L’attaccante della Juventus Gonzalo Higuain ha parlato del momento dei bianconeri in vista della sfida ai quarti di finale di Champions League contro il Barcellona.

Queste le sue parole ai microfoni di El Mundo“Da tanti anni il Barça è nell’elite del calcio mondiale, ma noi siamo pronti per affrontarlo. Dobbiamo avere fiducia in noi stessi, sappiamo di poter superare il turno. Messi? E’ sempre il migliore al mondo, ma noi giocheremo due partite alla morte. Porterò un tocco di madridismo al Camp Nou? Tutti conoscono l’affetto che provo verso il Real, ma ora gioco per la Juve. E’ una partita speciale semplicemente perché vincere potrebbe darci grande fiducia. La scelta della Juve? Quando ho firmato per questa squadra sapevo già ciò che era, per gli obiettivi che aveva e per ciò che ha vinto anno dopo anno. E ora posso dirlo, è un club simile al Real Madrid. Sono stato felice in ogni squadra in cui ho giocato e lo sono qua, ho la certezza di aver preso la decisione giusta. La pressione su di me? C’è e mi sta bene. Io prendo le critiche con naturalezza, convivo con la pressione da quando avevo 18 anni. Se ho pianto per il calcio?Si, di gioia e di tristezza. Ho pianto quando ho lasciato Madrid, ma anche Napoli. Lascio sempre grandi affetti nei posti dove gioco. Partire da entrambe le città è stato qualcosa di molto triste. Il rapporto con Cristiano Ronaldo? Non ho mai detto che avevamo un rapporto difficile, anche perché altrimenti non avrei giocato tre anni con lui. Era normale, cordiale. L’intesa con Dybala? Funziona, non lo conoscevo ma il fatto che è argentino mi ha aiutato. Abbiamo creato un’amicizia speciale e in campo si nota. Dybala al Real? Quello che posso dire è che è giovane e se vuole può avere una carriera meravigliosa davanti. Deve scegliere lui il suo destino. Un successo di prestigio con l’Argentina o in Champions? Spero che possa arrivare quest’anno, anche se ci è toccato un rivale difficile. Torino? E’ una città che ti dà ciò che promette. Ciò che mi ha colpito è il rispetto dei tifosi. Ti fermano per strada, ma capiscono che il calcio è solo un lavoro come un altro”.

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