La crisi economica post Covid-19 non risparmierà il mondo del calcio

Gianni Infantino

Con una parte considerevole del globo in lockdown a causa del Covid-19 è inevitabile che si cominci a parlare anche della recessione economica che farà seguito a questo periodo. Anche il mondo del calcio, costretto inevitabilmente ad uno stop forzato quasi ovunque, si sta interrogando sulla portata della crisi, senza risparmiarsi qualche preoccupazione per una situazione senza precedenti.

Quello che si sta affrontando è, infatti, un unicum per il mondo del pallone. Nel periodo della “Grande Recessione” del periodo 2008-2012 le perdite economiche dei club erano state molto relative. Al contrario, a differenza delle tendenze dei PIL dei vari stati, molti dei maggiori club europei riuscirono ad ottenere addirittura degli aumenti nei ricavi (+10% stando ad una statistica Deloitte).

E se allora furono soprattutto i club delle serie minori – come spesso accade – a pagare i prezzi maggiori, stavolta è tutto il sistema a temere perdite eccessive. Con un ticketing nullo e ricavi da marketing e diritti tv che si prospettano in netta caduta, tutte le federazioni sono chiamate a delle profonde riflessioni.

Le prime avvisaglie

Le difficoltà a livello economico si stanno già cominciando a far vedere. Ha fatto discutere il caso dell’Anderlecht, che ha annunciato nei giorni scorsi il licenziamento del vice allenatore Par Zetterberg. Nel comunicato pubblicato in merito alla decisione, il club belga ha addotto tra i motivi proprio “la significativa perdita di entrate dopo la fine del campionato“.

Non è un caso che nei maggiori campionati si stia cominciando a parlare di tagli di stipendi in caso di una fine anticipata della stagione calcistica. Il tema è sul tavolo delle varie federazioni, che in questi giorni si preparano ad incontrare le varie associazioni di calciatori. In Italia si parla di un taglio del 20-30%, così come in Spagna e in Inghilterra.

Ma se i club maggiori possono contare, almeno sulla carta, di riserve di liquidità più consistenti, non è lo stesso per le squadre economicamente più deboli. Emblematico è il caso delle serie minori italiane, in cui alla situazione attuale vanno ad aggiungersi problemi strutturali che vanno avanti almeno da due decenni.

Portavoce della preoccupazione di molti proprietari è stato il presidente della Casertana Giuseppe D’Agostino, che ha dichiarato di non essere riuscito a pagare gli emolumenti entro il termine previsto del 16 marzo. “Purtroppo lo stato di emergenza creato dal Covid-19 ha rappresentato un colpo di immani proporzioni per tutte le realtà commerciali“, ha detto. E sono proprio queste realtà commerciali, cuore del tessuto della piccola-media impresa italiana, quelle su cui si reggono molti club attraverso investimenti diretti o sponsorizzazioni.

La preoccupazione e l’appello della FIFA

Le preoccupazioni per il sistema calcio nel suo complesso riguardano anche il pericolo licenziamenti. Ed oltre ai calciatori, i primi a soffrirne potrebbero essere proprio tutti quegli elementi di contorno come gli staff tecnici, proprio come nel caso dell’Anderlecht sopracitato.

Negli ultimi giorni, attraverso una serie di dichiarazioni anche il presidente della FIFA Gianni Infantino ha preso posizione. Il numero uno del calcio mondiale non ha nascosto i rischi dell’attuale situazione Covid-19 in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport: “Stiamo andando verso la recessione. Serve una valutazione dell’impatto economico globale“.

Tuttavia, Infantino ha approfittato del momento per tracciare una strada comune in vista di una futura ripresa, che deve andare nella direzione di un calcio più “sostenibile, con meno squadre e con meno partite”. L’appello è soprattutto rivolto ai grandi club: “Quantifichiamo i danni, vediamo come coprirli, facciamo sacrifici ripartiamo. Non da zero, siamo privilegiati. Ma salviamo tutti assieme il calcio da una crisi che rischia di essere irreversibile“.


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