In questi giorni è tornato in voga la parola “Superlega“. Non è passato molto tempo da quando dodici club (Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid; Juventus, Milan, Inter; Arsenal, Manchester United, Manchester City, Chelsea, Liverpool e Tottenham) annunciarono – in una notte d’aprile – la creazione di una nuova e – soprattutto – esclusiva competizione. Al progetto toccò però la sorte dell’isola Ferdinandea: nata e morta in meno di 24 ore. A destare la retromarcia di Florentino Perez e soci furono, da un lato, la rivolta dei tifosi (specialmente quelli inglesi) che si dimostrarono contrari ad un sistema orfano del valore della meritocrazia, dall’altro, la minaccia di pesanti sanzioni da parte della UEFA. Fu inoltre curata malissimo la parte della comunicazione. Ciò destò un enorme stupore, vista la mole di denaro da investire nella nuova competizione che avrebbe dovuto spodestare al trono delle Coppe la Champions League.

Un sistema calcio saturo

Certamente il format aveva dei profili critici, come ad esempio la permanenza fissa dei club fondatori nella competizione, ma aveva anche dei profili vantaggiosi, come la distribuzione di nuovo capitale per le squadre partecipanti. Alcuni potrebbero dire che il calcio non deve piegarsi al denaro. Il problema è che tale monito risulterebbe anacronistico, in quanto il calcio si è già piegato al denaro; ed il sistema attuale non ha nessuno strumento idoneo a colmare il gap creatosi tra una cerchia ristretta di squadre ed il resto dei club.

Tuttavia, con la sconfitta della Superlega, è passato un messaggio sbagliato. La UEFA ha tentato di passare per il santo salvato dal martirio. Invece, così non è. Il sistema è ormai saturo. Il meccanismo del Fair Play Finanziario che – ab origine doveva limare le disparità tra i club – le ha solamente accentuate. La crisi dovuta al coronavirus ha solamente accelerato il processo.

I problemi del calciomercato di oggi

FIFA e UEFA, inoltre, non stanno provando in modo alcuno a porre un freno a questa deriva del calcio europeo. Il mercato, ad oggi, è fuori controllo, essendo diventato quasi un monopolio. Club più ricchi ed agenti spostano come meglio credono gli equilibri delle squadre europee. Non esiste un tetto massimo salariale, non esiste un tetto massimo alle commissioni degli agenti, non esiste una tutela per i club che rischiano di perdere a zero giocatori, che loro stessi hanno consacrato. Eppure, per rientrare nei parametri del FPF, serve fare plusvalenze in bilancio. È evidente come questi due ultimi enunciati presentino dei punti di attrito.

Il calciomercato – ad oggi – è diventato un circolo vizioso, dove vince chi offre lo stipendio e la commissione più alta, dove a farlo sono sempre gli stessi. Il PSG è l’emblema di tutto ciò, Questo meccanismo ha ovviamente innescato altre dinamiche. A cifre così alte, i club medio – piccoli sono diventati veri e propri vivai di lusso, dove il gioiello di turno viene immediatamente venduto al prezzo più alto possibile, dove nessuno può essere atteso per più di un anno. O si è subito una stella o si diventa una meteora.

Il mondiale ogni due anni

Dulcis in fundo, la FIFA – che aveva provato in primavera ad intavolare una mediazione tra UEFA e SuperLega – ha da poco proposto l’idea di disputare il Mondiale ogni due anni. Già le pause nazionali sono mal congeniate ed impongono turni infrasettimanali e tour de force che hanno come conseguenza – necessaria ed inevitabile – l’aumentare degli infortuni, aumentare gli impegni vorrebbe dire diminuire la durata di carriera dei calciatori. È fin troppo vero quanto detto da Courtois sulla finale terzo e quarto posto della Nation League. “Non si preoccupano per noi giocatori, pensano solo alle loro tasche”.

Inoltre, reiterare questa competizione la priverebbe della loro bellezza intrinseca, che risiede nell’unicità. Il Mondiale dell’anno X non sarà mai come il Mondiale dell’anno X + 4. Potrebbe esservi un intero ricambio generazionale in mezzo. S’è vero che il calcio è dei tifosi e che va ascoltato anche il loro sentimento, non si può far diventare abitudinario un evento straordinario. Chissà cosa ne penserebbe Rimet! Il progetto, comunque, attualmente non avrebbe trovato nemmeno l’appoggio della UEFA.

Il ritorno della Superlega

Ad ogni modo, il progetto della Superlega, di recente, si è dimostrato pronto a riemergere dagli abissi in cui per ora riposa. Come riportato dalla radio spagnola Cadena Ser, questo ritornerebbe, ma con delle varianti. L’accesso sarebbe più libero e verrebbe eliminata la regola dei posti fissi. La battaglia, però, starebbe continuando anche sul fronte legale. Infatti, mentre la UEFA non ha affondato il colpo, sanzionando i club fondatori e graziando gli altri partecipanti al soggetto, la Superlega – secondo quanto riporta il Financial Times – vorrebbe intentare un’azione legale contro UEFA e FIFA.

L’accusa sarebbe quella di aver infranto le regole sulla concorrenza nell’Unione Europea, avendo creato – de facto – un monopolio. Per andare ancora più nel dettaglio: si tratterebbe di abuso della posizione dominante. In base ad i documenti del tribunale in possesso del Financial Times, A22, la società iberica che rappresenta i club della Superlega, vuol chiedere alla Corte di giustizia europea di valutare se l’Uefa può continuare col il suo operato di organo regolatore e sanzionatore, capace di influire in maniera così intensa sui club.

Contrariamente ad altri mercati delle competizioni sportive, Uefa e Fifa mantengono e – riporta AGI.itdifendono strenuamente una posizione monopolistica nel calcio europeo che va contro il diritto della concorrenza, nonostante gli sforzi di altri operatori per accedere al mercato“. Il mondo del calcio europeo è in fermento. Chi la spunterà alla fine?

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, nel 2021 si laurea in giurisprudenza. Ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore". Attualmente frequenta un master presso la 24OreBusinessSchool.