Dopo i top, ora tocca anche scegliere i flop, ovvero gli allenatori che hanno decisamente deluso in questa stagione. Anche in questa occasione ne abbiamo scelti presi solo cinque, per quanto, a differenza dei top, probabilmente anche altri avrebbero meritato di essere in questa brutta cerchia.

C’è chi è retrocesso, c’è chi è subentrato ma facendo anche peggio del precedessore, c’è chi è stato esonerato anzitempo. Ne abbiamo per tutte le salse, con tutto il rispetto per chi ha fallito. Sicuramente sarà periodo di riflessione per ciascuno di loro e non è un caso che, con tutta probabilità, nessuno l’anno prossimo allenerà in Serie A, o almeno non dall’inizio.

5) Il D’Aversa bis a Parma è un fallimento

Dopo quattro anni da grande condottiero, le strade di Roberto D’Aversa e il Parma si sono divise per far posto a un disastroso Fabio Liverani. Tuttavia, il tecnico è stato richiamato dopo neanche tre mesi, complice un inizio complicato del suo successore. Risultato? Un disastro totale e retrocessione da squadra peggiore della Serie A.

D’Aversa è riuscito a fare anche peggio di Liverani, lo dicono i numeri: il primo ha collezionato 8 punti in 22 gare, il secondo 12 in 16; sono entrambi bottini miseri, ma nella miseria brilla di miglior luce l’ex Lecce. Non hanno neanche aiutato i numerosi innesti del mercato invernale, forse quasi tutti da bocciare ma per ragioni diverse e complesse. Prendere un’accozzaglia di giovani, seppur validi e promettenti, non è il massimo quando si è penultimi e senza risultati.

La chiusura della stagione è stata anche meno dignitosa dell’inizio, con l’ultimo posto a 20 punti più che meritato, visto il triste bollino di nove sconfitte nelle ultime nove partite disputate. Difatti, D’Aversa è stato appena esonerato per far posto a Enzo Maresca, la nuova scommessa del presidente Kyle Krause.

4) Il fallimento che fa più male: la Fiorentina di Cesare Prandelli

C’era tanta speranza nel ritorno a Firenze di Cesare Prandelli, lui che tra il 2005 e il 2010 aveva lasciato solo ricordi magnifici e gloriosi nella mente dei tifosi viola. Eppure, niente è andato nel verso giusto nella sua seconda esperienza in Toscana, niente di niente.

Subentrato a novembre a Beppe Iachini, Prandelli ha trovato tantissime difficoltà di ogni tipo, su tutte quelle di tipo emotivo. Lo abbiamo visto soprattutto al momento delle dimissioni, rassegnate per motivi personali nel mese di marzo durante la pausa delle nazionali. Al suo posto, è tornato proprio Iachini, che dignitosamente è riuscito a chiudere la stagione salvando la Fiorentina con tre giornate di anticipo.

Unici squarci di luce la vittoria per 3-0 allo Juventus Stadium di dicembre e l’esplosione di Dusan Vlahovic, su cui Prandelli ha puntato molto fin da subito. Poi, il vuoto assoluto. Il bilancio complessivo recita: 5 vittorie, 6 pareggi e 10 sconfitte. Forse la salvezza sarebbe arrivata comunque, ma nel dubbio, meglio il ritorno di Iachini.

3) Un disastro annunciato in partenza: il Torino di Marco Giampaolo

Dopo il fallimento totale alla prima esperienza in una big con il Milan, Marco Giampaolo sembra entrato in un loop negativo. Se con i rossoneri fece male e pagò con l’esonero dopo due mesi e mezzo, col Torino è riuscito a fare anche peggio, sebbene stavolta sia durato in panchina qualche mese in più.

