La gestione rapida della Coppa Italia svaluta o rivaluta il trofeo?

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Non sappiamo cosa ci aspetta all’orizzonte, ma (penso e spero) che al di là delle polemiche e dei (legittimi) dubbi tutti gli appassionati siano quantomeno curiosi di poter rivedere la propria squadra dopo mesi di stop.

L’unica cosa che sappiamo con certezza, in attesa che il Governo dia l’ok per togliere il divieto di disputare partite fino al 14 giugno, è che tra meno di due settimane i club italiani torneranno finalmente in campo.

Ad (ri)aprire le danze saranno Juventus, Milan, Napoli ed Inter, che saranno rispettivamente impegnate nelle semifinali di ritorno di Coppa Italia.

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Una corsa contro il tempo per la Coppa Italia

Anche se le date esatte non sono ancora ufficiali, la scelta della FIGC di concentrare le partite rimanenti nell’arco temporale di una sola settimana ha fatto discutere molto. A detta dei più negativi infatti in questo modo si rischia di svilire un torneo in molti casi snobbato sia dai tifosi che dai club stessi, poco incentivati ad impegnarsi al 100% in una competizione poco remunerativa sia a livello economico che sportivo.

La decisione di disputare la Coppa Italia attraverso una vera e propria full-immersion, ha però dietro di sé una serie di motivazioni ben precise, e per certi versi anche inattaccabili.

Portarla a termine in tempi brevi, permetterà infatti alle società di potersi concentrare su una ripresa che quasi sicuramente metterà a dura prova la tenuta fisica dei giocatori. Andare quindi a sovraccaricare le squadre, che già saranno chiamate alle armi ogni tre giorni, con ulteriori incontri a calendario, è parso quanto meno eccessivo ai vertici federali. A ciò si aggiunge il fatto che la UEFA ha indicato la data del 3 agosto come dead-line per il termine delle competizioni nazionali, così da poter poi dedicare tutto il mese al recupero di Champions ed Europa League.

Nel video, la perla con cui Ruiz ha regalato la vittoria al Napoli nel match d’andata con l’Inter

Non tutti i mali vengono per nuocere

La decisione di terminare in questo modo la Coppa Italia tuttavia, potrebbe essere il modo per dare più visibilità ad un torneo troppo ingiustamente lasciato morire sia dalla federazione che dai club nel corso degli anni.

Senza andare a scomodare una competizione leggendaria come la FA Cup, il calcio spagnolo ce lo insegna: rilanciare i tornei nazionali non è impossibile, basta ingegnarsi. Per dare maggiore pathos alla Supercopa de España infatti è stato pensato un mini-torneo che va a coinvolgere la vincitrice della Liga e della Copa del Rey, il finalista della coppa nazionale e la squadra vicecampione di Spagna. Tornei diversi, certo, ma la strada da seguire è questa.

Disputare tutte le partite in questione prima dell’inizio del campionato permetterà quindi di catalizzare l’attenzione sulla competizione, anche per ridarle maggiore dignità saranno necessari ulteriori accorgimenti.

La cavalcata trionfale delle Merengues nel doppio confronto con i Colchoneros

I problemi del calcio italiano sono altri

Non sarà certo questo particolare format pensato per la coppa nazionale a far sprofondare un movimento chiamato a prendere provvedimenti urgenti per non implodere su sé stesso. Sarebbe quindi più utile sprecare il fiato per dibattere su altre tematiche e problematiche, per cui nel medio-termine dovrà essere trovata necessariamente una soluzione.

Mentre si discute in quante settimane diluire un torneo di cui mancano tre misere partite, c’è una Serie C che da troppi anni, assieme ai cugini della cadetteria, non riesce più ad essere sostenibile per un numero ingiustificabile di società, che in assenza di controlli si iscrivono a campionati non sostenibili per le loro tasche.

Questo e molti altri sarebbero gli argomenti caldi di cui discutere. Attaccare la FIGC per questa scelta, che sicuramente ha trascinato il movimento nel baratro a causa di decisioni sconclusionate, in questo caso risulta una cattiveria quasi gratuita. Potremmo essere di fronte alla scelta più razionale fatta da Gravina & C negli ultimi anni.

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