Le idee oltre le assenze: così De Zerbi ha battuto Gattuso

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Roberto De Zerbi

Nonostante fosse indisponibile quasi l’intero reparto d’attacco, il Sassuolo ha battuto per 2-0 il Napoli al San Paolo. Decisivi i gol di Locatelli e Maxime Lopez, a sigillare una prestazione fantastica dei neroverdi.

Mancavano Caputo, Berardi e pure Djuricic. Insomma, era assente la forza d’attacco della squadra che attualmente segna più di tutti in Serie A. Eppure, il Sassuolo di Roberto De Zerbi ha espugnato per 2-0 il San Paolo battendo così il Napoli. Dopo sei giornate, gli emiliani restano gli unici imbattuti insieme al Milan capolista e alla Juventus, merito di un calcio per palati fini che proveremo a raccontare.

Le imprecisioni del Napoli di Gattuso

Va detto come premessa iniziale: il Napoli ha sprecato molto, troppe palle gol e avrebbe potuto chiudere presto la questione. La prima occasione nitida è arrivata all’11esimo, momento che resterà a lungo impresso nella mente di Victor Osimhen. Rinvio sbagliato del portiere Andrea Consigli, il quale regala palla al nigeriano in area di rigore con la porta sguarnita, riuscendo però poi a bloccare il tiro molle e flaccido concluso dall’attaccante. Questo poteva essere la sliding doors della gara, il momento che l’avrebbe indirizzata verso un’unica direzione.

Non è stato solo Osimhen il problema, forse il più appariscente, ma non l’unico. L’intero reparto offensivo azzurro è stato impreciso sotto ogni punto di vista, partendo da un assente Dries Mertens, finendo per un goffo Hirving Lozano. Se quest’ultimo ha perlopiù sbagliato stop e passaggi a ripetizione, il belga ha sulla coscienza due palle gol importanti, una per tempo. La più clamorosa è decisamente quella nella ripresa, con un traversone con i giri giusti di Matteo Politano, su cui però Mertens arriva in modo pessimo e scoordinato, peccando proprio nella postura del corpo.
Alla fine del match saranno 18 tiri del Napoli, di cui 7 verso lo specchio della porta avversaria.

Tale dato dovrebbe far riflettere, perché si torna ad uno dei problemi della passata stagione: si segna poco se teniamo conto delle innumerevoli occasioni create, e questo alla lunga lo paghi.

La filosofia di De Zerbi: costruire dal basso

Ciò che caratterizza ogni grande allenatore degno di tale aggettivo, è soprattutto la personalità. Possiamo affermare con certezza, nonostante la giovine età, che Roberto De Zerbi ne ha eccome. Fin dall’esperienza al Foggia del biennio 2014-2016, il tecnico bresciano si è sempre contraddistinto per una scuola di pensiero inossidabile. Non conta chi ci sia di fronte, il blasone dell’avversario o l’importanza della sfida, l’obbligo è sempre quello di dominare il gioco, o quantomeno provare il più possibile a farlo. Lo ha fatto a Foggia, lo ha replicato a Benevento, lo ha ormai consolidato a Sassuolo. Le idee a prescindere dai singoli, un dogma che entra in testa e non va via: dominio, controllo, egemonia.

Fondamentale a tal senso, è sicuramente la costruzione dal basso, con portiere e difensori sempre coinvolti nell’innesco di una nuova trama di gioco. Anche qui va ribadito il concetto del pensiero che trasla e vince su tutto, perché non è fondamentale lo schema di gioco iniziale. Difatti, il Sassuolo spazia ormai da un po’ tra 4-2-3-1, 4-3-3 e 3-4-2-1 a seconda della fase di gioco. Contro il Napoli si è partiti dalla difesa a tre, ma in alcune fasi più concitate del match ci si metteva a quattro con Rogerio che scalava terzino invece che tornante sinistro.

Tenendo come riferimento la sfida di ieri, è importante sottolineare i dati statistici dei centrali di difesa: 63 passaggi per Ayhan, di cui il 96,7% riusciti; 80 per Chiriches, di cui il 96,8% riusciti; 84 per Ferrari, di cui il 91,7% riusciti (Fonte: WhoScored.com). Certo, può anche capitare di incombere in errori in caso di imprecisioni, e lo abbiamo visto nel caso dell’erroraccio di Osimhen. Tuttavia, far avanzare l’avversario uscendo nel modo giusto dal pressing potrebbe aprire varchi importanti. Da ciò ne conseguono situazioni di superiorità numerica potenzialmente molto pericolose, e dunque occasioni da rete da sfruttare.

Pochi tocchi e attacco mobile per il Sassuolo

Parlando più globalmente, il Sassuolo ieri ha “vinto” anche la sfida a distanza contro il Napoli in termini di percentuale di possesso palla. Il tabellino recita 56%-44% a favore degli emiliani, con l’88% dei passaggi riusciti. Ciò certifica ancora una volta la vittoria soprattutto tattica di Roberto De Zerbi sul rivale Gennaro Gattuso. Fulcro del gioco è sicuramente Manuel Locatelli, autore tra gli altri del gol che ha aperto la sfida al 59′. Difatti, l’ex Milan è stato il migliore in campo, confermando il l’alto livello mostrato fin qui in stagione.

Dopo la costruzione dal basso, la palla giunge tra i piedi dei due centrali di centrocampo, che solitamente si abbassano accanto alla linea dei tre difensori. Tale compito, viene perlopiù eseguito proprio da Locatelli, il quale fa poi salire la squadra in avanti con la solita personalità. Chiaramente per la buona riuscita dell’azione è necessaria la precisione e la freddezza, elementi che ieri non sono mancati al giocatore. Ripescando i numeri e la statistica, si parla di 88 passaggi effettuati, con l’88% di precisione. Nessuno l’ha “passata” quanto Locatelli, per intenderci.

Regola basica e ineluttabile del palleggio neroverde è il tetto massimo di due tocchi realizzabili, quasi come se la palla scottasse, bruciasse. Stop, alza la testa e passala, così a ripetizione. Andando avanti sempre con questo passo, si giunge a un trio, o quartetto a seconda dell’assetto, in movimento costante. Parliamo degli attaccanti, che si auto-giostrano a seconda delle fasi del match e delle caratteristiche dei singoli. Tutti hanno l’autonomia di accentrarsi o decentrarsi, poiché in ogni caso verrebbe prontamente coperta la sua posizione in campo. Di tal maniera, regna un’imprevedibilità tale da mettere spesso in difficoltà la difesa avversaria. Lo abbiamo visto ieri con Traoré, Raspadori e Boga, lo vediamo di solito con Berardi, Djuricic e Caputo. Ennesima dimostrazione che a contare in questo caso non è il singolo, ma il credo tattico di un tecnico giovane ma con un futuro sfavillante.

In conclusione, possiamo tranquillamente affermare che il Sassuolo sia tra le realtà più belle del nostro calcio. Purtroppo, è inusuale che l’idea di dominio del gioco appartenga ad una provinciale, fatta eccezione per l’Atalanta, che ormai è effettivamente una “big”.
Al contrario, gli emiliani puntano sempre allo spettacolo, al divertimento, al piacere dello spettatore e del calciatore stesso. Del resto, giocare divertendosi rende il calcio decisamente più semplice.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.

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