Come spesso si fa nel calcio e non solo, il giorno dopo una pesante sconfitta è quello in cui si cerca di razionalizzare a freddo quanto accaduto. 

Quello di ieri sera è stato uno dei primi big match del campionato ad essere davvero decisivo: l’Inter aveva l’occasione di superare i cugini milanisti in testa al campionato dopo un girone di dominio, mentre la Lazio poteva sfruttare il buon momento di forma per allungare sulla zona Champions e, magari, proiettarsi anche più in alto.

Alla vigilia della gara, nelle rituali conferenze spesso ricche di pre-tattica è stato lo stesso Simone Inzaghi ad allontanare pensieri di questo tipo: la Lazio ha trovato continuità solo da gennaio e le competitors per la Champions non hanno quasi mai rallentato. Parlare quindi di sogno scudetto a -9 dalla vetta (oggi -10) e con un doppio scontro da giocare tra una settimana contro una delle squadre più forti del mondo sembrava effettivamente eccessivo. 

Il fantasma del pre-lockdown e alcune incognite

Il primo tema resta questo: ogni volta che la Lazio è in forma e raggiunge una striscia di vittorie si cerca sempre di rievocare il rendimento stellare dell’anno scorso pre-lockdown. Bisogna essere chiari, quella squadra nel bene o nel male non esiste più e mai si potrà ripetere per una serie di ragioni: continuare a fare questi paragoni non aiuta un gruppo che però resta qualitativamente pronto e, soprattutto, un tutt’uno anche con l’allenatore stesso.

Ad ogni modo, entrambe le squadre arrivavano con alcune incognite da risolvere. L’Inter ha giocato una partita in più questa settimana, una prestazione opaca in semifinale di Coppa Italia che ha molto fatto discutere sui risultati di Conte al di fuori del campionato. 

La Lazio ha potuto preparare la sfida con una settimana di tempo, ma con varie defezioni per infortunio: oltre a Strakosha e Luiz Felipe si sono aggiunti Luis Alberto, che ha avuto qualche piccolo problema in settimana, e soprattutto Radu. Il difensore rumeno si era fermato nell’allenamento di venerdì, aveva dato poi disponibilità a partire con la squadra sabato salvo poi dare forfait negli istanti prima dell’inizio della partita (era presente in tutte le formazioni ufficiali) in favore di Hoedt: stesso errore strategico dell’andata in cui lasciò il campo dopo 15 minuti (in quel caso entrò Bastos, ma anche lui per meno di mezz’ora). È di nuovo Inzaghi a ribadire quanto sia stata decisiva questa mancanza nella line-up titolare con Acerbi che si è dovuto spostare sul centro-sinistra lasciando la marcatura di Lukaku all’olandese.

Dubbi e critiche sulla difesa

Il tema che qui si potrebbe aprire è un grande classico in voga nell’ambiente biancoceleste: un reparto difensivo non all’altezza. Se è vero che qualunque grande squadra andrebbe in difficoltà con due terzi della difesa titolare indisponibile, è anche vero che sia Radu sia Luiz Felipe non sono nuovi a noie fisiche ricorrenti. Ribadire ancora una volta le pecche del mercato laziale degli ultimi anni in quel settore di campo sarebbe ridondante e, in questo momento del campionato, ingiusto.

È un dato di fatto però che sono emersi dei limiti importanti del reparto su tutti e tre i gol. Senza soffermarsi sull’analisi del rigore, nell’azione che lo ha procurato Hoedt esce dalla marcatura compiendo un passo in più verso la palla: tale passo sarà fatale nel marcare Lautaro che si ritrova da solo davanti a Reina.

Il secondo gol nasce da un rimpallo, ma anche dalla disattenzione collettiva della squadra convinta di potersi fermare per il fuorigioco: Lukaku si ritrova totalmente solo (nella zona al confine tra Patric e Hoedt) e non sbaglia.

Il terzo gol è una grande ripartenza del gigante di Anversa che sfrutta fisicità e velocità puntando Parolo: il centrocampista di Gallarate non tiene il passo e si fa superare, evidenziando un non totale adattamento al nuovo ruolo di libero. Patric, che stringe sulla palla anziché marcare Lautaro, e Acerbi, costretto perennemente a rincorrere a metri di distanza poiché impiegato di fatto come ala sinistra aggiunta, completano il quadretto.

