Enrica Parascandolo, sostituto procuratore della Dda di Napoli, ha rivelato alcuni retroscena riguardanti l’amicizia tra il boss Lo Russo e l’ex attaccante azzurro Ezequiel Lavezzi. 

Ecco quanto riportato da La Repubblica: “Ci ha raccontato che Lavezzi aveva interesse che i tifosi delle due curve, la curva A e la curva B, esponessero uno striscione in suo favore del tipo ‘Lavezzi non si tocca’. Ora il problema è che le due curve rispecchiano diverse provenienze territoriali e anche di appartenenza ai clan: in curva B troveremo quelli di fuori e quindi di gruppi di Secondigliano come quello di Lo Russo, in curva A invece del centro città, come Genny ‘a carogna, per fare un esempio. Lo Russo ci dice che grazie al suo intervento fu possibile, nonostante le rivalità tra i clan, esporre lo striscione in entrambe le curve. In cambio ottenendo la promessa che Lavezzi non sarebbe andato a un’altra società italiana come Juventus o Inter ma solo all’estero come poi è accaduto”.

Si tratta inoltre di questo forte rapporto tra le parti:

Ci ha detto di averlo conosciuto grazie al ristoratore Iorio, circostanza che differisce da quanto dichiarato sotto giuramento da Lavezzi. Ci ha detto di essere stato presentato al giocatore come un capo ultrà, conoscenza da cui è nata un’amicizia. Lo Russo andava anche a giocare alla playstation a casa di Lavezzi. Ma soprattutto aveva fornito al giocatore una scheda telefonica segreta, “dedicata”, uno dei cosiddetti “citofoni”. E poi finendo nel mirino delle forze dell’ordine ha detto al calciatore di distruggerla”.

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