La partita vinta contro la Lazio ha scacciato molti fantasmi e ha permesso di rimanere attaccati alle due milanesi. In uno scontro da dentro o fuori i bianconeri hanno tirato fuori il carattere e l’esperienza, ma anche un ottimo calcio al netto delle assenze.
In quella che probabilmente è stato la migliore uscita stagionale della squadra di Pirlo si è rivista una grande certezza: quella “fame” che, dopo aver caratterizzato la Juve dei 9 scudetti, sembrava essersi accasata altrove. L’ultima giornata può quindi essere una svolta cruciale nella stagione.

Vince e convince: i dettami di Pirlo applicati alla perfezione

In primo luogo: la squadra di Pirlo ha finalmente convinto. Non solo per i 3 punti (pesantissimi), ma per la qualità e la capacità di reagire a un grande avversario. Dopo il vantaggio laziale, la Juventus resta fedele ai propri principi e, con il possesso palla e l’aggressività, alza il ritmo costringendo gli avversari nella propria metà campo: a 6 minuti dalla fine del primo tempo Rabiot attacca la profondità su verticalizzazione di Morata, sfrutta la marcatura “morbida” di Hoedt e spiazza un Reina disattento sul primo palo. La manovra bianconera è capace di tramutare il possesso palla in rapide incursioni tra le linee: riprendendo le stesse parole di Pirlo nella sua tesi da allenatore, uno sviluppo offensivo a due velocitàdietro d’attesa e di preparazione, davanti invece veloce e diretto verso la porta dopo il passaggio chiave che libera un giocatore fra le linee” aggiungendo anche che “la trasmissione palla sarà sempre secca e forte”.

Non a caso il goal nasce da una situazione già presentata nella stessa tesi: “I giocatori posizionati tra le linee avversarie devono insistentemente muoversi in modo da avere sempre una linea di passaggio libera, devono essere in grado di rimanere fuori dalla zona d’ombra degli avversari”. 
Nella ripresa la Juventus esce a tutti gli effetti, grazie ancora alla complicità della Lazio. Inzaghi con il doppio cambio Patric-Escalante abbatte la propria squadra: due minuti dopo, i due subentrati sbagliano totalmente la giocata e regalano un altro goal su primo palo, questa volta a Morata.

Chi è il miglior partner di Morata?

Paradossalmente la scelta obbligata dello spagnolo, in seguito all’affaticamento di Ronaldo, ha messo in totale crisi la difesa laziale, in particolare la marcatura fisica e poco dinamica di Hoedt. 
Qui si apre quindi una considerazione, quasi provocatoria: nella partita migliore della stagione Ronaldo non era in campo. Paradossalmente dopo il suo ingresso la Juventus ha smesso di creare: ovviamente in questo ha un peso la fase della partita, nettamente in mano alla Lazio per la ricerca del pareggio, con una Juventus più attenta e in gestione. 
È però fattuale che nell’idea di gioco di Pirlo, sia Morata l’attaccante perfetto: analizzando nuovamente la tesi discussa a Coverciano da parte del tecnico bianconero notiamo come per l’allentatore bresciano “l’attacco della profondità è un elemento molto importante e spesso è proprio l’attaccante che se ne occupa con continuità. […] È necessario inoltre che l’attaccante sia capace di dialogare con tecnica ed intelligenza con i propri compagni per favorire gli inserimenti degli stessi”.

Già in un altro articolo abbiamo evidenziato quanto sia importante l’ex Atletico Madrid per il gioco dello stesso Ronaldo: gli assist in campionato sono attualmente 7, solo uno in meno del primo posto occupato ex aequo da Calhanoglu e Mkhitaryan.
La coppia Morata-Chiesa è apparsa in ottima forma, così come Danilo davanti alla difesa e persino Bernardeschi terzino: è mancato invece un secondo riferimento offensivo, che potrebbe essere quindi un Ronaldo più integrato nel gioco. Sarebbe decisivo per l’assalto all’Inter.

La svolta passa per l’Europa che conta

La svolta può quindi esserci anche in Champions League. La partita di ritorno contro il Porto sarà cruciale per il futuro di Pirlo nella Juve, ma anche per il calcio italiano stesso: con l’Inter impietosamente ultima nel girone e la Lazio annichilita dal Bayern, la pessima prestazione contro il Porto sembrava aver lasciato l’onere di tenere alto il nome della Serie A alla sola Atalanta, anch’essa con una partita di ritorno complessa.
Nell’andata la Juventus non era stata in grado di superare la barriera di Conceicao: i due goal subiti per disattenzioni non da Juve, il possesso palla perlopiù sterile, i riferimenti offensivi fuori dal gioco e incapaci di colpire.

Il goal di Chiesa ha riacceso le speranze, ma martedì servirà una prestazione da squadra: la vittoria in campionato e il turnover possono avere riacceso un organico ricco di giocatori di esperienza internazionale, che raramente si lasciano sfuggire occasioni simili. 

La suggestione scudetto non è ancora tramontata

Infine, c’è un dato di fatto: il sogno scudetto è ancora vivo. Chiaramente servirà un’impresa e passi falsi di Milan e Inter.
La classifica dice Inter 59, Milan 56 (con una partita in più) e Juventus 52.
I bianconeri si portano dietro il fardello del recupero contro il Napoli, uno scontro cruciale per lo scudetto e la Champions.

Una squadra in queste condizioni può sfruttare la mancanza di consistenza degli azzurri, altalenanti nei risultati e vessati dagli infortuni (ultimo in ordine cronologico Ghoulam, rottosi nuovamente il crociato).
C’è da dire che il Napoli ha dimostrato di essere molto ostico nel primo scontro diretto contro i ragazzi di Pirlo: nonostante il dominio totale del gioco, Ronaldo e compagni non sono riusciti a portare a casa il risultato.
Con un allineamento di risultati, però la Juve potrebbe a stretto giro ridurre il gap con la capolista Inter.

La speranza per i bianconeri è quella di arrivare allo scontro diretto del 16 maggio con al massimo due punti di distacco: mantenere la lotta aperta fino a quella data sarebbe un vero miracolo per un campionato che è stato abituato nell’ultimo decennio a vincitori già scritti a dicembre

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

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