Se da qui a 20 anni, indipendentemente da quello che sarà il futuro, chiederete ad un tifoso dell’Inter dove era alle 16:51 del due maggio 2021 vi risponderà sorridendo e magari anche un po’ commosso. Il triplice fischio dell’arbitro Pairetto che ha decretato la fine di Sassuolo-Atalanta è valso, per l’Inter, il diciannovesimo scudetto della sua storia, il primo dell’era Zhang con Conte in panchina e Marotta come Amministratore Delegato. Lentamente Milano s’è colorata di nerazzurro, quasi colta alla sprovvista dal pareggio dell’Atalanta a Reggio Emilia, ma con una voglia di festeggiare repressa per undici anni. Una cavalcata trionfale quella dell’Inter di Conte che ha vissuto di momenti spartiacque, alcuni necessari e altri, uno in particolare, anche dolorosi.

Dal Derby d’andata al Sassuolo

L’Inizio della stagione è stato un po’complicato, quasi da montagne russe. La vittoria rocambolesca all’esordio con la Fiorentina, (4-3), il 2-5 esterno con il Benevento hanno manifestato un attacco prolifico ma una difesa un po’ troppo ballerina. Alla quarta giornata è arrivata la sconfitta nel derby che è valsa l’allungo dei cugini rossoneri. Dopo la vittoria a fatica nella Genova rossoblù e il successivo pareggio casalingo con il Parma, Conte si è convinto ad abbandonare il modulo con il trequartista per ritrovare l’equilibrio a lui caro. Il ritorno al 3-5-2 coincide con la vittoria netta e decisa sul campo del Sassuolo (0-3) che ha aperto una striscia positiva comprendente altri 5 bottini pieni prima di Natale più quello con il Crotone alla ripresa. Un ruolino di marcia impressionante guastato dalla successiva sconfitta con la Sampdoria e il pareggio a Roma. Tra la seconda e la terza vittoria consecutiva s’incastra, come un macigno, il secondo spartiacque dopo Sassuolo, quello doloroso per intenderci. Lo 0-0 interno contro lo Shakthar costa all’Inter l’eliminazione dalla cara vecchia Champions League, uno dei punti più bassi della storia recente nerazzurra nella competizione. Il 17 gennaio arriva la vittoria della consapevolezza: la Juventus, ospitata a San Siro, è spazzata via con 2-0 che a conti fatti non rispecchia appieno il dominio nerazzurro nei 90 minuti di gioco. Il pareggio 0-0 a Udine chiude un girone d’andata che vede il Milan campione d’inverno e i nerazzurri secondi staccati di due lunghezze.


La cavalcata del girone di ritorno dell’Inter

Il girone di ritorno è stato un’autentica cavalcata fino alla gloria. Alla terza giornata, con la sconfitta del Milan a La Spezia e il 3-1 di Lautaro e compagni con la Lazio, c’è il sorpasso in vetta. La giornata successiva il derby certifica la forza nerazzurra. È secco lo 0-3 con cui i nerazzurri spazzano via Ibra e compagni trascinati, manco a dirlo dalla Lu-La bella anche di giorno. Ecco qua gli spartiacque numero 3 e numero 4. Genoa, Parma, Atalanta, Sassuolo, Bologna e Cagliari equivalgono ad altrettante vittorie che permettono ai nerazzurri di scavare un solco talmente profondo che i due successivi pareggi contro Napoli e Spezia non spostano gli equilibri della classifica. Verona e Crotone sono le ultime due vittime dell’Inter dei 18 scudetti. Il resto è storia recente perché da qui a 20 anni se chiederete ad un tifoso interista dov’era alle 16:51 del due maggio vi risponderà sorridendo raccontandovi che dopo quel triplice fischio dell’arbitro Pairetto era tra quelli che hanno invaso Milano quasi colto alla sprovvista. Il campionato non è ancora finito, ma l’Inter si è già cucita sul petto il diciannovesimo scudetto della sua storia.

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