La freccia brasiliana che spacca le gare: Douglas Costa. L’arma in più di Allegri

Allegri, Douglas Costa, un’arma in più. Il rapporto tra Massimiliano Allegri ed i cambi è stato sempre particolare. Il tecnico livornese fa uno studio quasi scientifico delle sostituzioni e dà sempre di più l’impressione di impostare la partita su 14 titolari e non 11. Spesso riesce a cambiare o addirittura risolvere le partite trovando energie e forze fresche in panchina.

Non si tratta solo di sostituire giocatori, ma spesso di cambiare modulo, modo di stare in campo e modo di affrontare la partita e l’avversario. L’ultimo esempio, la partita dell’Allianz Stadium tra la Juventus e Sampdoria. I bianconeri giocavano col 4-3-3 e non riuscivano a risolvere la pratica blucerchiata. Quarantaquattro minuti di equilibrio totale poi la sfortuna, che a volte però diventa un’opportunità: infortunio per Miralem Pjanic. Allegri guarda gli uomini a disposizione e sceglie Douglas Costa: si passa al 4-2-3-1. Un minuto e il brasiliano trova l’assist per Mario Mandzukic: 1-0. Partita cambiata. Nel secondo tempo altri due assist dell’ex Bayern: 3-0. Partita risolta.

Concentriamoci proprio sul fantasista brasiliano. Le sue caratteristiche sono chiare: scatto incredibile, tecnica sopraffina, mancino pressoché perfetto. Gli mancava qualche cosa al suo arrivo in Italia però. Gli mancava qualche accortezza tattica, doveva ampliare un minimo il repertorio delle sue giocate, spesso ripetitive, e doveva imparare a non correre così tanto a vuoto.

Ci ha pensato Allegri ed il suo staff tecnico. Oggi Douglas Costa può essere tranquillamente schierato in un centrocampo a 4 come esterno di destra, ha imparato la fase difensiva, soprattutto segue sempre il taglio quando lo vede, fondamentale per aiutare il terzino. Non è più ripetitivo. Gioca sia a destra che a sinistra. Salta sistematicamente l’uomo da entrambe le fasce e riesce ad essere pericoloso e preciso sia coi cross che col tiro in porta. Ma ha aggiunto qualcosa, ora crossa, in maniera impeccabile, anche senza saltare l’uomo, caratteristica che gli mancava al suo arrivo in Italia. Non corre, infine, quanto all’inizio. Non insegue qualunque uomo, ma solo quelli dei quali si deve occupare, anche questo fa parte di una maturazione tattica che sta avendo.

Una cosa è sicura comunque, ogni volta che entra in campo, sia da titolare che da panchinaro, il brasiliano dimostra di essere di un livello superiore e spacca, letteralmente, le partite, risolvendole. Un’arma in più per Allegri e la Juventus.

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