Dopo qualche giorno di pausa, trascorso amabilmente tra albori di calciomercato e soprattutto grande calcio di caratura europea, in casa Lazio è tempo di tirare le somme sulla stagione appena conclusa.

Portieri: la fine di un ciclo

REINA 3: titolare fino a dicembre, è presente in tutte le peggiori sconfitte della stagione e ha colpe su quasi tutti i gol subiti.
STRAKOSHA 6: annata nella media, anche osservando il dato dei gol subiti e del parametro PSxG; ha avuto la capacità di non far pesare la clamorosa papera contro il Galatasaray di settembre che avrebbe potuto far terminare con quasi 10 mesi d’anticipo la sua esperienza a Roma. 

Difensori: l’incubo è finito, almeno per quest’anno

LUIZ FELIPE 4: forse anche distratto dal suo stesso futuro, definito soltanto a marzo, l’italo-brasiliano è stato titolare per necessità fino ad aprile, non è mai riuscito a guidare la linea difensiva come Sarri avrebbe voluto e ha collezionato quasi soltanto prestazioni negative.
ACERBI 5: parlando dell’aspetto tattico, all’inizio dell’anno è stato in assoluto il difensore più spaesato nel difendere con la linea così alta; nel girone di ritorno, al netto di qualche follia qua e là è migliorato e ha anche fatto gol pesanti (compreso il famoso gol da annullare contro lo Spezia). Dal punto di vista comportamentale invece il voto sarebbe stato probabilmente sotto il 4.

PATRIC 5.5: il centrale più vicino alla sufficienza non è un centrale. Costretto agli straordinari dai compagni di reparto, sicuramente ci mette tanto impegno ed è quello che più si adatta ai nuovi meccanismi. In ogni caso la buona volontà non può essere sufficiente a questi livelli.
RADU 5+: meglio da terzino che da centrale nonostante qualche acciacco, è difficile chiedergli più di così.

LAZZARI 6.5: la prima e unica sufficienza del reparto arriva dal giocatore che forse più ha fatto ricredere i critici. La metamorfosi in terzino a 4 è riuscita con discreti risultati: se le lacune difensive ci sono e probabilmente rimarranno sempre, in attacco ha migliorato decisamente la sua ultima scelta ed è il primo per progressioni palla al piede del campionato. 
MARUSIC 5.5: medio in tutto. In difesa fa meno errori degli altri quindi risaltano di meno, in attacco è totalmente nullo: a sua discolpa, però, è stato schierato tutto l’anno a sinistra per mancanza di alternative, il che lo ha costretto puntualmente a perdere almeno un tempo di gioco quando chiamato in causa.
HYSAJ 4: parte da titolare perché conosce meglio di tutti i nuovi meccanismi, ma fin da subito è in affanno e in attacco non partecipa. Anche lui schierato a sinistra, ha sulla coscienza molti punti pesanti.

Centrocampisti: tanta qualità e qualche sorpresa 

MILINKOVIC-SAVIC 9: quasi all’unanimità il centrocampista migliore della Serie A 2021/22, 11 gol e 11 assist per la sua miglior stagione in carriera. Una continuità di rendimento totale, primo per minutaggio, chilometri percorsi e palloni giocati, secondo miglior marcatore della squadra: ogni parola è riduttiva, giocatore di un altro livello capace di far reparto da solo.

LUIS ALBERTO 6.5: terza miglior stagione da quando è a Roma, non male per chi non si sarebbe mai adattato al 4-3-3. Cresce anche nel pressing e in fase difensiva. Restano però lacune comportamentali enormi: perché presentarsi in ritardo al ritiro con un nuovo allenatore? Era proprio necessario saltare l’ultima di campionato in casa per volare a Siviglia?
BASIC 5: un uomo un retropassaggio. A inizio stagione sembra avere dei margini di miglioramento importanti ed è in grado di dare equilibrio a un centrocampo molto debole nel fare da filtro; da gennaio ha un’involuzione drastica e resta l’unico cambio a disposizione in panchina. 

