La Juventus stecca ancora e con questa diventano 10 partite senza vittoria nei 90 minuti su 24 disputate. Un dato che si aggrava se si considerano le gare vinte che hanno lasciato comunque vari strascichi negativi.

Così non va

La prima cosa che colpisce nella Juventus è l’atteggiamento passivo sia in campo sia nella testa dei giocatori. I bianconeri giocano nella speranza della giocata del singolo ma senza contribuire con il collettivo, elemento che nella Juve di Allegri è stato fondamentale. Quello che si è visto a San Siro è stata un Inter nella norma che nonostante non sia riuscita a pungere con i soliti Lukaku, Lautaro Martinez e Hakimi è stata comunque in grado di vincere senza mai soffrire tornando a casa con un 2-0 che sta addirittura stretto. Una difesa attenta, i metri di spazio attorno a Brozovic e l’esplosività di Barella hanno annientato senza storie la solita Juve pigra, lenta e macchinosa.

Il problema è a monte

Tatticamente la Juventus è una squadra prevedibile e perseverante negli errori commessi. Il centrocampo è il solito anello debole, le prestazioni pessime e la completa incapacità di stare in campo con Bentancur spesso lontano anni luce dalle mezzali hanno favorito lo strapotere di Barella, la “garra” di Vidal e la qualità di Brozovic. La Juve si ritrovava spesso a rincorrere com’era di fatto già successo con il Milan: tra una difesa molto bassa come quella di ieri e una metà campo disastrosa, nel mezzo c’è un reparto offensivo avversaria con ampia licenza di attaccare e fare male.

Ma accantonando la questione tattica, l’impressione è che l’inesperienza generale stia creando problemi da cui è difficile emergere. Prima di tutto Andrea Pirlo. Da alcune dichiarazioni dove elude i problemi di campo limitando tutto alla fame dei giocatori fino al quasi mutismo a bordocampo dimostrano già i primi, sacrosanti ma evidenti, sintomi di inesperienza. Se poi ci aggiungiamo scelte discutibili, la situazione comincia a farsi seria: panchinare Artur, McKennie e Kulusevski in una partita del genere rasenta la follia, soprattutto viste le alternative che scendono in campo. Ecco, altro punto focale della discussione. Siamo sicuri che la rosa della Juventus sia stata costruita in maniera sensata? Se l’acquisto di Chiesa può essere giustificato dalla collocazione tattica, l’assenza di una riserva di Alex Sandro, dei ricambi in difesa e soprattutto di un centrocampo all’altezza sono le solite lamentele dei tifosi bianconeri che vengono sempre “rimandate alla prossima sessione di mercato”.

Centrocampo: livello basso o situazione penalizzante?

Prendiamo per esempio la coppia Bentancur e Rabiot. Contro l’Inter a fatica raggiungono la sufficienza in due e qui non ci piove. Ma siamo sicuri che nelle giuste condizione, con un allenatore di ruolo e con un’idea precisa non possa avere una nuova linfa? Ricordiamoci sempre che l’uruguiano fu uno dei protagonisti della stagione 2018-2019 con 31 presenze da campione d’Italia in una collocazione completamente diversa rispetto a quella attuale. Così come il francese che nella seconda metà di stagione era diventato un valore aggiunto per Maurizio Sarri e ogni qualvolta che gioca con la Nazionale francese riesce ad esprimere il suo potenziale.

Possono anche essere due esempi completamente sbagliato per alcune persone, è innegabile come il livello qualitativo del centrocampo bianconero sia precipitato dai tempi di Vidal-Marchisio-Pirlo-Pogba ad oggi e di quanto sia importante avere una spina dorsale di livello per ambire a determinati risultati. Ovvietà che però sono mancate quest’estate quando si andava a cercare di rinforzare tutti i reparti tranne la metà campo. Con i risultati che oggi si vedono.

Soluzione in corso o rifondazione a giugno?

Ora la Juventus dovrà affrontare i restanti mesi nel miglior modo possibile. Innanzitutto il trofeo in palio col Napoli potrebbe rendere meno amara una stagione che non sarebbe comunque giustificata da una Supercoppa. Detto questo, è impensabile un esonero di Pirlo quantomeno quest’anno così al momento sembrano difficili da ipotizzare grandi cambiamenti societari. Senza dubbio Agnelli dovrà farsi delle domande a fine anno alla luce di ciò che è stata la stagione bianconera e cercare di ripartire mettendo sotto esame non solo la rosa, ma tutto ciò che ruota intorno, piani alti compresi.

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