L’addio di Marchisio, il Principino della Vecchia Signora

Claudio Marchisio

Si è conclusa oggi la carriera di uno dei migliori giocatori della sua generazione, capace di coniugare qualità e quantità in mezzo al campo oltre ad una personalità esemplare. Stiamo parlando di Claudio Marchisio, simbolo di “juventinità” e professionalità.

Un Principino per la Vecchia Signora

Arrivato in bianconero all’età di 7 anni, Marchisio ha sempre messo la Juventus prima di tutto e tutti. L’annata in Serie B e il prestito all’Empoli sono stati sin da subito un segnale di sacrificio e amore per la maglia decidendo di accettare la cadetteria, dove giocò 25 volte, e aspettando il suo tempo facendosi le ossa a Empoli, dove lo stesso centrocampista ha spiegato come la sua breve parentesi toscana lo abbia aiutato tantissimo a crescere come uomo. Una volta tornato a Torino non lasciò più quella maglia per altri dieci anni totalizzando 389 presenze con 37 reti e 43 assist a referto tra competizioni nazionali ed europee prima di ultimare la propria onorata carriera allo Zenit San Pietroburgo.

“Ho vissuto un sogno”

Venticinque anni a tinte bianconere condite da innumerevoli successi con quattro Coppe Italia e sette Scudetti, entrambe le competizioni vinte consecutivamente oltre a tre Supercoppe Italiane, un Campionato di Serie B e una Campionato russo, ultimo trofeo prima dell’addio. Una carriera che difficilmente poteva essere migliorata a livello di trofei se non con la Champions League che manca alla Juventus da quando Marchisio aveva dieci anni,

Ora Claudio si avvicina ai 34 e dopo il brutto infortunio del 17 aprile 2016 contro il Palermo non è più riuscito a tornare quello di un tempo ma nulla cancellerà ciò che è stato fatto da Marchisio sia con la Juventus sia con la Nazionale dove conta 55 presenze.

Un esempio per tutti i giovani, dentro e fuori dal campo, di professionalità

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