Due squadre: il Sassuolo e l’Hellas Verona. La squadra di De Zerbi e quella di Juric stanno vivendo momenti analoghi, mantenendosi ormai alla stessa distanza dalla lotta per la salvezza e quella per le competizioni europee. Due squadre che, molto distanti dal punto di vista tattico, si trovano accomunate da uno stesso destino.

Iniziamo col dire che entrambe queste squadre hanno condotto un ottimo campionato, andando, per certi versi, oltre le aspettative di inizio stagione. Il Sassuolo dal post-lockdown si è affermata come una delle squadre più in forma ed era chiamata a confermarsi mantenendo quella media punti da Europa; l’Hellas rivelazione dell’anno scorso ha subito varie cessioni del blocco titolare (su tutti Amrabat, Rrahmani, Kumbulla, Pessina) e puntava a raggiungere, nonostante la rifondazione, anche più di una salvezza tranquilla.

All’inizio del campionato, entrambe hanno mantenuto un buon rendimento, riuscendo a vincere anche partite pesanti per proiettarsi in uno di quei 7 posti validi per un piazzamento europeo: il Sassuolo è riuscito a vincere a Napoli, il Verona a Roma contro la Lazio. 

Poi per entrambe, qualcosa sembra essersi rotto improvvisamente. 

Sassuolo: tra infortuni, luci e qualche black-out di troppo

Il Sassuolo ha chiuso il 2020 al quarto posto; da quel momento, però, in 7 partite ha raccolto 5 punti frutto di una sola vittoria (contro il Genoa) e di 2 pareggi (contro Parma e Cagliari), con 8 gol fatti e 15 subiti (media di più di 2 a partita). Ad oggi, dopo la sconfitta per 2-1 contro lo Spezia, la classifica dice ottavo posto con 31 punti, -6 dal settimo.

A dir la verità, la squadra di De Zerbi aveva approcciato molto bene la partita, trovando anche il vantaggio con una spettacolare azione corale: impostazione, come sempre, dal basso, Caputo si abbassa quasi sulla linea dei difensori per aprire gli spazi, rapido sviluppo in verticale con numero di Djuricic, poi è Obiang a lanciare lo stesso attaccante della Nazionale italiana che a tu per tu con Provedel non sbaglia. Da quel momento, tuttavia, il Sassuolo non riesce a chiuderla: un grande stacco di Erlic prima dell’intervallo regala il pari agli spezzini; nel secondo tempo ha maggiore possesso palla ma subisce il raddoppio sempre sull’evoluzione di un calcio piazzato con Gyasi che firma il 2-1 finale. Se la squadra di Italiano si conferma ormai più che una sorpresa per il campionato, il Sassuolo vede sempre più lontano il treno per l’Europa.

La squadra di De Zerbi non ha vinto nelle ultime 5 partite (non le succedeva dal Marzo 2019) e sembra, soprattutto, aver perso quella brillantezza e quell’efficacia che l’avevano caratterizzata per ampie frange del periodo post-lockdown. Una squadra che ha indubbie qualità nel palleggio, ma che, forse anche a causa delle numerose assenze, non ha la cattiveria necessaria. Senza cercare alibi, sicuramente un Caputo non in forma smagliante (comunque decisivo con 10 gol nelle ultime 10), un Boga non brillante e un Berardi recuperato da poco hanno certamente il loro peso sulla situazione attuale. 

Hellas Verona: solidità difensiva ma tanta discontinuità

L’Hellas alla fine dello scorso anno era invece in nona posizione, ma a 2 punti dall’Atalanta e ancora in piena corsa; il rendimento successivo è stato migliore della squadra di Reggio Emilia, ma con risultati analoghi. In 7 partite sono arrivati 10 punti, frutto di 3 vittorie (contro Spezia, Crotone e Napoli) e 1 pareggio (contro il Torino): i punti totali ad oggi sono 30.

Anche il Verona ha subito una battuta d’arresto, culminata con la brutta prestazione di oggi contro l’Udinese. Un primo tempo trascorso da spettatore, con il pallino del gioco totalmente in mano alla squadra di Gotti e una totale incapacità di ripartire palla al piede; nel secondo tempo le 3 sostituzioni (su tutti quella di Ilic per Lasagna) cambiano l’inerzia della partita. Ora è l’Hellas a costruire, ma senza essere efficace negli ultimi metri: non bastano due giocate di Faraoni e una brutta conclusione di Tameze, l’Udinese tiene botta e, su errore di Dimarco, va in vantaggio con una giocata di Deulofeu. Juric mette dentro anche Colley per guidare l’assalto finale, ma senza mai essere efficaci: altro errore in disimpegno, palla recuperata dai bianconeri e Deulofeu batte per la seconda volta Silvestri. Una sconfitta che pesa per come è arrivata, di fronte a una squadra che si era disposta a specchio ma con molte assenze (compreso lo stesso Pereyra rimasto negli spogliatoi all’intervallo).

Stesso destino, un passo in avanti che non arriverà mai?

Il problema ora, per entrambe le squadre, è quello di superare questo brutto momento cercando di ritrovare motivazioni. Con una buona dose di sicurezza si possono escludere entrambe dalla lotta per la salvezza, ma altrettanto sicuramente entrambe, alla prova dei fatti, si sono dimostrate con un passo inadatto al salto di qualità. Sulle menti dei giocatori, la prospettiva di giocare un intero campionato sapendo di non avere più obiettivi di breve termine può pesare, soprattutto se abbinata a infortuni e a buone prestazioni accompagnate da risultati solo modesti.

Nonostante questo entrambe queste realtà hanno dimostrato di avere degli elementi concreti da cui ripartire.

Sia De Zerbi che Juric hanno dotato i rispettivi gruppi di identità fortissime, particolarmente definite per essere piazze non abituate a grandi nomi. Il gioco di De Zerbi sta assumendo sempre più le dimensioni di un culto, focalizzato sul possesso palla e la costante proiezione offensiva; l’impostazione di Juric in stile mini-Atalanta, permette a giocatori anche modesti di risaltare e rendere oltre i propri limiti in un sistema ormai ampiamente rodato.

Inoltre, la storia degli ultimi due campionati ci permette di affermare che con certezza non si possono fare previsioni di alcun tipo: la strada sarà molto difficile, ma sia il Sassuolo che il Verona hanno ancora molto da dare al campionato.

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

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