Felipe Anderson torna alla Lazio. Tre anni dopo il suo addio,  Pipe riabbraccia la squadra in cui si è consacrato come uno dei prospetti migliori degli ultimi anni di Serie A. La tifoseria laziale riaccoglie uno dei suoi beniamini, un ragazzo cresciuto in casa e verso cui l’affetto non si è mai sopito.
Non solo una storia d’amore però: il brasiliano può essere fondamentale nelle scacchiere della nuova Lazio targata Sarri.

Identità tattica e storia di un talento mai esploso

Felipe Anderson è un destro naturale che nasce come trequartista o ala sinistra nel Santos. Alla Lazio si consacra sia come ala destra sia a piede invertito a seconda della necessità, accompagnato nel tridente di un 4-3-3 dai vari Klose, Candreva, Keita, Immobile. 
Un ottimo dribbling, una velocità straripante e un tiro preciso le caratteristiche principali di un calciatore dotato di quel quid in più capace di far innamorare tifosi e appassionati con una sola giocata. 
L’altro lato della medaglia è una certa discontinuità che lo porta a eclissarsi in determinate partite o fasi dei match, abbinata ad un carattere non vivace e che necessita di fiducia incondizionata dell’ambiente che lo circonda.
Curioso come entrambi questi lati del carattere del ragazzo siano osservabili in due partite contro squadre di Genova. La prima nel gennaio 2015 contro la Sampdoria in cui sigla un gol e due assist disegnando calcio; la seconda a Marassi contro il Genoa nel febbraio 2018 in cui entra svogliato partendo da un ruolo non suo e, chiamato a ribaltare il risultato, finisce soltanto con il chiudere il proprio ciclo con Inzaghi anzitempo.

Nella sua ultima stagione a Roma, infatti, l’allenatore piacentino vira sul 3-5-2 e nascono i primi problemi di compatibilità con il brasiliano: provato dapprima come quinto di centrocampo, Pipe è spesso utilizzato a gara in corso in staffetta con Luis Alberto per accompagnare la punta, ruolo in cui riesce a sfoderare anche buone prestazioni. In un’annata dolorosa da ricordare per i biancocelesti risaltano i suoi gol proprio contro Salisburgo (nel 4-2 dell’andata) e Inter (2-3 dell’ultima giornata).
A fine stagione alla luce del rapporto con il mister, Lotito, a malincuore, approva la cessione.

A Londra Felipe vive una prima stagione positiva, soprattutto nel girone d’andata: schierato a sinistra nel 4-2-3-1/4-1-4-1 di Pellegrini, in campionato raccoglie 36 presenze, 9 gol e 4 assist. L’anno successivo parte titolare con l’allenatore cileno (6 assist e 1 gol fino a gennaio), ma con l’arrivo di Moyes scende vertiginosamente nelle gerarchie raccogliendo sempre meno minutaggio, complici alcuni degli infortuni.

L’estate successiva in prestito al Porto la rotta non viene invertita: 1 gol e 3 assist in 660 minuti totali da ultimo nelle gerarchie di mister Conceicao e una stella che sembra essersi eclissata.

Ritorno a Roma: non solo una “questione di cuore”

Come già avvenuto l’estate precedente, durante la finestra estiva di mercato 2021 il brasiliano viene proposto alla Lazio per cercare un rilancio. Se l’anno prima il flirt si era poi interrotto subito a causa delle incompatibilità di modulo, quest’anno a Formello si respira aria diversa sotto ogni punto di vista. 
Il neo-allenatore Maurizio Sarri ha fondato il suo nuovo ciclo su un 4-3-3 (che a partita in corso potrebbe diventare 4-3-1-2), la Lazio cerca quindi, in un mercato molto povero e con pochi fondi per quasi tutte le squadre, degli esterni compatibili con il gioco votato all’attacco del mister e a buon mercato.
A questo punto le necessità della società si sposano alla perfezione con quelle del ragazzo, che già aveva ricevuto forti apprezzamenti dallo stesso allenatore toscano (lo aveva già richiesto ai tempi di Napoli) come ribadito nella conferenza stampa di presentazione.

Accolto da cori e sorrisi dei tifosi, Felipe raggiunge i compagni in ritiro e si mette subito a disposizione del mister, allenandosi nel pomeriggio di riposo concesso dall’allenatore e siglando anche un gol nella prima amichevole contro una rappresentativa locale. 

Il ruolo di riferimento, in cui è stato provato in questa prima fase precampionato, sarà quello di ala destra accompagnato sull’altro lato da un destro libero di rientrare “alla Insigne” (Correa o il suo sostituto in caso di cessione). 
Le doti tecniche del brasiliano, però, garantiscono anche una certa duttilità. Potrebbe per esempio essere schierato come ala sinistra, per sfruttare l’ottimo tiro dalla distanza a rientrare. In caso di passaggio al 4-3-1-2, potrebbe ricoprire sia il ruolo di seconda punta, sia all’occorrenza quello di trequartista se sufficientemente coperto in fase difensiva.

Come ribadito da Sarri durante la presentazione, il suo compito sarà ora quello di risolvere l’incostanza di Felipe Anderson, mettendolo nelle migliori condizioni possibili per esaltarsi. 
Le premesse ci sono, ora spetta al ragazzo dimostrare di non essere solo una grande incompiuta.

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

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