LEIVA 5.5: non è il play più adatto, ma si mette a disposizione da campione quale è. In interdizione va in affanno appena si alzano i ritmi, ma la qualità è ancora quella di una volta.
CATALDI 5.5: i famosi “autunni di Cataldi”. Per l’ennesimo anno a ottobre sembra il nuovo acquisto in mediana, da gennaio in poi cala anche lui e torna ad accomodarsi in panchina. Qualità nel palleggio utile contro squadre meno attrezzate, ma va in difficoltà quando i ritmi si alzano.

Attaccanti: un capocannoniere e nuovi acquisti

IMMOBILE 8: capocannoniere per la terza volta da quando è a Roma, primo italiano a raggiungere il titolo per 4 edizioni e a -1 dal record di Nordahl. Nonostante il cambio di modulo si adatta, migliora anche spalle alla porta e continua a fare reparto da solo: dall’asse con Milinkovic nascono tutte le fortune della Lazio.

FELIPE ANDERSON 7: secondo giocatore più impiegato per minutaggio, primo per numero di presenze. Gioca le 46 partite senza avere un ricambio e mostra una crescita clamorosa: se è vero che gli strappi in avanti non sono stati costanti per tutto l’anno è anche vero che difensivamente si mostra sempre sul pezzo (dati alla mano è tra i primi, anche sopra i difensori, per recuperi palla, pressing e contrasti). Il bottino di 6 gol e 8 assist è il suo secondo migliore dal 2014/15, ma può fare di più.
ZACCAGNI 6.5: comincia con qualche infortunio, a metà stagione si accende e diventa un’arma in più sempre pericolosa e in grado di creare superiorità. A fine stagione torna su ritmi più normali.
PEDRO 6.5: terzo miglior marcatore della squadra, viene accolto a braccia aperte dopo esser stato scaricato dai rivali di sempre e appare pronto fin da subito e con il coltello tra i denti. Nella seconda parte di stagione si deve fermare ai box per un problema fisico, ma al ritorno si mostra in condizione. Giocatore dalla classe superiore.

Bonus – società e dirigenza: due insufficienze e una speranza

SARRI 6: il primo atto del nuovo corso porta un quinto posto (terzo miglior piazzamento dell’era Lotito) migliorando il risultato dell’anno scorso, ma con 4 punti in meno. La crescita della squadra si è vista, ma il processo è stato più lungo del previsto e con molte fasi di rigetto: buoni i risultati offensivi (secondo miglior attacco), totalmente da ricostruire dalla linea mediana in giù.

Ha lavorato per tutto l’anno quasi senza difesa, con elementi restii ad adattarsi alla nuova guida e molti titolari sicuri di non esserci l’anno successivo. Poco comprensibile la scelta di Reina titolare fino a dicembre.
Resta una speranza su cui costruire il futuro.

LOTITO 3: in affanno fin da subito con la questione dell’indice di liquidità, non fa gli abbonamenti e torna allo scontro aperto con la sua tifoseria. Promette di “scendere in campo” il 30 gennaio per concludere degli acquisti, ma arrivano Kamenovic e Cabral (235 minuti in 2); in queste ore dichiara che “sta lavorando anche per i tifosi biancocelesti”, ma per la presentazione dei documenti necessari a iscriversi in Serie A attende fino all’ultimo quarto d’ora.
TARE 4.5: durante il mercato estivo si lascia sfuggire Kostic riuscendo a inimicarsi anche l’Eintracht Francoforte e ripiega su Zaccagni che si dimostra una buona soluzione. In difesa non arriva nessuno nonostante i centrali di ruolo siano 2, anche per il play si è posticipato l’investimento a quest’estate. Affronta la stagione con 5/11 in scadenza e a gennaio sostituisce Muriqi con Cabral che, per stessa ammissione del mister, non era un profilo condiviso. Nel mezzo, una contestazione mai finita con i tifosi e una convivenza difficile con il nuovo allenatore.

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.