Juventus, Vialli: “Buffon non andava espulso”

Gianluca Vialli

La rocambolesca eliminazione della Juventus dalla Champions League per mano del Real Madrid sarà oggetto di discussione per tanto tempo.

L’ex attaccante dei bianconeri Gianluca Vialli, vincitore della Champions con la Juve nel 1996, ha rilasciato una lunga intervista ai colleghi del Corriere.it. Queste le sue parole: <Quella della Juventus è stata una partita epica, una rimonta impossibile. Credo che un giocatore in quel momento stia compiendo un’impresa e pensi: ora non mi ferma più nessuno, sto eliminando i campioni, i più forti. Ora porto a casa la Coppa. Credo che, anche per questo, alla fine sia prevalsa la sensazione di aver subito un’ingiustizia».

Il rigore c’era?

«Sapere che esiste la Var e vedere quarto e quinto uomo immobili, mi è sembrato di tornare indietro anni luce. Ma il discorso è articolato: l’arbitro Oliver è inglese, lo conosco e dico che è al di sopra di ogni sospetto. Ed è vero, però, che il calcio in Inghilterra non abitua gli arbitri a certe pressioni. Da quel che ho visto, credo di poter dire che in quel momento Oliver avesse sull’azione una visuale diversa, forse migliore, rispetto a quella di Gigi».

La VAR avrebbe cambiato qualcosa? 

«È uno strumento in più e già per questo sembra utile. Ma anche con la Var sarebbe stato impossibile dare un giudizio insindacabile sull’entità del contatto tra Benatia e Lucas Vazquez. Una volta rivista l’azione decide comunque un arbitro».

Lei si sarebbe buttato? 

«Io ho sempre cercato di aiutare l’arbitro, dunque se c’era un fallo glielo facevo vedere. Non simulavo, ma cercavo di fargli vedere cosa era successo».

Cosa ne pensa della reazione di Buffon? 

«Gigi è un campione, la sua è stata una reazione umana, istintiva, non tocca certo a me giudicare. Mi è dispiaciuto che sia stato espulso, per molti motivi».

Cosa intende? 

«Una partita già epica avrebbe regalato un’emozione in più: un duello alla Mezzogiorno di Fuoco. Cristiano Ronaldo sul dischetto, Gigi sulla linea di porta».

Sorteggio fortunato per la Roma? 

«È una doppia sfida tra due squadre in forma che non hanno nulla da perdere. Per i giallorossi uno stimolo in più sarà la voglia di cancellare la sconfitta nella finale di Coppa Campioni, il 30 maggio 1984, all’Olimpico»

Perché le inglesi non vincono in Europa nonostante il loro florido mercato? 

«Perché, da bravi isolani, sono convinti che sia più importante vincere la Premier, poi la FA Cup, quindi la Champions».

Quale sarà la reazione della Juve? 

«Si capirà subito dalla sfida con la Sampdoria, squadra difficile da affrontare. Ma la Juve ha gli attributi, sa reagire a situazioni psicologicamente difficili».

Le piace Giampaolo?

«Molto, da sampdoriano spero resti a lungo sulla panchina blucerchiata. Sa come far giocare le sue squadre e dà ai giocatori nozioni che, in caso di cessione, sono una garanzia anche per il nuovo allenatore».

Vialli avrebbe preferito fare l’attaccante per Sarri o Allegri?

«Sarri è un genio, ma sarebbe stato un po’ troppo per un giocatore come me abituato a uscire dagli schemi. Allegri è bravissimo a lanciare un gioco valorizzando al massimo le potenzialità di tutti i giocatori dei quali dispone».

Venderebbe Dybala per 150 milioni?

«Spero che Dybala resti e possa diventare un simbolo della Juve, come lo è stato Del Piero. Poi mi piacerebbe vedere un centravanti italiano alla Juve, ovviamente solo quando sarà finito il ciclo di Higuain, che è fortissimo. Al momento vedo solo Belotti del Toro».

Belotti può essere il suo erede? 

«Difficile dirlo, nella mia carriera ho cambiato spesso posizione in attacco. Però sì, gioca molto per la squadra, appena può la mette dentro. Poi corre come corro io. (Pausa). Come correvo io».

Vialli, a 53 anni, come sta?

«Bene, sto riprendendo il mio peso forma». E si è appena seduto a tavola, «I would like to order, please/posso ordinare, per favore?».

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