Da esubero a fondamentale, dall’aereo per Sevilla alla permanenza a Milano tra l’intuizione di Luciano Spalletti e la conferma di Antonio Conte. Marcelo Brozovic ha avuto un’importante crescita negli ultimi tre anni, merito della sua capacità di adattarsi al ruolo di regista e alle richieste dei suoi allenatori.

La nascita e l’exploit da regista

Luciano Spalletti, dopo averlo schierato come trequartista oltre che interno ed esterno di centrocampo, lo piazza davanti alla difesa nel ruolo di regista. È l’11 marzo 2018 e da quella gara tra Inter e Napoli Brozovic non si schioda più da quella posizione, tanto da ricevere la conferma sia in campo sia fuori, con le parole del tecnico qualche mese dopo la prima volta: «Ha la qualità per essere regista, ha la bussola. Ma deve spendere meno energie, così da essere più preciso».

Come si può vedere, nel corso degli anni il croato diventa sempre più fulcro del gioco e lo si può notare dal suo giocare prevalentemente nella zona centrale del campo che si tratti del 4-2-3-1 di Spalletti o del 3-5-2 di Conte. La grande duttilità di Brozovic si presta infatti ad entrambi gli stili di gioco indipendentemente dal modulo e dalla disposizione di gioco. Ad esaltare il nuovo ruolo di Marcelo sono alcuni dati sulla sua stagione 2018/2019, la prima completa da regista.

Brozovic contava una media di 77.52 passaggi in 32 partite con una precisione del 90,77%, non disdegnano la parte difensiva avendo oltre 9 duelli difensivi a partita, 8 intercettazione di media nei 90′ e recuperando nella metà campo avversaria quasi 5 palloni a partita oltre ai 12.505 km corsi di media, record per l’annata di Serie A. Numeri che rappresentano la miglior stagione di Brozovic prima di quest’anno. Eppure già il Mondiale in estate aveva fatto da antipasto per quella che sarebbe stata la stagione in nerazzurro, visto il raggiungimento della finale con la sua Croazia.

La conferma sotto la guida di Conte

Se con Conte si poteva pensare che Brozovic avesse potuto avere problemi di adattamento con il suo 3-5-2-, il croato sista dimostrando ora come non mai un elemento fondamentale per l’allenatore italiano. Con l’arrivo del tecnico leccese, Marcelo è migliorato ancora di più sul piano dell’intensità e della costanza, caratteristiche che nei periodi più bui di Brozovic era sempre mancati. La fama del “discontinuo” che si portava dietro se l’è pian piano scrollata di dosso dimostrando le sue qualità.

Anche quest’anno, per non dire soprattutto, Brozovic sta rendendo al top nel suo ruolo grazie anche ad un reparto di assoluto livello: giocatori come Nicolò Barella, Arturo Vidal e Christian Eriksen esaltano le doti da metronomo del croato che può contare sul dinamismo del sardo, l’esplosività del cileno e della classe del danese. Tra le migliori partite di Brozovic in questa stagione c’è sicuramente quella con la Lazio vinta 3-1, cruciale per effettuare il sorpasso al Milan proprio la giornata prima del derby. Marcelo ha percorso 14 km nell’intera partita (primo tra i 22 in campo) dando il via con un intervento al secondo gol di Lukaku e con un lancio al contropiede del gol di Lautaro. Una partita superlativa che lo incorona ancora una volta come uno dei migliori registi in circolazione.

Come fermare o limitare Brozovic?

Difficilmente l’Inter non passa da Brozovic per impostare ma è altrettanto difficile limitare le doti del croato. L’ultimo esempio in ordine cronologico è quello di Dejan Kulusevski che Pirlo mise a uomo su Brozovic a tutto campo: questa manovra naturalmente limitava in fase offensivo lo svedese, ma allo stesso tempo chiudeva la maggior fonte di gioco nerazzurra grazie all’ottimo lavoro dello svedese in quella circostanza. Il problema è che se il marcatore in questione non limita a dovere Brozovic, la squadra finisce per giocare uno in meno lasciando comunque al croato ampi margini di manovra.

È davvero un top nel suo ruolo?

A questo punto sorge spontanea la domanda: si può considerare Brozovic come uno dei migliori in Europa per costanza di rendimento? Effettivamente sono anni che Brozovic sta sempre più diventando l’equilibratore di questa squadra composta da una difesa solida e un attacco di qualità legando le due fasi. Quello che manca è un titolo vista l’Europa League sfumata in finale e un campionato che prima di quest’anno era di proprietà Juventus. Un trofeo per riempire una vuota da un decennio e per consacrare anche a livello di titoli l’ascesa di Marcelo Brozovic.

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