La rinascita del Manchester United: nel nome di Ole Gunnar Solskjaer

Quando il 18 dicembre 2018, il Manchester United aveva esonerato Jose Mourinho sembrava che la stagione dei Red Devils fosse finita ancor prima che iniziasse il nuovo anno. La dirigenza ha assunto al posto dello Special Once (come lo chiamavano ormai in Inghilterra) Ole Gunnar Solskjaer.

Un nome più che familiare ai tifosi del Manchester, sulla panchina sarebbe andato l’eroe della finale di Barcellona ’99: l’autore della rete che al 90’+3 regalò la seconda Champions League della loro storia ai Red Devils (un trofeo che mancava dal 1968).

Prima dell’arrivo del norvegese, lo United dal 10 agosto (data di inizio della Premier) ha racimolato 7 vittorie, 5 sconfitte e 5 pareggi. Da questo bilancio bisogna trarre un altro dato significativo: dei big match disputati, i Red Devils ne hanno persi 3 (0-3 contro il Tottenham, 3-1 contro il City, 3-1 contro il Liverpool) e pareggiati 2 (2-2 contro l’Arsenal, 2-2 contro il Chelsea).

Jose Mourinho

La squadra del portoghese esce anche dall’EFL Cup contro il Derby di Lampard, perdendo ai rigori dopo aver agguantato il 2-2 al 90’+5 grazie ad una rete di Fellaini. Mourinho riesce a salvare soltanto la qualificazione agli ottavi di Champions, passando come secondo nel girone con Juventus, Valencia e Young Boys e raccogliendo 10 punti (da citare la vittoria in rimonta contro la Juve a Torino, ottenuta tra l’86’ e l’89’).

Ma facciamo un passo oltre i singoli risultati: la squadra non sembra essere con Mourinho, soprattutto Paul Pogba. Il francese, reduce dalla vittoria della Coppa del Mondo, sembra soltanto il fantasma del centrocampista che ha brillato durante i mondiali in Russia. In 20 gare sotto la guida del tecnico lusitano raccoglie appena 5 goal e 4 assist. Con l’arrivo di Solskjaer cambia tutto: dai numeri della squadra al rendimento di Pogba. In appena 12 partite con il nuovo allenatore il francese colleziona 9 goal e 6 assist.

Delle sue prime dodici partite di Premier, Ole ne vince 10, pareggiandone 2 e perdendone zero. Tra queste spiccano i risultati di due big match: 2-1 contro il Tottenham e 0-0 contro il Liverpool. Ma non è finita qui: i suoi Red Devils eliminano dal FA Cup il Reading, l’Arsenal (vincendo 3-1 all’Emirates) e il Chelsea (vincendo 0-2 al Stanford Bridge).

paul pogba

La prima sconfitta di Solskjaer arriva al suo primo impegno in Champions League: l’ottavo di andata contro il Paris Saint Germain ad Old Trafford, orfano di Cavani e Neymar. I parigini vincono 0-2 (reti di Mbappe e Kimpembe). Al ritorno, inoltre, il Manchester dovrà fare a meno di un rinato Pogba, fattosi espellere per doppio giallo.

Ma Ole è l’uomo delle rimonte, dei goal all’ultimo minuto, delle gioie sofferte, le più belle. Al Parco dei Principi il suo Manchester scrive di nuovo la storia: con una rosa praticamente decimata dagli infortuni (sono infatti assenti Herrera, Lingard, Mata, Matic, Martial, Sanchez, Valencia, ecc.) vince 3-1 al Parco dei Principi. La doppietta di Lukaku sembra non bastare in seguito al goal di Bernat, ma al 90’+4 Marcus Rashford su rigore regala la qualificazione ai Red Devils.

Non era mai successo nella storia della Champions che una squadra, dopo aver perso 2-0 in casa, passasse al turno successivo. Quel norvegese, che doveva essere soltanto un gregario a cui affidare una squadra allo sbando, potrebbe diventare molto più di un semplice traghettatore.

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"La maniera di andare a caccia è di poter cacciare tutta la vita, fino a che c’è questo o quell’animale [...] e quella di scrivere è sin che tu riesci a vivere e vi siano lapis e penna e carta e inchiostro o qualsiasi altro strumento per farlo, e qualcosa di cui ti importi scrivere, e tu senta che sarebbe stupido, che è stupido fare in qualsiasi altro modo" - Ernest Hemingway, Verdi colline d'Africa, 1935.

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