Nel post-partita del match contro il Sassuolo, Simone Inzaghi si è aperto, forse per la prima volta, ai microfoni dei giornalisti di Sky. La questione rinnovo è ormai divenuta palesemente un caso e l’allenatore piacentino paga tra le varie cose un rendimento post-lockdown non in linea con le aspettative societarie e uno scarso utilizzo dei comprimari arrivati dal mercato.

Inzaghi conosce i propri mezzi: storia di un incontro mai avvenuto

Una delle qualità migliori di Inzaghi, checchè se ne possa pensare esternamente, è l’utilizzo dei media, la capacità di fare da “ombrello” per il proprio gruppo rispetto all’esterno. Quelle che spesso appaiono come analisi non lucide degli episodi (comprese anche critiche eccessive all’arbitraggio) in realtà nascondono la volontà precisa di difendere il proprio gruppo ad ogni costo.

Per difendere il proprio operato, Inzaghi ha sempre utilizzato uno stile retorico quasi “politico”: ribadire i propri risultati in termini di trofei, piazzamenti, record, anche confrontando la situazione attuale con quella disastrosa trovata nel famoso ritiro di Norcia del 2016.

Per quanto concerne invece la difesa dei propri ragazzi è emblematico che questo sfogo del mister sia arrivato proprio a fine campionato: nonostante fosse l’unico allenatore arrivato agli ottavi di Champions in scadenza, mai ne ha fatto polemica pubblicamente.

Abbastanza curiosa in proposito è la cronistoria delle dichiarazioni in merito che si trascinano ormai da un anno. 
Il primo incontro per il rinnovo ci sarebbe dovuto essere nel ritiro ad Auronzo (agosto 2020), poi nella pausa nazionali di ottobre, poi nella sosta di Natale. A gennaio l’offerta di contratto non è ancora arrivata; il 7 febbraio nel post partita di Lazio-Cagliari Inzaghi ammette l’esistenza di una proposta ma anche che “c’è una trattativa, speriamo che la prossima settimana sia decisiva”. 

La settimana dopo non è decisiva, passano i mesi poi verso fine aprile la firma sembra ad un passo, come per stessa ammissione del ds Tare prima della sconfitta contro il Napoli: non manca altro che la negativizzazione dal Covid del mister e poi arriverà la tanto agognata firma. 

A questo punto accade qualcosa di difficile spiegazione: non si hanno più notizie e, circa un mese dopo, lo stesso Tare ritratta e dà appuntamento a fine stagione. In concomitanza di queste ultime considerazioni la Lazio ha già finito il proprio campionato e fallito la corsa Champions.

Volendo ricostruire dall’esterno quasi alla Blu notte, Inzaghi potrebbe avere temporeggiato sulla proposta di febbraio per magari ripresentarsi a fine stagione con la conquista dell’Europa che conta come arma contrattuale in più.  Lotito dal canto suo, non è mai stato soddisfatto del rendimento dalla ripresa dei campionati e potrebbe aver deciso di “accompagnare alla porta” il mister come già fatto 12 anni prima con Delio Rossi.

L’arrocco di Inzaghi e la (necessaria) “analisi della sconfitta”

La Lazio ha completato una stagione da sufficienza rispetto ai propri mezzi: sesto posto in campionato, una buona Champions, mediocre solo il cammino in Coppa Italia. Oggettivamente per un organico a fine ciclo non si poteva chiedere di più, soprattutto alla luce del mercato non all’altezza sia quest’estate (sessione più importante degli ultimi 12 anni), sia in tutti gli ultimi 3 anni. 

Uno dei punti principali ribaditi nella critica di Inzaghi è la grande distanza tra il blocco titolare che “ha fatto divertire” quando schierato e le alternative.

Non è un caso che contro Dortmund, Roma (entrambe all’andata) e Milan affrontate con tutti i migliori a disposizione, la Lazio abbia vissuto probabilmente le uscite migliori dell’intera stagione. 

Dati alla mano, le alternative non hanno saputo garantire un rendimento dello stesso livello: gli ultimi arrivati, Muriqi, Pereira, Akpa Akpro, Fares ed Escalante raggiungono in totale 4 gol e 8 assist tra tutte le competizioni.
Un dualismo anche qui: da un lato la dirigenza che accusa l’allenatore di non aver dato sufficiente spazio alle seconde linee, dall’altro Inzaghi che non le schiera perché non le ritiene all’altezza.

Se è vero che il “conservatorismo” di Inzaghi a volte non ha pagato né in termini di modulo né in termini di potenzialità dei giocatori (Pedro Neto su tutti), è anche vero che molti dei giocatori per cui si richiedeva a gran voce pazienza adesso faticano in palcoscenici molto meno importanti: Vavro è appena retrocesso con l’Huesca, Durmisi ha raccolto ben 159 minuti nella Salernitana, Adekanye ha collezionato 19 gettoni totali girovagando tra Cadice e ADO Den Haag.
In questa ottica l’intera società dovrà ritrovarsi e delineare, qualunque sia la guida tecnica, un progetto unitario definendo su chi puntare e su chi ammettere di aver sbagliato.

Il rapporto con Inzaghi ed un matrimonio a rischio

Inzaghi è legatissimo all’ambiente laziale ed è riconoscente al club che lo ha accolto ormai 21 anni fa: “Si parla del mio rinnovo da 16 mesi, posso aspettare altri tre giorni senza problemi; l’ho fatto solo per quello che rappresenta la Lazio per me, altrimenti non avrei aspettato”. 

Allo stesso modo, la Lazio ha speso meno di tutte le altre rivali negli ultimi anni, ma ha raggiunto costantemente l’Europa: dove le altre arrivano con cifre e colpi ad effetto, la Lazio mantiene intatto il suo blocco fondante che è ormai più che affiatato. È proprio grazie a questo che l’anno scorso si erano gettate le basi per quello che sembrava essere un miracolo circondato da un alone magico, poi non raggiunto causa Covid.

Questa situazione, però, cela anche una grande debolezza: quando le cose vanno male è difficile fare un’analisi lucida e prendere decisioni.

Secondo gli addetti ai lavori, in Italia è impossibile avere cicli più lunghi di un tot di anni: la realtà dei fatti è che sia la società (poco incline al rischio) sia buona parte dell’ambiente sarebbero orgogliosi di avere una guida simil-Ferguson. Ciò che è necessario senza ombra di dubbio è la convinzione, per evitare di proseguire un rapporto solo per routine o per mancanza di alternative.

Molto probabilmente nella giornata di domani si consumerà il tanto atteso vertice a tre in cui probabilmente si discuterà molto e molto accesamente. 

Se si deciderà di continuare assieme è necessario ci siano le condizioni e che si riconosca ciò che è andato e ciò che invece non ha funzionato. Altrimenti le parti si diranno arrivederci, con la speranza però, che non sia un amaro “addio” come spesso la società ha abituato l’ambiente in tempi non sospetti.

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

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