Le cinque cose che mi mancano di più del calcio

“Da quando Baggio non gioca più…”

Cesare Cremonini Marmellata #25

Cantava Cesare Cremonini nel suo storico pezzo. In realtà, analizzando la situazione attuale, potremmo a buona ragione affermare che da quando non c’è più il calcio, non è più domenica.

L’ultimo squillo della nostra cara Serie A c’è stato lo scorso 9 Marzo, con il desolante posticipo Sassuolo-Brescia di cui resterà solo l’invito, fatto da Ciccio Caputo dopo una rete, di restare tutti a casa: da allora, due settimane di vuoto totale. Senza calcio e senza tutto l’indotto che vi gravita intorno, che per la stragrande maggioranza di noi italiani, un popolo che mangia “pane e pallone” significa, sommata a quello che stiamo vivendo nella quotidianità, sviscerata ormai da ogni briciolo di normalità, una sola cosa: tristezza totale.

Dire che ci manca il calcio è fin troppo semplice e generalizzato, quasi un’ovvietà: come dire che ci manca la nostra ragazza, specie di questo periodo. Ma, riflettiamoci, cosa è venuto a mancare nelle nostre vite pallonare?

La totale assenza di partite ‘di domenica alle tre

A dire la verità, di questo privilegio siamo stati privati già da un pezzo. Con l’avvento delle pay-tv, i famosi diritti televisivi hanno iniziato a fare la voce grossa ed a dirigere, di fatto, il mondo del calcio.

Quello che una volta era una lieta costante nelle vite di tutti gli uomini di pallone, vale a dire il solito appuntamento postprandiale nel giorno in cui anche Dio si riposò, da qualche tempo non vale più. Il nostro è diventato, col tempo, un campionato “spezzatino”: le gare disputate di domenica alle ore 15.00 sono ormai da qualche anno, di norma appena tre. Si parte usualmente con l’anticipo del sabato alle 18, per arrivare al posticipo del “Monday Night”.

Quasi per un processo di adattamento naturale, ci siamo fatti andar bene anche questa miseria di appena tre gare, che seppur talmente poche da portare di fatto alla scomparsa della famosa e tanto apprezzata “diretta gol”, ci riempivano lo stomaco.

Stop a trasmissioni televisive ed i talk show calcistici

Siamo un popolo che vive di calcio, si era già detto? L’appuntamento col pallone, nella vita dell’italiano medio, non si esaurisce in quei magici novanta minuti, ma va ben al di là. I talk show ad impronta calcistica abbondano, e sono tutti enormemente seguiti. Uno zuccherino, un modo per autoingannarci e farci credere sia sempre tempo di partite: un’estensione dei tempi moderni alle “chiacchiere da bar“. Perché se Maometto non va alla montagna…

Non dobbiamo più schierare la formazione del Fantacalcio

Nato più di qualche anno fa proprio nel nostro Paese, questo gioco è diventato d’interesse forse anche maggiore al campionato stesso: una rilevanza talmente grande tanto da infastidire non di rado i calciatori, continuamente spronati dai fantallenatori.

Spesso e volentieri con modi poco educati, sui social e dal vivo, a far meglio per una causa che esula da quelli che sono i loro reali interessi. Quanto è bello cimentarsi nelle vesti dell’allenatore ed improvvisarsi talent scout in sede d’asta? Un “+3” di un “nostro” non ci fa forse gioire quanto quello di un calciatore della nostra squadra del cuore? Interroghiamoci e meditiamo, gente.

La bolletta, la schedina la domenica con gli amici

Domenica mattina, suona la sveglia. Prendiamo il cellulare, apriamo la rubrica ed iniziamo il classico giro di telefonate tra “i soliti”. Ci si da appuntamento presso il bar preferito: aperitivo e “bolletta“. Il modo più bello, insieme ovviamente al fantacalcio, per seguire anche le gare che non tangono direttamente gli interessi della nostra squadra del cuore. Spendere 3€ per una giornata alla speranza del colpaccio e un caffè in compagnia… onesti, quanto ci manca?

Seguire le serie minori e tifare la squadra di paese

Che il mio undici più blasonato giochi o meno, personalmente fa poca differenza. Ma posso reputarmi fortunato: col fatto che il mio Napoli giochi partecipi ormai abitualmente alle coppe europee, è una vera e propria mosca bianca vederlo scendere in campo nel regolare appuntamento domenicale delle 15.00.

Questo mi permette, con mio grande piacere, di seguire l’altra mia musa calcistica: il Sorrento. Chi di noi non ha un “amore segreto” nelle serie minori? Vivere l’ambiente, calarsi nell’atmosfera e respirare l’odore dell’erbetta da così vicino è una vera e propria libidine, un privilegio. Si capiscono tante cose, vivendo il calcio di periferia: dalle dinamiche più intrinseche all’interno di un collettivo, a quello che devono vivere settimanalmente arbitri, dirigenti e calciatori. Ci si crea la propria cerchia di amici, si instaurano rapporti con i nostri beniamini.

Si vive il “pallone” in ogni sua sfaccettatura.

Se è un incubo, svegliateci: che tutto questo possa finire quanto prima, così da farci tornare alle nostre vite. A respirare calcio.

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Appassionato di sport, malato di calcio. Tifoso del Napoli e del Sorrento. Studente di Medicina. Sogno di diventare medico, di vedere uno Scudetto.. ma mai sei numeri, oh!

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