Liverpool, Grobbelaar si racconta: “Durante la guerra ho ucciso tante persone, posso solo pentirmi. Il calcio mi ha salvato dalla de”

Non c’è stato solamente il calcio, che tanto gli ha dato (6 campionati inglesi, 3 FA Cup, 3 Coppe di Lega ed una Coppa dei Campioni), nella vita di Bruce Grobbelaar: il portiere africano, famoso per ‘la danza degli spaghetti’ nella finale europea contro la Roma, ha infatti dovuto combattere nella guerra civile in Rhodesia, suo Paese natale, all’età di 18 anni.

L’estremo difensore nato a Durban ha raccontato questa sua terribile esperienza ai microfoni del Guardian:

“Era il crepuscolo e quando il sole inizia ad affossarsi, vedi le ombre tra i cespugli. Non riesci a riconoscere granché finché non vedi il bianco degli occhi dei soldati. O vivi tu o loro. Spari, vai a terra e c’è uno scambio di proiettili. Poi senti delle voci che ti dicono ‘Caporale, mi hanno colpito!’ e fai per zittirle, altrimenti vieni ucciso tu e gli altri. Quando cessa il fuoco vedi corpi a terra dappertutto. La prima volta tutto quello che hai nello stomaco ti risale fino alla bocca! Quanti ne ho uccisi? Non posso dirlo. Ho ucciso tante persone e per questo ho sempre vissuto la mia vita giorno per giorno. Posso solo pentirmi di quello che ho fatto, ma non posso cambiare il mio passato. Un mio ex compagno tagliava le orecchie a ogni uomo che ammazzava e le metteva in un vaso… e aveva diversi vasi. La sua famiglia fu torturata e voleva vendetta”.

Grobbelaar riuscì poi a scappare in Canada nel 1979, dove la sua carriera da portiere prese il volo, con Vancouver Whitecaps e Crewe Alexandra prima e Liverpool poi, ma non tutti i suoi commilitoni furono così forti mentalmente e fortunati:

“Alcuni si uccisero simultaneamente in due bagni vicini all’accampamento”.

In chiusura, l’ex estremo difensore ha parlato della sua avventura a Liverpool e del ruolo del calcio nella sua vita:

“La tifoseria mi chiamava Jungleman, uomo della giungla. Dicevano che non ero bianco, che ero un nero con la pelle bianca. Il calcio mi ha davvero salvato dalla depressione e ha allontanato i pensieri oscuri della guerra”.

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Ragazzo del '99, amo il calcio, argomento di cui parlerei tutto il giorno se fosse possibile. Studio le lingue straniere, adoro la letteratura francese ed il mio sogno, dopo aver viaggiato qualche anno all'estero, sarebbe lavorare e vivere quotidianamente nel mondo del pallone.