Agosto 2019 – Romelu Lukaku va all’Inter a raccogliere l’eredità lasciata dall’amato e poi odiato ex capitano Mauro Icardi. Affare da 74 milioni di euro, lascia il Manchester United dopo due deludenti stagioni.

Agosto 2021 – 95 presenze e 64 reti dopo, ma soprattutto uno Scudetto dopo, il belga lascia i nerazzurri e ritorna al Chelsea: si rivela essere l’affare più oneroso della storia del calcio italiano per 115 milioni di euro.

La simbiosi con Conte e il ricordo di Colonia

Bistrattato e umiliato al Manchester United, Romelu Lukaku lascia l’Inter da re di Milano, da sovrano assoluto dopo un anno magnifico coronato da uno campionato dominato. Il primo anno è servito da adattamento al calcio italiano, che però è stato molto veloce, visto che ha anche segnato di più rispetto al secondo anno.

Grazie soprattutto ad Antonio Conte, tecnico che lo ha voluto, preteso con sé a Milano, il belga ha compiuto finalmente il grande passo. A 28 anni compiuti l’ex Red Devils è entrato di diritto nell’élite mondiale, nell’Olimpo dei centravanti. L’upgrade è stato soprattutto mentale, è lì che Big Rom si è mosso ed ha agito. Snodo cruciale è la nefasta sera di Colonia dove l’Inter perse la finale di Europa League contro il Siviglia.

La Germania come la svolta, come ammesso dallo stesso giocatore dopo lo Scudetto vinto: “Tre o quattro giorni dopo il Siviglia ho capito che avremmo vinto qualcosa di importante”. Dopo aver trascinato a suon di gol la squadra a un passo dalla coppa, alla fine della serata non resta che il suo autogol a fare da mesta cornice di un’avventura europea rivelatasi poi maledetta. Ma proprio quell’autorete è servita al classe 1993 di Anversa per ergersi a capitano morale della squadra, a leader non solo tecnico bensì totale.

Uno Scudetto da superuomo indistruttibile

24 reti, 10 assist e prestazioni dominanti, una furia incontenibile pressoché in ogni gara. Un superuomo che, almeno in campionato, non ha conosciuto ostacoli che tenessero; tutto e tutti spazzati via, difese polverizzate senza pietà. Un fattore di cui tener conto e su cui appoggiarsi in ogni situazione, frutto delle sue spalle larghissime, letteralmente e metaforicamente.

Tre sono state le gare di Serie A emblema dello strapotere che ha avuto il belga rispetto all’intero campionato: in primis Inter-Torino 4-2, in cui ha spaccato il match con due gol e due assist; altra nota lieta è Inter-Lazio 3-1, con Lukaku che ha fatto piangere l’attuale tecnico nerazzurro Simone Inzaghi con un’altra doppietta, ma soprattutto con la sua solita cavalcata a campo aperto come un treno in corsa.

La chiusura va dedicata al derby di ritorno contro il Milan stravinto per 3-0, col belga che ha messo a referto un assist per il suo compagno di merende Lautaro Martinez, ma soprattutto il grandissimo gol che ha chiuso l’incontro e segnato poi il futuro vincente della squadra in ottica tricolore. Un uragano dall’inizio alla fine.

L’indelebile macchia europea: uno scoglio da superare

Se in ambito nazionale la sua avventura all’Inter è andata quasi tutta rosa e fiori, non si può dire lo stesso di quanto avvenuto oltre il confine. In nerazzurro Lukaku non è riuscito a passare i gironi di Champions League in nessuna delle due occasioni capitate, poco importa la competitività del raggruppamento capitato.

Brucia ancora tanto, troppo, l’umiliante uscita da ultimi del gruppo dell’anno scorso, soprattutto in virtù della superiorità evidente dell’Inter rispetto a Shakhtar e Borussia Monchengladbach. E’ mancata la personalità agli uomini di Antonio Conte, è mancato l’apporto di uomini chiave come il belga, il quale ben poco ha fatto nella rassegna continentale. Bene solo nella trasferta in Germania, ma poi pesano i zero gol fatti in due gare contro gli ucraini, sulla carta l’anello debole.

E’ questo l’upgrade che manca a Lukaku per essere il migliore al mondo, oltre chiaramente a quella tecnica nello stretto che mai gli apparterrà: il balzo in avanti contro avversari di alto livello, così come lo scontro contro difese basse e chiuse che attendono senza lasciare campo aperto. Una volta compiuto questo passo, il Chelsea, sua nuova squadra, potrà dire che i 115 milioni di euro saranno stati una cifra ben spesa.

Si dividono così le strade dell’Inter e di Romelu Lukaku, resteranno ricordi felici indelebili nella mente e nel cuore di entrambe le parti in causa. Certo, stupisce che l’addio si consumerà per un ritorno in Inghilterra, laddove mai c’è stata pietà nei suoi confronti. Difatti, il belga è da sempre bersagliato dai tabloid inglesi, come visto anche giorni fa con l’apertura del Mirror: “L’attaccante dell’Inter non è ancora tra gli attaccanti di livello mondiale. Il Chelsea ha bisogno solo di chi possa mettere la palla da pochi metri, e ci sono molti attaccante più mobili di Lukaku, il quale non vale 110 o 120 milioni di sterline”.

Ha sempre avuto le spalle larghe, come abbiamo più volte rimarcato anche all’interno di quest’articolo, ma quanto saprà sopportare quelle critiche da cui è scappato due anni addietro? Sarà proprio questa la sua vera grande sfida: sfidare e affrontare il suo passato facendo ricredere i suoi tanti detrattori.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.