Il ruolino di marcia parla di due sole vittorie in 18 partite disputate e ben nove sconfitte, numeri horror per la tifoseria granata. L’ombra della retrocessione era ormai incombente, sembrava ormai cosa fatta, visto soprattutto una reazione da parte della squadra che proprio non arrivava. La particolarità della squadra di Giampaolo era la capacità di staccare anzitempo la spina. Difatti, il Torino ha perso 23 punti da situazione di vantaggio dalla prima giornata all’esonero dell’ex Samp, col 37% dei gol subiti giunto tra il 75′ e il 90′.

Diamo a Giampaolo un unico alibi, ovvero quello di avere una squadra poco tecnica, poco affine alle sue caratteristiche. Tuttavia, il suo disastro è sotto gli occhi di tutti. Deve imparare a cambiare e a sapersi migliorare, perché altrimenti i fallimenti continueranno a piovere. Del resto, dubitiamo cambi molto in personalità, forse ciò che più gli è mancato nell’ultimo pessimo biennio.

2) Un errore costato quasi una salvezza: il Cagliari di Di Francesco

In casa Cagliari quest’anno si stava per registrare il disastro, con un incubo retrocessione durato quasi tutta la stagione, una lotta durata mesi e mesi. Per la fortuna e la gioia dei tifosi sardi, grazie ad una grande rimonta, è arrivata la salvezza finale, per giunta con due turni d’anticipo.

Non vogliamo affibbiare tutta la colpa ad Eusebio Di Francesco, fatto sta che una volta esonerato per ingaggiare Leonardo Semplici, i rossoblu hanno iniziato ad ingranare ed incanalare una serie di risultati positivi. Un caso? Ovviamente no, perché con l’ex Roma giocatori erano totalmente senz’anima, senza gioco e risultati. Aggiungiamoci che nessuno di loro era abituato alle pressioni della lotta per non retrocedere, e la frittata è fatta. Inoltre, la confusione tattica ha caratterizzato ulteriormente il girone d’andata sardo, danzando tra 4-2-3-1, 3-5-2 e 4-3-3 senza mai trovare una soluzione chiara e definitiva. Far retrocedere il Cagliari sarebbe stata un’impresa al contrario, perché la rosa rossoblu è decisamente superiore a tante delle squadre con cui ha lottato per salvarsi.

Ricordiamo ancora la conferma con tanto di rinnovo di Di Francesco da parte del presidente Tommaso Giulini al termine di Genoa-Cagliari 1-0 il 24 gennaio, per poi esonerarlo un mese dopo. Tutto estremamente strano e insolito, ma almeno Giulini ha fatto mea culpa riconoscendo il proprio errore prima che fosse troppo tardi.

1) Da eroe a massimo colpevole: il Benevento di Filippo Inzaghi

Dal record di punti in Serie B al fallimento incredibile in Serie A: la parabola discendente di Filippo Inzaghi col Benevento resterà nella storia, ma in negativo. E pensare che l’avventura nel massimo campionato stava anche procedendo bene, poi arrivò però il girone di ritorno e la retrocessione finale, con tutti i meriti del caso.

22 punti nel girone d’andata e salvezza ampiamente alla portata, 11 punti in quello di ritorno e tutto è andato definitivamente a rotoli. Gettato alle ortiche un lavoro biennale dal grande potenziale. Fa quasi sorridere che l’unica vittoria sia arrivata allo Juventus Stadium contro la Juventus per 1-0. Le decisioni arbitrali durante lo scontro contro il Cagliari non possono in nessun modo essere un alibi, perché dopo è arrivata l’occasione contro il Crotone. Risultato? Un 1-1 con tanto di pareggio giunto al 93′, disfatta figlia di immaturità e superficialità.

Saranno tempi di riflessione per Filippo Inzaghi, il quale ha ancora una volta fatto flop in Serie A. Dopo il debutto sciagurato col Milan bene fece scegliendo la gavetta col Venezia, ma poi arrivò Bologna e fu un altro fallimento con tanto di esonero. Al Benevento eccellente in Serie B, ma malissimo in massima categoria. Non è che la Serie A non è affar suo?

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.