La prima parte di stagione, antecedente alla pausa delle feste natalizie, si è conclusa nel peggiore dei modi per la Juventus, la quale è capitolata contro la Fiorentina all’Allianz Stadium lo scorso 22 dicembre con uno 0-3 che può aprire un dibattito sull’andamento fin qui dei bianconeri e sull’operato di Andrea Pirlo in questa Serie A 2020/2021. La sconfitta con i viola, infatti, non è assolutamente uno scivolone isolato, bensì è la manifestazione finale di numerosi problemi che trovano origine già a settembre. Sommando alla figuraccia contro i gigliati la partita in meno da recuperare contro il Napoli (che tolto di fatto 3 punti ai campioni d’Italia), la Juventus si è vista scivolare fino al sesto posto a 10 punti dal Milan capolista.

La partenza peggiore dalla stagione 2015/2016

Dopo 13 partite disputate i bianconeri hanno racimolato 24 punti (meno di due punti conquistati a partita), collezionando 6 vittorie, ben 6 pareggi e una sconfitta. Per trovare una partenza peggiore da parte della Vecchia Signora bisogna tornare alla stagione 2015/2016, in cui la Juve partì male a causa soprattutto degli stravolgimenti nella rosa successivi alla finale di Champions League persa con il Barcellona nell’annata precedente. La squadra di Pirlo, è risulta inferiore, quanto meno a livello di risultati, anche della Juventus di Maurizio Sarri, che nella scorsa stagione fu molto criticata dal punto di vista mentale e di approccio alle partite. Con l’ex tecnico del Napoli in panchina, infatti, i bianconeri collezionarono 35 punti dopo 13 giornate. Proprio l’aspetto mentale sembra essere ancora uno dei principali problemi dei campioni d’Italia, anche sei in questa stagione sembra essere peggiorato ulteriormente.

L’inesperienza in panchina di Pirlo

Fin dall’annuncio iniziale, la decisione della dirigenza di affidare la panchina ad Andrea Pirlo (inizialmente incaricato di allenare la formazione U-23) ha fatto storcere il naso a molti addetti ai lavori, nonchè a tanti tifosi: la scelta, infatti, di affidare le chiavi della squadra che ha vinto le ultime nove edizioni della Serie A e che ha legittime ambizioni a livello europeo, sta risultano finora azzardata. Un aspetto poco chiaro della gestione Pirlo è senz’altro quella modulo: in questo inizio di stagione i bianconeri hanno alternato continuamente il 4-4-2 al 3-4-1-2, senza però trovare una soluzione di continuità. Rimane comunque evidente che, adottando il 4-4-2, alcuni giocatori come Kulusevski e Ramsey, trequartisti puri, si sono ritrovati spesso a svolgere un ruolo fuori dalla loro corde come quello dell’esterno di centrocampo. Un altro caso è quello di Cuadrado il quale, nel 4-4-2 è stato spesso impiegato come terzino, mettendo in evidenza le sue lacune difensive. Altra questione argomento di dibattito è la scarsa solidità mentale e l’approccio alle partite che, soprattutto contro le squadre di fascia bassa, è sembrato a tratti caratterizzato da eccessiva supponenza; a dimostrazione di ciò sono le diverse rimonte subite e alcuni pareggi con le “piccole” come il Crotone e Benevento, che hanno fatto perdere punti alla Juve in chiave Scudetto.

L’attacco Ronaldo-dipendente

Un altro dato allarmante è il numero di gol fatti in queste prime 13 partite, 25: una miseria se li si paragona a quelli realizzati dalle rivali come ad esempio l’Inter, con 34 gol o la Roma con 31. In questa speciale classifica si osserva come la Vecchia Signora possa contare, al momento, solamente sul settimo attacco del campionato.

Il quadro si fa ancora più preoccupante se si considera che delle 25 reti realizzate dai bianconeri, ben 12 (quasi la metà) hanno la firma di Cristiano Ronaldo, capocannoniere della Serie A. Per trovare altri zebrati nella classifica marcatori bisogna scendere fino alla soglia dei 4 gol, realizzati da Morata, e delle 3 reti firmate da Kulusevski. La sensazione, infatti, è quella che la squadra di Pirlo faccia fatica a concretizzare la fase offensiva, e che si trova spesso costretta ad affidarsi esclusivamente alle giocate del fuoriclasse portoghese.

Il caso Dybala

Rimanendo in tema attacco, è inevitabile fare delle riflessioni su Paulo Dybala: il fantasista argentino sembra essere lontano parente della Joya apprezzata nelle sue prime cinque stagioni in bianconero. Conferma inconfutabile delle deludenti prestazioni dell’ex Palermo è la sola rete segnata in Serie A dopo 13 giornate, che è lo stesso bottino di quello in Champions League, cioè un gol in 5 partite. Va tenuto conto, tuttavia, delle sole 8 presenze in campionato collezionate da Dybala fin qui, e dalle questioni legate al suo futuro, che potrebbero aver influito sulle sue prestazioni. In questi ultimi mesi, infatti, si è parlato molto dei ritardi sul rinnovo contrattuale dell’argentino: tuttavia, è notizia di queste ore, riportata da Sky Sport, che i bianconeri avrebbero messo sul piatto un’offerta di 10 milioni di euro a stagione, che potrebbe convincere Dybala a restare a Torino.

Il centrocampo senza leader che fa fatica

Se l’attacco bianconero è nelle mani quasi esclusivamente di Ronaldo, mentre in difesa le chiavi del reparto sono affidate alla coppia formata da De Ligt e Bonucci, nel caso del centrocampo, invece, la mancanza di un leader sta diventando sempre più evidente, soprattutto in fase di impostazione. La partenza di Pjanic verso il Barcellona, infatti, ha lasciato un buco nel ruolo di regista che il mercato estivo non è stato in grado di colmare: in contropartita al bosniaco è arrivato Arthur che, sebbene sia un centrocampista di spessore, è una mezz’ala di interdizione che non ha la stesse capacità dell’ex Roma di giocare in verticale. Mentre Bentancur e soprattutto Rabiot hanno iniziato la stagione con prestazioni altalenanti, le note positive del reparto sono invece rappresentate da Weston McKennie e Aaron Ramsey: la mezz’ala statunitense ha infatti conquistato fin da subito i tifosi con i suoi polmoni, la sua intensità e con delle qualità tattiche non indifferenti, sebbene abbia ancora bisogno di sgrezzarsi e di maturare tecnicamente. Per quanto riguarda il centrocampista gallese, è chiaro quanto sia importante per la squadra bianconera, che ha indubbiamente una marcia in più con lui campo; tuttavia Pirlo si è visto costretto a doverne limitare il minutaggio, a causa della fragilità fisiche dell’ex Arsenal.

Da dove deve ripartire la Juve nel 2021

Buona parte del futuro della stagione bianconera dipenderà senz’altro dalle condizioni fisiche di Ramsey e dalle prestazioni di Paulo Dybala: la certezza di poter contare sui due fantasisti potrebbe davvero far fare un grande salto di qualità all’undici di Pirlo, nonchè al centrocampo e all’attacco, risultati deficitari in questo avvio di stagione. In aggiunta, con l’apertura del mercato invernale il club bianconero potrebbe intervenire per risolvere i problemi del centrocampo, magari riempendo il vuoto lasciato da Pjanic. Inoltre sarà fondamentale rivedere una Juventus affamata, vista quest’anno solamente in occasione della vittoria per 0-3 al Camp Nou contro il Barcellona.

Fonte foto: sito ufficiale Juventus.

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