Sfida tattica vinta da Conte: difesa attenta e ripartenze

La Lazio ha avuto la maggior parte del possesso palla, giocando per buona parte del secondo tempo nella metà campo avversario ma senza creare neanche una vera palla gol. Una sterilità che è la conseguenza di una serie di concause. 

Andare a Milano cercando di fare la partita denota certamente una buona personalità del gruppo, ma allo stesso tempo è un approccio che ben si sposa al gioco di ripartenze costruito da Conte. I biancocelesti si sono trovati sotto per due episodi in brevissimo tempo e hanno messo in discesa la partita per i nerazzurri: una difesa eccezionale (in particolare un eccellente Skriniar), un Barella capace di accendere rapidamente i rovesciamenti di fronte e un tandem d’attacco rodato hanno concluso l’opera.

Spesso si è soliti dire che i ragazzi di Inzaghi hanno il vantaggio rispetto a molte rivali di avere maggiori opzioni di scelta nel costruire l’azione: gli esterni, le combinazioni centrali, la fisicità. 

Ieri sera i duelli sugli esterni sono stati vinti di fatto dai nerazzurri: Marusic ha giocato una discreta prestazione tenendo Hakimi, ma senza particolari lampi; Lazzari ha decisamente perso uno scontro agevole sulla carta contro Perisic, che non si è mai fatto puntare, non ha mai concesso il fondo ed ha sempre chiuso le diagonali.

Anche lo scontro a centrocampo è stato vinto dagli interisti. La scelta del doppio regista ha costretto Bastoni ad alzarsi molto per marcare Milinkovic Savic: il serbo ha giocato moltissimi palloni segnando anche il gol del momentaneo 2-1, è stato il biancoceleste che ha corso di più e certamente il migliore dei suoi. Tuttavia, le incursioni non hanno dato i risultati sperati, così come le trame con Lazzari. 

Luis Alberto, Correa e Immobile sono sembrati tutti e tre spenti, costretti a palleggiare al limite dell’area avversaria ma senza saltare l’uomo né creare veri pericoli per la porta di Handanovic. 

I cambi, infine, non hanno cambiato l’inerzia della partita. Bene Escalante, non bene Parolo, forse evitabile il doppio cambio Muriqi-Caicedo, tardivo quello di Pereira la cui collocazione non è ancora chiarissima ed entrato ormai a giochi fatti. 

Conte ha vinto la partita personale contro Inzaghi compiendo alcune scelte peculiari che, alla prova dei fatti, hanno pagato: oltre al già citato Perisic, l’esperimento del “doppio regista” ha permesso ad Eriksen di liberarsi spesso tra le linee per imbucare i compagni e anche andando al dribbling in alcuni casi. A costo di privare di un po’ di libertà offensive Barella, potrebbe essere questa la collocazione tattica corretta per il danese. A completare il reparto un Brozovic sempre più affermato come uno dei migliori mediani di tutta la Serie A: primo per km percorsi, ottima media di passaggi riusciti e primo della squadra per passaggi in avanti completati. 

Considerazioni del giorno dopo e crocevia

Le considerazioni del giorno dopo sono dolci-amare: l’Inter arriva al derby da favorita, con un punto in più e con una maggiore consapevolezza di sé. Il Milan nelle prossime due partite dovrà mettere da parte il black-out contro lo Spezia e decidere il proprio destino in campionato.

La Lazio si è fatta recuperare da Atalanta e Napoli (con una partita in meno) e non ha tenuto il passo della Roma. Il quarto posto è ancora ampiamente alla portata, ma i biancocelesti non si possono permettere più pause di riflessione. Sabato all’Olimpico arriva la Sampdoria di Ranieri, non esattamente la migliore squadra da affrontare quando devi vincere a tutti i costi; due giorni dopo si volerà a Monaco a giocare una sfida ricca di fascino. 

Gli ottavi di Champions sono un traguardo di prestigio raggiunto, ma saranno anche un crocevia della stagione: passare il turno sembra davvero un’impresa, ma c’è modo e modo di uscire dalla competizione e la Lazio dovrà essere brava a gestire le proprie risorse mentali in tutti i casi.

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

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