L’epilogo della sfida tra Svezia e Ucraina ha portato a delineare il quadro dei quarti di finale che si svolgeranno nelle giornate di venerdì e sabato. Per la felicità dei tifosi italiani la nostra nazionale compare tra le magnifiche 8 della competizione e ci attende a Monaco di Baviera, il Belgio di Romelu Lukaku e Dries Mertens figli adottivi del nostro campionato ma con una voglia tremenda di farci male, vista anche la dipartita anticipata di Didier Deschamps e compagnia.

La partita dell’Italia contro l’Austria

Sarà dunque, come detto, Belgio-Italia. La formazione di Roberto Martinez ci arriva dopo un cammino perfetto nei gironi e una vittoria di misura agli ottavi contro il Portogallo campione in carica. La qualità non si discute. Gli infortuni di De Bruyne e Hazard lasciano qualche apprensione nel ritiro belga e, in cuor nostro, dall’altra parte della barricata noi italiani speriamo che risultino assenti venerdì.

Al contempo noi azzurri guidati da un altro Roberto, Mancini in questo caso, possiamo dire di aver fatto un girone pressoché perfetto, ai livelli dei diavoli rossi. Alcuni ex campioni del passato hanno rivendicato il fatto di aver un girone facile, salvo poi rimanere scottati da una delle compagini che noi siamo riusciti a matare. Il calcio è anche questo. I nostri ottavi di finale, invece, ci hanno lasciato qualche spunto da cui trarre insegnamento. La vittoria sull’Austria ci è costata qualcosa in più delle classiche 7 camice sudate. Insegnamenti appunto da tener presente con qualche annotazione da fare.

Il primo tempo dell’Italia nel tempio di Wembley è piaciuto ai livelli delle partite mostrate nel girone. Una maggior fortuna di Immobile e Barella avrebbe permesso agli italiani di chiudere la frazione sul 2-0 anche se rimane pur sempre certificata la poca mole di occasioni vere create rispetto al possesso palla.

Nella seconda parte di gara gli uomini di Mancini sono apparsi irriconoscibili. L’asfissiante pressione avversaria ha messo in difficoltà i palleggiatori azzurri incapaci di trovare soluzioni alternative. Il gol al 61’ di Arnautovic aveva avuto un effetto congelatore sull’Italia e sembrava la giusta ricompensa ad un’Austria più in palla.

Nel finale di gara e poi nei tempi supplementari i cambi si sono rivelati decisivi. Chiesa ha cambiato la partita e ha portato in vantaggio l’Italia. L’intraprendenza di Pessina, salito in corsa sul treno per l’europeo, gli ha permesso di apporre una prestigiosa firma a Wembley. Il gol del 2-1 mette un po’ di pepe al finale e serve Donnarumma per evitare il 2-2, grande parata all’angolino.

Come arriva l’Italia alla partita con il Belgio?

Alla partita con i diavoli rossi arriviamo sicuri dei nostri mezzi e delle nostre potenzialità. Mancini ha un pacco giocatori da cui può attingere senza mutare di molto le caratteristiche della squadra e questo è sicuramente una buona base di partenza in previsione sia di questa che, eventualmente, delle altre due gare. Il secondo aspetto da non sottovalutare è la “lezione dell’Austria”. È vero, probabilmente Lukaku e compagni non presseranno come Arnautovic e soci, ma l’aver affrontato una partita simile prima di questa gara, potrebbe aver lasciato negli azzurri il giusto bagaglio d’insegnamenti per non “sottovalutare” i pericoli che possono emergere contro una squadra che di qualità ne ha tanta e che sa creare numerosi pericoli. Un diverso modo di affrontare la partita rispetto all’Austria, ma una mole enorme di pericoli da creare. Servirà attenzione e crediamo che a partire da Mancini fino ad arrivare all’ultimo componente della spedizione azzurra questa cosa è chiara. Dopo Londra andiamo a Monaco di Baviera con il sogno di tornare a casa della Regina Elisabetta per poter affrontare altre sfide e sognare insieme. L’Austria potrebbe essere stata l’insegnante giusta al momento giusto. Siam pronti alla morte!

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