Auguri vecchio balordo. È sempre difficile parlare di ciò che si ama, lo diceva anche il grande De Andrè: “Non posso scrivere del Genoa perché sono troppo coinvolto”. Io invece voglio provarci, voglio provare a scriverti, vecchio balordo, che sei difficile da spiegare a chi il Genoa non lo ha vissuto tra i caroselli di piazza De Ferraris, tra l’odore dei fumogeni della gradinata Nord, tra i terrazzi con le bandiere e tra i vicoli della superba.

Bene, allora se devo scriverti, voglio iniziare partendo dall’attualità, facendoti i complimenti per la piazza, perchè in questo anno ti sei piazzato quinto tra i club che hanno venduto più abbonamenti, appena dietro alle ‘big’ del nostro campionato.

Dato, questo, che dimostra quanto i tuoi tifosi ti amino e ti sostengano, con quel muro, che non sarà quello di Dortmund, ma che fa paura veramente. Poi vorrei parlarti di questa cessione, che diciamocelo, ha spaccato in due la tifoseria. C’è chi vorrebbe che Preziosi se ne andasse, in particolare la Gradinata Nord, con la quale i rapporti sono tesi ormai da anni, e chi preferirebbe vederlo ancora al timone di questa nave. Ma sembra proprio che le prossime, primissime ore, del tuo 124° anno di vita ci daranno una risposta definitiva, con il meeting in programma venerdì mattina, tra Gallazzi e l’attuale presidente. È vero, Preziosi ha sbagliato molto, e la mancata iscrizione all’Europa League di 2 anni fa è solo l’ultimo del lungo elenco di errori societari, però è anche vero, che questo presidente ci ha sempre mantenuti in Serie A. Insomma se fossimo a scuola probabilmente i professori direbbero: “è bravo, ma non si applica”. Quello che mi chiedo veramente, però, è se tu possa in qualche modo ritrovare te stesso, e farci vedere quel grifone che ha dimostrato all’Italia intera di meritarsi l’Europa, con o senza Preziosi.

Ma se dovessimo far capire cosa sia il Genoa a chi non è di Genova? Intanto c’è da dire che la città è divisa tra due colori, e alla fine sotto sotto ci sta bene, perché i genovesi vivono per due partite all’anno: i derby. Non importa se retrocedi, non importa se vinci il campionato; se non vinci i derby hai perso. Ma hai perso anche se la tifoseria non da il 100% ad ogni singola partita. Non si esce dalle gradinate se non hai cantato per tutti i 90 minuti, perché il popolo rossoblù pretende tanto dai suoi giocatori, ma è pronto a dare tutto per incitarli e spingerli verso la vittoria. L’atmosfera che si respira al Ferraris quando giochi tu in casa è un qualcosa di spettacolare, con lo stadio che batte, letteralmente, all’unisono per incitare i tuoi colori.

Insomma, caro balordo, spero che tu abbia ancora tanta strada da fare, e tanti traguardi da raggiungere, anche se ora sembrano più un miraggio che un chiaro orizzonte. Ma è proprio per questo che il tuo popolo ti chiama ‘balordo’, perchè ricorderò sempre la prima volta con te, quando entrai al Luigi Ferraris e subito mi dissero: “Il Genoa è così: più ci fa arrabbiare, più lo amiamo”.

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Nato nel 96' nella città "Superba per uomini e per mura" il destino mi ha concesso di innamorarmi del calcio, e quindi del Genoa. Grande appassionato di sport in generale, studio Giurisprudenza all'università di Genova e provo a raccontare il calcio, una parola alla volta, un'emozione dopo l'altra.

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