Juventus«Fra krapfen e boiate» 30 giornate di Serie A son davvero volate: tutti inseguono, grassi, «lungo il viale», la Juventus, anzi agognano al diventare competitor ufficiale della Vecchia Signora, conducendo una logorante guerra dei poveri. Infatti, da qualche anno a questa parte (si può dire dal 2010 – 2011), il campionato è un bel libro che ha sempre lo stesso finale e che, in cuor nostro, un po’ tutti (tifosi della Juve a parte) speriamo cambi, eppure citando Diego Abantantuono nei panni del Sergente Nicola Lo Russo nel film “Mediterraneo” (1991) “Chi vive sperando, muore cagando”. La solita storiella dell’arrivar in Europa è ormai un «pugno in faccia verso cui» tutti tendon le braccia, un circolo vizioso che vede le squadre di medio alta classifica lottare tutto l’anno per guadagnare un posto o in Champions o in Europa League per poi smantellare – o comunque non rinforzare – l’organico ed essere eliminati l’anno successivo da ciò per cui si è lottato durante un campionato intero e per cui si lotterà nel corrente. 

In queste 30 giornate il mondo non è scoppiato «fuori Porta San Vitale», né tantomeno le persone si son svegliate in via Petroni per preparare libri e caffè: piuttosto il mondo (è scoppiato e) scoppia quando alla Juventus viene concesso un favore arbitrale contro la propria squadra; la gente si sveglia, successivamente, soltanto per protestare e protestare e protestare, quando basterebbe introdurre la moviola in campo per ammazzare ogni tipo di polemica, comprese quelle da bar. Magari si preparassero libri e caffè! E con questo non voglio legittimare la sgradevole condotta di determinati direttori di gara durante i match della Juve, tutt’altro, voglio punzecchiare chi guarda con l’occhio della critica il proprio rivale e con l’occhio del “ci può stare” il proprio goal, del resto se lo fanno gli altri… In tutto ciò, e non me ne vogliano Snoopy e Linus, io il «tango argentino col caschè» vorrei vederlo durante le restanti giornate, nella speranza che regalino qualcosa di nuovo.

andrea agnelliIl problema sta sempre nella gestione della società: gli Agnelli mirano a rinforzare la Juventus sia tramite importanti investimenti, come la costruzione dello stadio di proprietà, sia tramite la logica del comprare i top player degli avversari, come ad esempio gli acquisti recenti di Pjanic dalla Roma e Higuain dal Napoli, sia tramite reinvestimenti di una singola grande cessione in più acquisti che creino un connubio di lungimiranza (Alex Sandro) ed esperienza (Dani Alves); e gli altri? Il Napoli e la Roma, mentre lottano con i rispettivi sindaci delle proprie città per avere anch’esse uno stadio di proprietà o almeno migliorare quello attuale, pensano più a cedere che a comprare. Si parla solo di bel calcio, non si riesce a fare il salto di qualità definitivo: quando si parlerà del rinnovo di Nainggolan o di Mertens come unica via, piuttosto che della loro eventuale cessione? L’unica società che ha margini di miglioramento è senza dubbio l’Inter che, con l’entrata di Suning nei meccanismi di gestione societaria, sta finalmente trovando un equilibrio, non solo in campo, ma anche di mercato. Situazione diametralmente opposta per quanto riguarda il Milan, in perenne attesa di un closing più atteso del ritorno di Ulisse ad Itaca. Menzione d’onore per la Lazio e per la Fiorentina: se la prima, nonostante il mercato scarno (Immobile a parte), sta perseguendo ottimi risultati, grazie all’operato di Simone Inzaghi, la seconda, anche alla luce del pessimo mercato, sta conducendo il solito campionato che recita da un po’ di tempo a questa parte, è la solita trama, partire in quinta per schiantarsi di botto a gennaio con la tifoseria che accusa la dirigenza e la società che gioca a scarica barile con Paulo Sousa. Naturalmente ciò non implica che i tifosi della Lazio debbano stare tranquilli, tanto meno Inzaghi: Pioli insegna, un anno sei un eroe, un altro sei la causa di tutto, quando in realtà gli alti ranghi societari dovrebbero capire che, a determinate (basse) cifre sono più i Luis Alberto che i Milinkovic – Savic ad essere disponibili sul mercato. La verità è che «c’è da sporcarsi il vestito e c’è da sgualcire il gilet. Che mamma, vi trovi puliti qui all’alba in via Fabbri, 43!»

DonnarummaCome, poi, scordarsi di qualche annuncio in pompa magna dei quotidiani nazionali? Di tutti quei top player e quegli acquisti «preannunciati dai giornali» che «sogni e malattie guariscono», elogiati e smontati, eretti prima a campioni e poi deposti a semplici calciatori da quei giornalisti che «son poeti, santi, taumaturghi e vati». (Noi del)La classe giornalista (siamo) è croce e delizia del panorama calcistico attuale: l’esempio più lampante ed attuale di ciò è certamente costituito dall’attenzione che i media riversano su Gianluigi Donnarumma, portiere del Milan. Gigio fa una grande parata? Ed è subito un tripudio di lodi e copertine imbastite di titoloni e nomi di grandi squadre accostate a lui (certamente l’avere Raiola come procuratore aiuta, e non poco!). Gigio fa una papera? Ed immediatamente si smonta quanto detto qualche settimana prima, basti pensare ai giornali inglesi che hanno subito posto il dubbio “Donnarumma, nuovo Buffon o solito buffone?“. Gli errori servono e gli errori ti fanno ripartire, Gigio lo sa bene e <<sorride e non ti dice la sua età, ma tutto questo Alice non lo sa>>.

«Con gioia e tremore li seguo, dal fondo della mia città, poi chiusa la soglia do sfogo alla mia turpe voglia» scrivo di calcio. 

CONDIVIDI
Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008