La cessione di Godin: Inter, non è meglio pensarci?

Analizzando il titolo di questo articolo si potrebbero pensare e dire tante cose. In generale, quando si va a valutare un calciatore, trovo sia sempre giusto tentare di andare nel dettaglio per cercare di capire esattamente cosa ci si attendeva da quel calciatore, cosa quello stesso interprete poteva dare alla squadra ma, soprattutto, se era adatto per quel determinato tipo di allenatore che utilizza quel determinato modulo, senza dimenticare come ultimo fattore la convenienza in fase di calciomercato dal punto di vista economico di tale investimento. Diego Godin, andiamo.

Godin, un affare a parametro zero?

Diego Godin all’Inter, è inutile girarci attorno, fino ad ora è stata una delusione. I motivi? Assolutamente più di uno e non tutti imputabili all’uruguaiano. Partiamo dalla fine dell’elenco di qui sopra, ossia dall’occasione dal punto di vista finanziario in sede di calciomercato: Godin a parametro zero aveva tutti i crismi per essere il colpo dell’anno. Riuscire a prelevare uno dei migliori difensori centrali degli ultimi anni, capitano e bandiera di Uruguay ed Atletico Madrid, in grado di saper trascinare i compagni di squadra e con grande esperienza internazionale era sicuramente una ragione più che valida per spingere l’Inter ed Antonio Conte ad acquistare il Faraone, battendo la concorrenza di molti club.

In questo, però, non è stato considerato un altro aspetto fondamentale che ha difatti contraddistinto la carriera di Godin, ossia il modulo con cui ha giocato per tutta la sua permanenza all’Atletico Madrid ed in nazionale con l’Uruguay, senza dimenticare che si tratta di un investimento dove non vi sarà un ritorno considerato che Godin ha già 34 anni e si appresta ad andare verso la fine della sua carriera.

La differenze fra difesa a 3 e difesa a 4

Il 34enne di Rosario infatti è sempre stato abituato a difendere con un modulo a 4, ossia composto da due difensori centrali e due terzini, il che comporta sicuramente una minore distanza da coprire sul terreno di gioco, meno responsabilità di iniziare l’azione da dietro tramite i due difensori centrali e soprattutto garantisce maggiore copertura e meno rischi in campo aperto, sfruttando la teorica velocità dei due terzini.

In una difesa a 3 cambia proprio il concetto base su come difendere, la copertura in generale degli spazi e anche il far girare il pallone dalle retrovie. Parliamoci chiaro, Godin si è sempre contraddistinto per le sue capacità di marcatura e la sua grande prestanza fisica nell’uno contro uno, un po’ come Skriniar. Cosi come lo slovacco, collocato sul centro-sinistra, anche l’uruguaiano messo sul centro-destra ha faticato e non poco, dovendo coprire grandi porzioni di campo e essere in grado di impostare il gioco, oltre a dover giocare molto più d’anticipo di quanto facesse prima come difensore centrale in una difesa a 4, dove il suo fondamentale compito era quello di spazzare tutte le minacce in area e eventualmente scaricare il pallone sui terzini, maggiormente dotati tecnicamente.

Diego Godin: un Vidic 2.0?

I tifosi dell’Inter si attendeva tanto, forse troppo da Godin, il quale non ha entusiasmato i tifosi con grandissime prestazioni (se non alcune come col Borussia e con il Milan) e che sta avendo tuttora delle difficoltà ad integrarsi nella difesa a 3. La sua parabola ricorda molto quella di Nemaja Vidic, arrivato come salvatore della patria quando sulla panchina dell’Inter vi era Walter Mazzarri ma che poi, a causa del cambio dalla difesa a 4 in quella a 3, non è riuscito a rendere come ci si attendeva ed è per questo che forse è meglio, sia per Godin che per l’Inter, una separazione.

Questo dimostra come spesso non sia importante il nome che si va ad acquistare se poi non lo si mette a suo agio nel rendere in campo, quanto sia più fondamentale che mai acquistare giocatori funzionali al progetto ed in grado di integrarsi sin da subito, per evitare cattive sorprese e rischiare di macchiare il ricordo di carriere grandiose.

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Amante di Inter e del calcio in tutte le sue forme, Classe 1995, redattore di Novantesimo. Come la squadra che ama, si sente un po' pazzo anche lui a volte. Telecronista per Sportube e Helpdesk per BonelliErede. Hobby? Videogiochi, serie tv e libri.

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