Ben 4 degli 11 titolari scesi in campo pochi giorni fa nel match di Europa League contro il Galatasaray sono in scadenza 2022, un unicum per una squadra presente nelle coppe europee.
A questi si aggiungono Pedro in scadenza 2023, Milinkovic e Lazzari nel 2024, Luis Alberto e Acerbi nel 2025, Immobile nel 2026. 
In quel di Formello, poi, la gestione delle questioni contrattuali non è mai stata un cavallo di battaglia: i vari casi Inzaghi, De Vrij, Keita non sembrano aver insegnato la lezione.

L’urgenza assoluta delle scadenze 2022

I 4 titolari citati sono Strakosha, Marusic, Luiz Felipe e Leiva e sono tutti in scadenza a giugno: potranno quindi accordarsi già da gennaio con altre squadre.

Il primo sta forse vivendo una nuova affermazione dopo un anno e mezzo di “pausa” forzata, non avendo retto la concorrenza di un Reina in evidente calo. È un limite non da poco, che si abbina alle uscite incerte e a una gestione della linea difensiva non autoritaria: nonostante questo la reattività in porta è rimasta intatta e l’età è ancora giovane. Il rinnovo sarebbe molto importante per non perdere un titolare il cui rimpiazzo non potrebbe avere un valore al di sotto dei 10-15 milioni di euro. 

Leiva è in evidente calo dal post-lockdown, anche a causa di problemi fisici. Cominciare un nuovo ciclo tecnico in cui il vertice basso ha una rilevanza assoluta con un giocatore in affanno che probabilmente a giugno tornerà in Brasile a chiudere la carriera è una follia, dettata da errori di progettazione e da condizioni economiche non ottimali. Probabilmente saluterà Formello, con tanta riconoscenza per essere stato per due anni e mezzo uno dei mediani più forti e sottovalutati del campionato.

Le questioni più spinose riguardano, però, i due elementi fondanti della linea difensiva a 4 di Sarri: Marusic e Luiz Felipe.
Il primo è un elemento importante per quantità e qualità ma anche per la capacità di essere schierato a sinistra (sebbene la totale assenza di un terzino mancino in rosa si faccia sentire e non poco). Alcune voci delle ultime ore parlano di un rinnovo ormai siglato fino al 2026, ma come l’ambiente Lazio ci ha insegnato senza l’ufficialità può accadere ogni cosa: il montenegrino è gestito da Mateja Kezman, procuratore di Milinkovic e Kamenovic, quindi il suo rinnovo sembrava essere legato proprio alla trattativa per quest’ultimo (il quale dovrebbe essere tesserato a gennaio).

Sul brasiliano invece la situazione sembra essere ancora più incerta e più passano le ore più non è difficile immaginarlo lontano da Roma. Anche lui una grande scoperta di Tare, per la prima volta quest’anno non ha (ancora) accusato problemi fisici che ne hanno sempre condizionato la carriera. Il 24enne, anzi, sembra essere il difensore in rosa più adatto alla difesa alta e aggressiva richiesta da Sarri. Non è un caso che su di lui si siano poggiati gli occhi di Barcellona, Atalanta e, nelle ultime settimane, Inter e Milan. Perderlo a zero sarebbe un errore clamoroso sotto ogni aspetto, compresa la programmazione futura del reparto che già da anni richiede rinforzi: con Acerbi in calo, Patric e Radu in scadenza, acquistare almeno 3 difensori centrali di livello medio-alto in due sessioni di mercato potrebbe essere proibitivo per la casse societarie.

Altri casi e altre strategie: su chi puntare per la Lazio che verrà?

Al tema della gestione tardiva dei rinnovi contrattuali si affianca quello della rivoluzione della rosa, la quale sarà finanziata molto probabilmente con l’ennesima cessione illustre dopo quella di Correa l’estate scorsa.
Nell’organico, però, gli esempi di errori strategici importanti sono molti.

Luis Alberto, ad esempio, sta faticando ad entrare negli schemi di Sarri e non avrebbe disdegnato di lasciare Roma già quest’estate: solo l’anno prima, però, aveva rinnovato fino al 2025.

Milinkovic-Savic è il candidato ideale a lasciare Roma: con un mondiale da giocare a fine 2022 e la scadenza nel 2024 le esigenze societarie in estate potrebbero finalmente collimare con quelle di Kezman e del ragazzo. Tuttavia il serbo ha sempre dimostrato di trovarsi bene e di voler cambiare solo per fare il grande salto (magari con il “suo” Real Madrid): ci saranno le condizioni per farlo?

Immobile è capitano e stella della squadra, è nella storia laziale ed è l’unico a metterci sempre la faccia nei momenti di difficoltà. Per quanto faccia male dirlo, però, il rinnovo fino al 2026 (quando avrà 36 anni) è sì un riconoscimento dei suoi enormi meriti, ma impone anche la ricerca di un sostituto visto quanto sia “soggetto ad usura” a causa del suo modo di gestirsi.

Dello stesso blocco italiano fa parte Acerbi, il quale dopo le “minacce” di non rinnovare in diretta televisiva del settembre 2020 ha siglato un contratto fino al 2025 (quando di anni ne avrà 37) nonostante le prestazioni siano in evidente calo da almeno un anno.

A questi nomi, infine, si aggiunge la tendenza (piuttosto comune in realtà) di far siglare ad ogni nuovo acquisto contratti lunghi, per diminuirne l’impatto sul bilancio. Un discorso perfettamente comprensibile, ma che permette ai vari Durmisi (2023), Jony (2023), Vavro (2024), Akpa Akpro e Muriqi (2025) di percepire praticamente dei vitalizi dando un contributo alla rosa totalmente marginale se non nullo.

La rivoluzione “sarriana” sposata da Lotito quest’estate necessita di coraggio e di programmazione per essere attuata. Il cambio di rotta deve già riguardare le scadenze più imminenti, affinché certi errori del passato non si ripetano più. 

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.