L’assenza di un giudizio medio sulla Juve di Pirlo

Andrea Pirlo - Conferenza Stampa Presentazione Juventus U23 - Foto Juventus FC

E’ risaputo, i titoli servono a far cliccare e far comprare, cosa già da un po’ riconosciuta. Tuttavia, tra un titolo e la realtà che vuole racchiudere c’è tanta differenza. In primis, perché non tiene conto di come la realtà stessa si vada pian piano modificando (in meglio o in peggio). In seconda battuta perché, per sua natura, spazia da un opposto all’altro senza contemplare la via di mezzo.

La Juventus di Pirlo

L’esempio lampante di quanto appena detto, almeno per quanto riguarda ciò che noi trattiamo, il mondo del calcio, è la Juventus di Andrea Pirlo. L’ex centrocampista bianconero si è laureato con una tesi dal titolo “Il calcio che vorrei“. Nulla di strano se pensiamo ad uno tra i migliori registi di sempre che consegue il titolo idoneo per poter allenare. Il problema sorge quando la sua tesi diventa oggetto di miriadi di articoli. Ed è subito un Pirlo visto come rivoluzionario.

Tuttavia, se ci pensiamo bene, il vero rivoluzionario sulla panchina della Juventus è stato Maurizio Sarri. L’ex tecnico di Napoli e Chelsea ha subito messo in chiaro che la sua Vecchia Signora sarebbe stata tutt’altro che sarrista. Eppure, la sua annata si è rivelata fallimentare. Complice – forse – la distanza incolmabile tra la sua figura e quella che i tifosi della Juventus reclamavano per il post Allegri.

Pirlolandia

Ecco quindi che Pirlo risulta essere il vero rivoluzionario. Si parla subito di “Pirlolandia” dopo il 3 a 0 contro la Sampdoria. L’ex azzurro campione del mondo – attualmente – ci ha fatto vedere come il suo modulo sia tendenzialmente un 3-4-1-2 o (di recente) un 3-5-2. Qui gioca un ruolo chiave Danilo, che in fase di impostazione tende ad allargarsi, mentre l’esterno di turno, diametralmente opposto, scende. Certamente un qualcosa che in teoria funzionava. In pratica, così facendo, la Juve risulta essere un po’ troppo scoperta.

A penalizzare ulteriormente Pirlo si aggiunge un mercato bianconero condotto sulla base di una idea (forse) di ridimensionamento della società, forse in ottica di una fase transitoria. L’unico vero grande acquisto è stato Federico Chiesa (e pensare che all’apertura del mercato i nomi fatti erano stati molto più grossi, si parlava di Suarez da affiancare a Ronaldo).

Questione di tempo

I risultati sperati – comunque – non sono arrivati. Roma, Crotone e Verona sono stati tre pareggi, con un bilancio passivo di 4 goal subiti. Difatti, l’unica altra vittoria dei bianconeri è stata quella a tavolino contro il Napoli. Pirlo – che aveva vinto al suo esordio da allenatore in Champions – è poi caduta alla seconda del girone, contro uno dei Barcellona più spenti che sia siano mai visti (reduci peraltro da un pesante 3 a 1 nel Clasico).

Tutto ciò è semplicemente la fase di assestamento di una squadra ancora in costruzione. Un 11 – non di certo fisso e collaudato – che ha bisogno di tempo. Basti pensare ai tempi di ambientamento di Arthur o all’estro di Kulusevski. Certo, con Ronaldo due dei tre suddetti pareggi non ci sarebbero state: sono partite dove il singolo può fare la differenza, soprattutto se il singolo è uno dei giocatori più forti di sempre.

Un po’ di rassegna stampa

Si è passati dai paragoni con Zidane al più recente titolo del Corriere della Sera: “CR7 entra e toglie dall’imbarazzo Pirlo e la Juventus“. In così poco tempo un’escalation simile è grave? O forse è frutto di un’accentuazione forzata del personaggio, che porta sulle spalle un grandissimo cognome? Non è detto che il Pirlo allenatore sia forte come il Pirlo calciatore. Ma l’importanza del cognome difficilmente ce la si può togliere di dosso.

Ad inizio ottobre la Gazzetta titolava “Il Maestro Pirlo dà l’attacco“. Verso la fine parlava invece di “Mister X” (in riferimento al terzo pareggio di fila dei bianconeri in campionato). Il più recente TuttoSport ha invece parlato di “Juve fragile“. Considerando che, comunque, la società non sembra avere alcun rimorso per la scelta di aver affidato la panchina ad un allenatore senza gavetta, l’unico giudizio medio ci arriva proprio da loro. ù

Ed intanto – tra alcuni tifosi – la nostalgia di Allegri aumenta…

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

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