Molto spesso sui giornali e su internet sentiamo parlare, quasi sempre, delle grandi gesta dei soliti nomi roboanti che vestono le maglie delle big di Serie A, lasciando in secondo piano giocatori che lavorano per anni in sordina, magari vestendo maglie di club che non puntano propriamente ad un piazzamento europeo, ma che se chiamati in causa sanno farsi trovare pronti.

In questa stagione, è il caso di Dusan Vlahovic, numero 9 della Fiorentina che in queste 27 giornate ha collezionato 12 reti assieme a prestazioni di livello, creando e sfruttando il giusto binomio tra strapotere fisico e velocità, che si materializzano nel terzo gol segnato contro il Benevento, quello che di fatto ha ufficializzato la tripletta per il serbo, in cui troviamo un mix perfetto tra difesa della palla, rapidità nel condurla e potenza con la quale gonfia la rete da circa 20 metri, riuscendo anche a spazzare via critiche, molte volte, inutili e troppo affrettate.

Fretta che, al contrario, il serbo non ha avuto, lasciando tempo al tempo, militando per qualche anno nel Partizan, squadra della sua città natale, per poi firmare con la viola, nell’affare che ha visto approdare nel capoluogo toscano anche Milenković, suo compagno a Belgrado, in una trattativa conclusa nel Luglio 2018, mese in cui Vlahovic si è messo subito a lavoro, con l’obiettivo di far vedere quel potenziale che, già dai primi giorni, gli si attribuiva.

Dalla Primavera alla Serie A

Arrivato a Firenze, Vlahovic ha giocato interamente la stagione 18/19 con la Primavera, timbrando ben 19 reti sotto lo stupore generale, segnando in ogni modo possibile: contro il Chievo U19 doppietta di destro, contro l’Udinese U19 su rigore, da punizione e di sinistro contro il Napoli U19 e di testa contro il MilanU19, mettendo a segno anche gol pesanti, come quello siglato contro l’Inter U19 che ha di fatto lanciato la Fiorentina in finale di #PrimaveraTimCup.

La stagione 19/20 è stata quella dell’approdo nel calcio dei grandi, facendo il suo debutto al Franchi contro il Napoli e mettendo a segno in tutto l’arco del campionato 6 reti in Serie A, anche contro avversari di un certo calibro come Inter e lo stesso Napoli, assieme a 2 reti in Coppa Italia contro il Monza, mandando un forte segnale alla concorrenza e facendo capire di essere pronto per caricarsi l’attacco viola sulle spalle.

Con una campagna acquisti che ha visto la Fiorentina privarsi, negli anni, di giocatori fulcro della manovra viola, come Chiesa e Veretout per citarne due, Dusan ha sempre allontanato ogni voce di mercato, parlando poco in sala stampa, preferendo comunicare sul campo sia della domenica, ma anche su quello di allenamento.

Una consacrazione (quasi) completa

La stagione corrente ha visto sbocciare il gioiellino in casa viola, che fino a questo momento è nella top 10 dei marcatori del nostro campionato, nonostante una stagione altalenante della Fiorentina, ancora nella colonna di destra della classifica.

Vlahovic fino ad ora, è stato il centro di gravità, oltre che delle reti viola, anche delle critiche, complice il fatto che le vittorie passano dai gol, e chi deve farli è, per definizione, l’attaccante, proprio il numero 9 in questione, dimenticandosi però degli altri milioni di motivi per i quali si possono perdere le partite, primo tra tutti una difesa, spesso, troppo incerta.

Serve ricordare un dato ai meno attenti: Vlahovic ha 21 anni appena compiuti, è quindi un classe 2000 ed è bersagliato da troppi malcontenti e, come detto anche per Tonali in un mio precedente articolo, non tutti si chiamano Kylian Mbappé o Erling Håland che si affermano in tempi record, ancora prima dei vent’anni, ma ognuno ha bisogno del suo tempo, non essendoci nessun limite d’età per sbocciare definitivamente nel calcio che conta.

Il numero 9, in queste stagioni tra Primavera e Serie A, è cresciuto tanto, sia a livello fisico che di approccio alle partite, sotto l’ala di campioni esperti come Ribéry, per il quale il serbo ha voluto spendere dolci parole di ringraziamento dopo la tripletta in trasferta contro il Benevento, con le quali sottolinea come l’ex Bayern Monaco lo supporti sempre, sia in campo che fuori.

La crescita di un giovane non deve essere per forza rapida, ma progressiva, tenendo conto di ogni minimo miglioramento. Il lavoro da fare per Vlahovic è ancora molto, la Fiorentina coccola il suo piccolo diamante, che nei prossimi anni, potrebbe fare la differenza in maniera esponenziale, a patto che venga fatto un mercato all’altezza, senza svendere i propri gioielli, e che il serbo non bruci la fiducia datagli dall’allenatore.

La storia di Vlahovic è l’esempio calzante che il duro lavoro paga sempre, ma adesso deve realmente far capire se è solamente un periodo di forma, oppure stiamo assistendo alla nascita di un 9 moderno, che può diventare davvero interessante in panorama europeo.

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