Il fegato amaro dei tifosi del Milan durante queste ultime giornate rischia di mettere a repentaglio un campionato che, fino a prima della sosta, sembrava sbilanciarsi a favore dei rossoneri.

I due 0-0 con Bologna e Torino hanno evidenziato un attacco inceppato, che non riesce più a trovare sbocchi come qualche giornata fa. I 6 punti di vantaggio sui cugini si sono ridotti a due, trasformando un primo posto sicuro ad uno virtuale, considerato il tanto agognato recupero tra Inter e Bologna, che spianerebbe la strada ai nerazzurri in caso di vittoria.

I fattori di questo harakiri sono molteplici, e Pioli dovrà esser bravo a ritrovare la serenità di manovra con cui era riuscito a conquistare il primato.

Una trequarti senza lampi

Nelle recenti uscite è saltata all’occhio la troppa prevedibilità in attacco. Leao, Messias/Saelemaekers e Diaz non danno più quell’impressione di potersi accendere da un momento all’altro, e molte volte finiscono per perdere palloni letali, che di fatto innescano contropiedi avversari.

Nonostante si parli di “stitichezza offensiva” penso che Giroud debba essere considerato esente da colpe. I palloni giocabili che gli arrivano sono pochissimi, ma nonostante ciò riesce sempre a far valere il fisico e a dare più opzioni per lo scarico, abbassandosi anche in zone non di sua competenza. Ne è la dimostrazione la lotta fatta con un gigante tecnico come Bremer, a mani basse uno dei migliori difensori della nostra Serie A, che nel corso del secondo tempo si è visto mettere in difficoltà più volte dall’ex Chelsea.

Tornando alla trequarti, partiamo da Leao, sicuramente in fase calante da qualche partita. Nonostante ciò però, penso che addossargli la maggior parte delle colpe non dia il giusto merito a quanto di buono ha fatto fin qui. Un giocatore capace di tenere in piedi da solo molte partite, che in una frazione di secondo può cambiare passo e creare spunti pericolosi. Il numero 17 è un perno di Pioli ed è giusto che resti tale, dato che una minima flessione su 32 giornate giocate fino ad adesso, molte delle quali senza ricambi per farlo rifiatare, gli si può concedere.

Discorso diverso per il 10. Brahim è stato investito di questo ruolo dopo il rumoroso addio di Calhanoglu, e durante buona parte del girone di andata è riuscito anche a dare molto più del turco a livello di partecipazione con e senza palla.

Il Covid-19 però non fa sconti a nessuno, e la sua positività durata qualche settimana ha lasciato strascichi fisici importanti al suo rientro. Dopo le prime gare di riadattamento però, ci si aspettava un cambio di passo dall’ex City, cosa che si è potuta vedere solo in rare occasioni.

Diaz appare continuamente inconcludente, con lo spunto iniziale di creare pericoli alla retroguardia avversaria, ma finendo poi per portare troppo la sfera e sbagliare più volte l’ultimo passaggio. Per uno con la sua tecnica, che in numerose occasioni ci ha fatto apprezzare il suo essere “Dybaleggiante” tra le linee di attacco, i tifosi rossoneri si aspettano molto di più, soprattutto in queste battute finali.

Discorso simile anche per Saelemaekers e Messias, entrambi intercambiati da Pioli a gara in corso. Il belga è partito più avanti nelle gerarchie rispetto all’ex Crotone, grazie al supporto che garantiva sia in fase offensiva che di ripiegamento. Da inizio febbraio però, Alexis pare irriconoscibile, senza più quella capacità di dribbling che faceva guadagnare al Milan la superiorità numerica. Chiamato in causa Messias, ha risposto presente almeno inizialmente, ma anche lui è finito per perdersi in giocate poco utili alla manovra.

In attesa di Rebic, rimasto fuori a Torino a causa di un affaticamento, Pioli deve cercare di recuperare i suoi trequartisti, essendo parte fondamentale del gioco dei rossoneri.

Giusto far giocare Kessié titolare?

La situazione attorno a Franck Kessié è tutt’altro che tranquilla. Ormai promesso sposo del Barcellona per la prossima stagione, il suo mancato rinnovo ha generato diversi malumori nei pressi della Curva Sud. I tifosi si sono schierati in maniera chiara; a favore della squadra ma contro il 79, fischiandolo ad ogni lettura delle formazioni.

In questo finale di stagione però, in cui da ognuno ci si aspetta il 110% per raggiungere il grande obiettivo, andare contro un proprio giocatore per una decisione ormai già presa da diversi mesi diventa controproducente. Le prestazioni non sono sicuramente le migliori, ma questo non è un buon motivo per renderlo il capro espiatorio di ogni errore.

Pioli giustamente vuole sfruttarlo fin quando può, essendo una pedina importante per il suo gioco, ed in una condizione di emergenza come a Torino, con Bennacer indisponibile, ha deciso di proporlo in mediana assieme a Tonali, anziché rischiare di buttar dentro Bakayoko, non apparso troppo lucido nelle poche occasioni che ha avuto e per questo non entrato particolarmente nelle grazie del tecnico parmense.

Nelle prossime uscite prende piede l’ipotesi di schierarlo più avanti sulla trequarti, visti i risultati positivi che fino ad ora ha dato in quella zona del campo, cosi da portare più pressione sul piano fisico alla costruzione avversaria.

In questo momento con sei giornate al termine ed uno scudetto in ballo, fischiare continuamente un proprio giocatore rischia di destabilizzare l’intera squadra, e non è sicuramente la cosa migliore da fare viste le recenti prestazioni già di per sé sottotono del collettivo.

Le certezze difensive

Se da una parte il blocco offensivo ha preso la maggior parte dell’attenzione mediatica in queste settimane, vista la poca concretezza in avanti, non può passare inosservato forse l’unico dato rassicurante dei rossoneri.

Una difesa vedova di Kjaer da diversi mesi, di Romagnoli tempestato da problemi fisici e Gabbia ancora acerbo, ha trovato l’equilibrio con la coppia Kalulu-Tomori. Per l’ex Chelsea ormai ogni parola diventa superflua, riguardo a Kalulu invece, la sua crescita esponenziale ha stupito tutti.

Arrivato dal Lione come terzino di riserva, si è trovato a diventare il centrale titolare della difesa del Milan. Veloce, puntuale e con grande senso di impostazione, non si vergogna ad uscire palla al piede o ad impostare l’azione dal basso. Praticamente una copia di Tomori, giusto con qualche cm in meno nonostante nei duelli aerei questa mancanza non si noti minimamente.

Dietro di loro il solito Mike Maignan, che non solo si è conquistato la porta del Milan ma sta facendo dimenticare Donnarumma, con parate sempre più spettacolari ogni partita che passa. Il portiere francese è una sicurezza della porta blindata rossonera, e con il Torino ha raggiunto il sesto clean sheet consecutivo ed il 13esimo stagionale, con un’altra parata degna di nota sul gran tiro di Vojvoda.

Le prestazioni difensive rossonere sono inversamente proporzionali all’efficacia in attacco, e Pioli dovrà riuscire a ricompattare in primis il gruppo, sul quale si basa la tranquillità della manovra, per ricominciare a macinare punti già dalla sfida di venerdì contro il Genoa, in un San Siro che mai come quest’anno sarà fondamentale per spingere i suoi giocatori verso un tricolore ancora senza padrone.

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