particolare per chi entra a gara in corso, è riuscito a fare la differenza.

Numeri sotto la lente

La fama di quello che “entra e spacca la partita” è diventato con il tempo solo un ricordo, un luogo comune con quel fondo di verità rimasto però nella soffitta del brasiliano. Eppure i dati parlano di altro: Douglas Costa ha collezionato 1092 minuti, mai così tanto in tre anni di Juve, con un expected goals di 0,17 (come al primo anno di Bayer Monaco, picco più alto nelle ultime stagioni) e un valore di expected assists pari a 0,28. Anche qui parliamo di dati alti, dietro solo al 2015/2016 bavarese.

Calano i dribbling e la percentuale di realizzazione: Costa per la prima volta nell’ultimo quinquennio non va in doppia cifra per la media di dribbling a partita (9,79) con il 55,7% di realizzazione (peggio solo l’anno scorso con il 53%, ma anche con 12,74 dribbling nei 90′).

Di cosa parliamo?

Per spiegare meglio i numeri descritti sopra, Douglas Costa quest’anno è stato potenzialmente più decisivo in zona gol rispetto ai precedenti cinque anni con una media di un gol ogni sei partite che in realtà si è “trasformata” in una rete ogni 9,6 gare con sole tre reti in 29 presenze. Discorso diverso per gli assist che si rivelano praticamente uguali rispetto a quelli previsti dalla pericolosità dei suoi cross: 7 assist in 29 gare con una media, come detto, di 0,28 assist a partita (circa uno ogni quattro, appunto). Stiamo parlando dell’anno in cui Douglas Costa avrebbe potuto fare dati alla mano 5 gol e 7 assist invece che 3 gol e 7 assist dunque la linea tra “quello che poteva fare” e “quello che ha fatto” è davvero sottile.

Ecco perché usiamo questi dati invece che soffermarci sui canonici gol e assist che non rendono sempre l’idea. Basti pensare come Douglas Costa nel 2016/2017 ha fatto 3 assist con un xA media nei 90′ di 0,26 mentre nel 2017/2018 ne ha fatti 11 con un xA media nei 90′ di 0,23. Quindi il brasiliano è rimasto costante nel numero di probabili assist (differenza dello 0,03 di xA) nonostante se ne contino otto in più.

Lato emotivo e umano

Per quanto siano importanti i numeri, dietro a calciatori come Douglas Costa c’è sempre da considerare un numero non indifferente di fattori. In primis gli infortuni, quest’anno addirittura quattro: infortunio muscolare a metà settembre, problema alla coscia a fine novembre, infortunio al bicipite femorale a inizio febbraio e infine il recente problema agli adduttori per un totale di oltre 20 partite saltate e più di 90 giorni in infermeria. Durante la quarantena, tra una live streaming su Twitch e una diretta Instagram nella sua casa in Brasile, Douglas Costa aveva dichiarato a più riprese di essere pronto a tornare in campo nonostante più di qualche tifoso scettico per i suoi passatempi durante il lockdown. Il modo migliore per zittire tutti era dimostrarlo sul campo, impresa non proprio riuscita a Douglas Costa.

Che sia qualche senso di colpa, la paura di essere ceduto o l’effettiva voglia di essere decisivo, Douglas Costa ha voluto festeggiare pubblicamente il suo terzo Scudetto di fila in bianconero solo dopo aver lasciato un importante messaggio: «A volte le scuse non bastano, mi rendo conto, sarà il tempo ad appianare le cose».

E ora?

In casa Juve adesso è tempo di bilancio per Douglas Costa. Alla luce delle sue tre stagioni a Torino e dei suoi 30 anni che compirà a metà settembre, considerando l’arrivo prepotente di Dejan Kulusevski, la tifoseria è spaccata tra chi vorrebbe dare ancora una chance al brasiliano, tecnicamente uno dei più validi esterni d’attacco d’Europa, e chi preferirebbe fare cassa investendo altrove, tenendo conto dell’approdo dello svedese nella medesima posizione e della necessità di rinforzare altri reparti. Una situazione non semplice da risolvere anche perché il brasiliano guadagna 6 milioni all’anno, cifra accessibile a pochi club per un giocatore che non sempre garantisce costanza e integrità fisica.

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