Neanche il tempo di vedere terminare la stagione, che è già tempo di bilanci, con i canonici resoconti di fine anno. Chi ci mette sempre la faccia alla fine della corsa è sempre l’allenatore. Pertanto, è doveroso rendere gloria ai tecnici che davvero la meritano, a chi ha ampiamente sorpreso ma anche a chi si è semplicemente confermato.

Naturalmente c’è da sottolineare che non conta solo vincere. Sono tanti i fattori da considerare, in primis bisogna mettere in relazione il valore e le potenzialità della rosa, il gioco espresso, quanto c’è l’impronta del tecnico nell’anima dell’intero comparto squadra. Poi certo, va reso merito anche a chi vince e basta, ma ne parleremo a breve.

Finite le premesse, presentiamo i cinque allenatori migliori della Serie A 2020-2021, partendo dal quinto posto fino ad arrivare al gradino più alto del podio.

5) Gian Piero Gasperini e la sua Atalanta, 3° posto, 78 punti

Definire l’Atalanta una sorpresa è ormai passibile di eresia. Piuttosto, la Dea è una conferma, perché per il quarto anno di fila è stato raggiunto un piazzamento europeo e per la terza volta di fila sarà Champions League. Più che per il lato puramente tecnico però, quest’anno Gian Piero Gasperini si è superato per quello gestionale. Difatti, è riuscito a far passare sotto banco il polverone Papu Gomez (uno dei simboli della salita al potere della Dea), poiché il campo dice che l’Atalanta ha comunque replicato i grandi risultati della scorsa stagione (anche un anno fa 3° posto con 78 punti, ma con più gol segnati)

Se vogliamo trovare una pecca, la ritroviamo comunque nelle qualità atalantine. Ormai ci aspettiamo il grande salto, la vittoria di un trofeo che, a questo punto del percorso nerazzurro, è doveroso. Anche quest’anno, come due anni fa contro la Lazio, la Dea ha fallito la finale di Coppa Italia, stavolta perdendo meritatamente contro la Juve in finale. Ci vuole il salto in avanti per vincere, Gasperini dovrà saperlo fare per entrare ulteriormente nella storia di Bergamo.

4) Il Sassuolo di Roberto De Zerbi, 8° POSTO, 62 PUNTI

Roberto De Zerbi ci teneva a chiudere il suo ciclo al Sassuolo da vincente e solo per un soffio ha mancato quell’impresa chiamata Conference League, che sarebbe valsa la seconda partecipazione europea della storia per gli emiliani. E’ la differenza reti a colpire i neroverdi, che terminano il campionato a 62 punti come la Roma, ma dietro per uno scarto di soli due gol (+8 vs +10).

In ogni caso, resta la stagione eccezionale del tecnico lombardo, il quale ha messo a referto il record di punti della storia del club, ovvero quota 62; il precedente primato era di 61, della stagione 2015-16. Inoltre, c’è da sottolineare il gioco che ha caratterizzato il Sassuolo, un’idea sempre chiara improntata sul dominio del pallone e sulla qualità.

Ci teniamo a chiudere ricordando in ogni caso i tanti infortuni in casa emiliana, su tutti i problemi del bomber Francesco Caputo, quest’anno fuori ben 13 gare per infortunio. Chissà, magari a quest’ora parleremmo di un record di punti ulteriormente migliorato…

3) L’impresa dello Spezia di Italiano, 15° POSTO, 39 PUNTI

Sfidiamo chiunque a trovare qualcuno che a inizio stagione non dava lo Spezia per spacciato in chiave retrocessione. Lo ha detto lo stesso Vincenzo Italiano una settimana fa: “Abbiamo compiuto un capolavoro, a inizio anno i bookmakers ci quotavano retrocessi a 1,08”. Ed effettivamente è così: la salvezza dei liguri con una giornata d’anticipo è stata un’opera d’arte.

Italiano si è confermato un tecnico davvero promettente dopo quanto di ottimo aveva mostrato l’anno scorso in Serie B, perché, con tutta onestà, sulla carta la rosa dello Spezia è tutto fuorché da salvezza. Terzultimi per un soffio per valore complessivo della rosa (davanti a Benevento e Crotone, fonte Transfermarkt), ultimi per il monte ingaggi (22 milioni di euro, fonte CalcioeFinanza.com). Eppure, poiché il giudice supremo è sempre il rettangolo verde, la squadra ha lottato e si è salvata con pieno, pienissimo merito. Ha stupito il calcio espresso, sfrontato e impavido contro chiunque, con grandissima personalità. Da ricordare le vittorie contro Napoli e Milan, i pareggi contro Roma e Inter.

2) La conferma del Milan di Pioli, 2° POSTO, 79 PUNTI

Sarebbe stato davvero un peccato rovinare un anno meraviglioso, ma per fortuna tutto è bene quel che finisce bene. Stefano Pioli è il principale artefice della rinascita del Milan, finito dietro solo a un’Inter decisamente superiore e dall’impressionante ruolino di marcia.

Visto l’esito finale, si può anche mettere una pietra sopra sul grosso calo di rendimento nel girone di ritorno, nonostante il “titolo” di campioni d’inverno a gennaio. Il Milan ha espresso per lunghi tratti il miglior calcio in Italia, frutto di grande compattezza, organizzazione tattica e la crescita esponenziale di molti singoli, su tutti menzioniamo Franck Kessie e Davide Calabria, probabilmente i migliori della stagione rossonera.

Inoltre, seguendo il discorso espresso per lo Spezia, quanti a inizio stagione avrebbero scommesso su un 2° posto rossonero? Ben pochi, viste le rose migliori che hanno Juventus e Inter, l’altrettanto ottimo livello di Atalanta e Napoli e l’insidiosa Lazio. Un girone di ritorno magico l’anno scorso, un 2° posto più che meritato in questa stagione: in bocca al lupo a Stefano Pioli, colui che ha riportato il Diavolo in Champions League dopo 7 anni di assenza. Nessuno merita di giocarsela più di lui.

1) L’Inter schiacciasassi di Antonio Conte, 1° posto, 91 punti

La palma di tecnico dell’anno non poteva che andare ad Antonio Conte, a colui che è riuscito a spodestare la Juventus dal trono di campione d’Italia dopo nove anni di dominio. Proprio lui che diede inizio al ciclo juventino.

Il tecnico salentino ha vinto con la sua Inter lo scudetto con ben quattro giornate d’anticipo, frutto di un campionato dominato, soprattutto grazie a un girone di ritorno che rasenta la perfezione: 16 vittorie, 2 pareggi e 1 sconfitta (arrivata a titolo già acquisito).

La prima svolta è arrivata il 28 novembre con lo 0-3 a Sassuolo, da quel momento i nerazzurri hanno acquisito una solidità invidiabile, con una difesa a tratti imperforabile, come testimoniato dai soli 35 gol subiti al termine del campionato. Un’altra svolta risiede nell’inserimento in pianta stabile di Christian Eriksen dall’alba della primavera. Il danese ha cambiato ulteriormente modo di giocare alla squadra, che in fase di costruzione agisce con il doppio regista con l’ex Tottenham e Marcelo Brozovic. Infine, chiosa finale sui due totem d’attacco: Lautaro Martinez e Romelu Lukaku. Antonio Conte ha aiutato non poco la Lu-La verso la maturazione definitiva, lo dimostrano i 41 gol in due.
Uno Scudetto vinto con 91 punti, il secondo miglior risultato di sempre per l’Inter (nel 2006-07 ci furono 97 punti), che rientra di diritto nell’élite del campionato italiano.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.

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