“Tra me e Mirabelli non c’è feeling, siamo su due onde totalmente diverse. Il suo atteggiamento come dirigente non lo accetto, non lo condivido e non glielo permetto. Non abbiamo nessun accordo con nessun’altra squadra e sicuramente non lo faremo in brevi tempi. Io credo che quello che sia stato fatto è molto vicino o è già mobbing”.

Queste sono solo alcune delle parole dette da Carmine Raiola, meglio conosciuto come Mino, agente di tanti calciatori di fama mondiale, ma soprattutto di Gianluigi Donnarumma. Il procuratore in questione – a seguito del mancato rinnovo del portiere di Castellammare di Stabia con il Milan – è stato vessato su ogni fronte: da quello mediatico a quello dei social network. Ma ancor prima di entrare nel merito della questione, è doveroso fare una premessa di carattere squisitamente giuridico: Raiola ha parlato di mobbing, ma cos’è questa fattispecie, riguardante l’ambito del diritto del lavoro, da lui citata?

La sentenza del Tribunale di Torino datata 16/09/1999 (in Resp. Civ. e Prev. 2000, 725) ci spiega come il mobbing si configuri “allorché il dipendente è oggetto di soprusi da parte dei superiori ed in particolare allorché vengano poste in essere nei suoi confronti pratiche dirette ad isolarlo dall’ambiente di lavoro e nei casi più gravi ad espellerlo, pratiche il cui effetto è di intaccare l’equilibrio psichico del prestatore”. Una recente pronuncia invece del Tribunale di Milano 03/05/2016 n° 1329 (il Sole 24 ore Mass. Rep. Lex 24, 2016) ha precisato come “nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, il mobbing si sostanzia in una condotta sistematica e protratta nel tempo, che concretizza, per le sue caratteristiche vessatorie, una lesione dell’integrità fisica e della personalità morale del prestatore di lavoro, garantita dall’art. 2087 CC. Trattasi di un comportamento illecito che costituisce una violazione dell’obbligo di sicurezza gravante sul datore di lavoro e che può realizzarsi con comportamenti materiali o provvedimenti del datore di lavoro indipendentemente dall’inadempimento di specifici obblighi contrattuali previsti dalla disciplina del rapporto di lavoro subordinato”.

Dopo aver fatto questo chiarimento, ampio ma inevitabile viste tutte le notizie che stanno fuoriuscendo negli ultimi giorni, andiamo ad analizzare il fatto: Gianluigi Donnarumma, alla tenera età di 18 anni, è il portiere titolare di una squadra che trasuda storia quale il Milan.

Lanciato dall’allora allenatore del Milan Sinisa Mihajlovic, una mite domenica d’autunno contro il Sassuolo, ha pian piano conquistato il cuore dei tifosi del Diavolo, persino soppiantando l’ottimo lavoro svolto da Diego Lopez ai tempi. Donnarumma, alla stregua da uomo libero, può scegliere se rinnovare o o meno il suo rapporto contrattuale con squadra per cui gioca, ma certamente deve contemplare come alla luce di alcuni comportamenti antecedenti al rinnovo sia inevitabile addivenire ad alcune conseguenze.

Il bacio allo stemma sulla maglia del Milan alla fine di Milan – Juventus (conclusasi 2-1, con goal su rigore di Dybala in zona Cesarini) è una chiara dichiarazione d’amore. Lo striscione “Dollarumma”, apparso ieri durante la gara dell’Europeo Under 21 Danimarca – Italia (partita vinta 2-0 dagli azzurri, in cui Donnarumma stesso ha fatto un’egregia parata), i dollari finti buttati sotto la sua porta e molto altro sono le conseguenze di una promessa mancata. Questioni di cuore? Può darsi. Il ragazzo, dal canto suo, sembra aver reagito bene, anche se un po’ di nervosismo trasudava dal suo viso.

Poi la sera sono arrivate le parole di Raiola: dapprima si parlò di una conferenza stampa, poi soltanto Sky, Mediaset Premium e la Rai hanno trasmesso verso mezzanotte un’intervista “a reti unificate” al procuratore in questione. Nemmeno fosse il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Un’attenzione quindi spropositata dei media ha gonfiato il caso più del dovuto. Il dubbio è che Raiola stia confondendo gli screzi con il direttore sportivo del Milan, Massimiliano Mirabelli, con il mobbing. E qui torniamo anquanto sopra citato. Lo stesso Ds, congiuntamente con Marco Fassone, direttore generale del Milan, ha più volte spiegaro come Donnarumma resti comunque un calciatore del Diavolo e la cui titolarità dipenderà esclusivamente dalle scelte di Mister Montella. Niente tribuna punitiva o minacce di mancato rinnovo (almeno in base a quanto appreso ad oggi), niente bossing (la fattispecie che identifica un particolare tipo di mobbing, cioè quello condotto da un superiore, quali dg e/o ds, verso un prestatore, come il portiere).

Intanto Fassone apre le porte ad una riconciliazione, seppur il 99.9% del tifo rossonero sia o contrario o parzialmente favorevole, previo però cambio della procura da parte di Donnarumma dato che al figliol prodigo una porta aperta si lascia sempre; il Real Madrid invece gongola.

Dulcis in fundo: Raiola, durante le dichiarazioni rilasciate dai media nazionali e non nella notte, sembrava arrampicarsi sugli specchi, gli occhi bassi e un discorso molto vago hanno portato ben poca acqua al suo mulino. Al procuratore più nominato del momento, nel bene o nel male, per riacquistare credibilità e tutelare realmente gli interessi del suo curaro, non resta quindi che provare ex 2697 C.C il mobbing (sempre se c’è stato), sempre se non è stato eseguito un semplice abuso su una questione giuridica tutt’altro che semplice e facile da delineare.

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

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